Far tacere le ideologie e il proprio ego

Far tacere le ideologie e il proprio ego

14 Giugno 2018

Far tacere le ideologie e il proprio ego

L'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile ci obbliga ad affrontare all'unisono i temi della sicurezza alimentare, della nutrizione e dell'agricoltura. Questo approccio farà da volano per migliorare gli sforzi di raggiungimento di tutti gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG). Per evidenziare i nessi tra alimentazione e obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) è stato creato il Food Sustainability Index, nato dalla collaborazione tra l'Economist Intelligence Unit e la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition, uno strumento che classifica 34 Paesi in base alla sostenibilità del loro sistema alimentare, esaminando svariati indicatori che si intersecano tra agricoltura, alimentazione e salute.


È infatti fondamentale riuscire a superare definitivamente il vecchio approccio in cui i temi dell'agricoltura, dell'alimentazione e della salute sono compartimenti stagni non comunicanti tra loro. È tempo di cambiare radicalmente paradigma: i responsabili decisionali in tutto il mondo devono finalmente rendersi conto che gli attuali sistemi alimentari — a livello globale e locale — non funzionano, perché non riescono a sfamare con alimenti sani un terzo delle donne, degli uomini e dei bambini del mondo, che soffrono di una o più forme di malnutrizione.

La fame nel mondo è ancora in aumento, nonostante la nutrizione e la sicurezza alimentare siano sempre più riconosciute come artefici e marcatori dello sviluppo sostenibile, due fattori decisivi e cruciali del capitale umano e, pertanto, della prosperità economica. Gran parte del recente incremento dell'insicurezza alimentare può essere ricondotto al moltiplicarsi del numero di conflitti, spesso esacerbati da crisi legate al clima

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E nonostante i Paesi si sforzino di mantenere questi temi in cima alla loro agenda, circa 3 miliardi di persone sopravvivono con diete di bassa qualità, che provocano situazioni paradossali, come la coesistenza di denutrizione e obesità, nonché un ampio spettro di problemi di salute con conseguenze devastanti.

Ripensare i sistemi alimentari 

C'è un solo modo per cambiare le cose: ripensare la funzione dei sistemi alimentari. Limitarsi a fornire una quantità di calorie sufficienti non basta. I sistemi alimentari non devono solo fornire cibo, devono fornire diete di alta qualità per tutti. Questo richiede l'adozione di nuove politiche che non contemplino solo il commercio, l'ambiente e la salute, ma incoraggino anche il settore privato a riconfigurare i loro obiettivi e motivazioni di vendita (l'intero business case) e supportino i consumatori nel loro diritto di accedere a diete migliori. Un obiettivo decisamente ambizioso.

E proprio per questo motivo servono incentivi per dare alle aziende la fiducia di intraprendere le azioni necessarie e assumersi i rischi legati agli investimenti in prodotti alimentari altamente nutritivi. Per far sì che che la più ampia comunità imprenditoriale diventi parte della soluzione — anziché una barriera al cambiamento —, è necessario un dialogo costruttivo che stimoli la collaborazione. Tutti noi possiamo giocare un ruolo strategico nell'incoraggiare l'introduzione di alimenti prodotti, trasformati, trasportati e smaltiti in modo sostenibile, scoraggiando al tempo stesso la produzione e il consumo di cibi non sani e con una impronta pesante di CO2.

Costruire collaborazioni

Nonostante l'Agenda 2030 ci fornisca un quadro ambizioso di politiche che possono fungere da volano per il cambiamento, si corre il rischio che tutto questo, da solo, non basti. Una politica o un piano, in fondo, restano vuoti proclami se non producono cambiamenti concreti. Le persone, a prescindere dalla loro posizione o dal settore in cui operano, devono essere disposte a costruire coalizioni e partnership — tra città, Paesi, attori dello sviluppo, e in collaborazione con le imprese — per individuare soluzioni sostenibili e attuarle concretamente. Abbiamo bisogno di un vero e proprio cambio di paradigma nelle cooperazioni Paese-Paese, Sud-Sud e triangolari. Nonostante nessun Paese abbia ancora risolto il problema dell'alimentazione, della sostenibilità e della malnutrizione, sono state provate e testate diverse soluzioni che possono essere d'aiuto a tutti gli altri Paesi. Per esempio, molti Paesi ad alto reddito hanno lottato per anni contro il sovrappeso, l'obesità e le malattie non infettive, problematiche che invece in molti Paesi a basso e medio reddito sono comparse solo recentemente. Viceversa, numerosi Paesi a basso e medio reddito hanno promosso con successo l'allattamento esclusivo al seno, come il Ruanda, lo Sri Lanka e lo Zambia, e hanno evitato le carenze di micronutrienti, un'esperienza che può essere utile ai Paesi ad alto reddito.


Qualsiasi stakeholder non può prescindere da un dato di partenza incontrovertibile: i sistemi alimentari devono mettere al centro le persone e il pianeta. Le nuove partnership sostenute dai governi nello spirito dell'SDG 17 — basate sull'assunzione di responsabilità all'interno dei Paesi, sul rispetto reciproco, sull'integrità, sulla trasparenza e fondate su approcci multisettoriali e capaci di coinvolgere più attori — sono ciò di cui abbiamo bisogno per affrontare in modo efficace la malnutrizione in tutte le sue forme.

Solo adottando nuovi modi di lavorare, abbattendo le barriere che fanno ragionare per compartimenti stagni, mettendosi per un attimo nei panni altrui, lasciandosi dietro il proprio ego e la propria ideologia, possiamo tradurre l'Agenda 2030 in pratica, senza lasciare indietro nessuno.


Questo articolo è stato originariamente pubblicato su foodsustainability.eiu.com

NOTA SULL'AUTORE

Da agosto 2016 Gerda Verburg è coordinatore del Movimento Scaling Up Nutrition (SUN). L'incarico le è stato assegnato direttamente dal segretario generale delle Nazioni Unite, sulla base della sua vasta esperienza in politica e cooperazione internazionale. Dopo la nomina a ministro dell'agricoltura, della natura e della qualità dei prodotti alimentari dei Paesi Bassi, nel 2008 è stata eletta presidente della Commissione delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Dal 2011 ha ricoperto l'incarico di rappresentante permanente dei Paesi Bassi presso le agenzie delle Nazioni Unite con sede a Roma (FAO, Programma alimentare mondiale e Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo). Nel 2013 è stata eletta presidente del Comitato delle Nazioni Unite per la sicurezza alimentare mondiale, e nel 2014 è stata nominata presidente del Consiglio per l'agricoltura e la nutrizione del World Economic Forum.


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