Intervista a Nastasha Alli, vincitrice Food Sustainability Media Award 2018

Intervista a Nastasha Alli, vincitrice Food Sustainability Media Award 2018

27 Dicembre 2018

Intervista a Nastasha Alli, vincitrice Food Sustainability Media Award 2018

Un'intervista con Nastasha Alli, vincitrice Food Sustainability Media Award 2018 per lacategoria Written Unpublished.



Com’è nata l’idea per l’articolo? Che cosa ha suscitato il tuo interesse?

Visito regolarmente le Filippine per registrare interviste per il mio podcast. Durante uno dei miei viaggi ho cominciato a chiedermi da dove provenisse il pesce essiccato che si consuma in grande quantità nel mio paese natale. Ho conosciuto gente della mia età che lavora nell’industria ittica. Ero affascinata dal fatto che queste persone potessero scegliere di lavorare in città e che invece si dedicassero ad aiutare le comunità locali di pescatori. Il cibo è stato il punto di partenza che mi ha condotta a esplorare le altre questioni affrontate nell’articolo, come lo sovrasfruttamento delle risorse ittiche. Mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire con quale rapidità si sta facendo sentire il declino del settore alieutico tra le comunità locali nelle Filippine.

All’inizio dell’articolo presenti la colazione tipica delle Filippine per poi domandarti come potrebbe cambiare a causa della pressione sui pesci e sulla pesca. Un incipit davvero avvincente. Per sentirci parte del problema, o della soluzione, quanto è importante che le problematiche legate al cibo vengano percepite come una questione che ci riguarda personalmente?

È molto importate perché è questo che porta le persone a rendersi conto dell’urgenza della situazione e che le spinge ad agire. Il cibo è un ottimo modo per mostrare l’impellenza del problema. A Toronto, dove vivo, si possono incontrare persone di tutto il mondo. Se ne possono conoscere le storie e le tradizioni culinarie e persino assaggiare alcune delle loro specialità. Stabilire un legame personale porta la gente a preoccuparsi di cose in apparenza molto distanti. È difficile pensarsi come parte della soluzione, ma ricondurre il problema agli aspetti della vita quotidiana consente di renderlo meno astratto,  indipendentemente dalle nostre origini.

Ti sei sempre interessata di sostenibilità alimentare? Se sì, com’è nato questo interesse?

A essere sincera, tutto è cominciato circa tre anni fa dopo che ho lanciato il mio podcast sulla cultura alimentare nelle Filippine. Ho avviato questo progetto perché adoro ascoltare programmi sul cibo, ma non ce n’era nessuno sul mio paese. Quando ho cominciato a esaminare prodotti come il cacao o il caffè, sono venuta a conoscenza delle difficoltà con cui produttori e agricoltori sono confrontati. A volte era semplicemente qualcosa che avevano menzionato, ad esempio che non pioveva da due mesi. È in queste circostanze che il mio spirito da giornalista si mette in moto: piccoli frammenti di informazione fanno sorgere grandi domande.

Ritieni che le problematiche relative alla sostenibilità alimentare ricevano una copertura mediatica adeguata?  Che ruolo pensi possano avere i giornalisti nell’affrontare le sfide che riguardano i nostri sistemi alimentari?

C’è tuttora una differenza nel modo in cui le questioni della sostenibilità alimentare vengono trattate dai media in Occidente e nei paesi in via di sviluppo, in particolare nelle Filippine. Qui se ne comincia a parlare sempre di più e ho avuto l’occasione di scrivere per un sito di notizie online di nicchia. Il ruolo del giornalista è quello di informare e di trasmettere l’urgenza di tali problematiche, soprattutto per quanto riguarda l’impatto dei cambiamenti climatici sulle comunità locali di agricoltori.

Per fare un esempio, l’isola di Siargao è una meta molto gettonata dai surfisti e si riempie di visitatori per le competizioni internazionali Ma la quantità di cibo necessaria è di gran lunga superiore a quanto gli agricoltori locali possono produrre, quindi sono costretti a importare riso, ecc. Le spiagge delle Filippine attirano molti turisti, ma cosa mangiano quando sono lì? Come si sensibilizza la gente e come le si dà l’opportunità di sostenere i prodotti coltivati localmente?

 Quali sono i principali ostacoli che incontrano i giornalisti che scrivono su tali argomenti?

Per me personalmente è una questione di risorse. Per altri, di spazio per far ascoltare le proprie storie. Ho esaminato a fondo queste problematiche negli ultimi tre anni e lo sto facendo da freelance, a spese mie. Il tempo e le risorse finanziarie costituiscono ogni giorno una sfida.

Vedo molti postare su Facebook o Instagram storie di luoghi che hanno visitato, brevi interviste e video. È interessante perché ritengo che sia necessario che i media affrontino la questione della sostenibilità alimentare in maniera molto più approfondita. Mettere in contatto giornalisti e persone sul campo che vivono sulla propria pelle questi problemi potrebbe consentire di trovare uno spazio per sviluppare e districare le complessità di queste storie. Occorre reggerne le fila e definire nuove possibilità.


Puoi raccontarci qualcosa della tua esperienza dopo la vittoria dell’Award?

Certamente. Sono tornata dalla cerimonia di premiazione a Milano solo qualche giorno fa, l’esperienza è andata ben oltre la mia immaginazione. La parte più emozionante è stata partecipare alla conferenza e ascoltare gli oratori. È stato molto bello anche incontrare lo staff della Fondazione BCFN. Vedere che grandi organizzazioni sono impegnate a mettere in evidenza queste problematiche è straordinario. Il momento più significativo per me è stato però l’incontro con i finalisti del concorso BCNF Yes! per giovani ricercatori e scienziati. Sentire quanto impegno hanno profuso nel loro lavoro, ad esempio per dare maggiore sicurezza alimentare alle comunità, fornire accesso a cibo più sano ecc., è stato davvero il culmine dell’esperienza.

Il tema generale della conferenza era che se si riesce a fare sentire il pubblico personalmente coinvolto, il resto viene praticamente da sé. La chiave sta nel dare al problema una dimensione personale.  Come si fa in modo che il lettore senta la necessità immediata di reagire?


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Che cosa prevedi di fare in futuro, continuerai a dedicarti alla sostenibilità alimentare? Hai intenzione di trattare altre tematiche correlate?

Ho in programma di tornare nelle Filippine ogni anno per continuare il mio podcast. È davvero fantastico potersi dedicare a temi come l’allevamento, l’agricoltura e la tutela delle tradizioni culinarie regionali. L’industrializzazione dei sistemi alimentari sta portando alla scomparsa delle specialità locali.  Inoltre, sono entusiasta di poter partecipare alla sessione di formazione della Thomson Reuters Foundation e di esplorare più approfonditamente i media audio e i nuovi canali. Sembrano un ottimo modo per catturare l’attenzione e far sentire le persone direttamente coinvolte.

Articolo di Zeina Najjar 

Leggi qui l’articolo di Nastasha e visita il sito del Food Sustainability Media Award

Questo articolo è stato originariamente pubblicato da www.trust.org  

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