In campo contro lo spreco alimentare

In campo contro lo spreco alimentare

05 Febbraio 2021

In campo contro lo spreco alimentare

Si celebra il 5 febbraio la Giornata Nazionale Italiana di Prevenzione dello Spreco Alimentare, l’occasione per riflettere su un tema al centro del dibattito sulla sostenibilità a livello mondiale. 


Lo spreco di cibo rappresenta oggi uno dei grandi paradossi del sistema alimentare. Circa 1/3 di tutto il cibo prodotto viene infatti perso o sprecato lungo la filiera che va “dal campo al piatto”Farm to Fork per citare un’importante e recente iniziativa europea – con modalità differenti a seconda del paese e del contesto sociale. 

Si celebra il 29 settembre di ogni anno la giornata internazionale contro la perdita e lo spreco alimentare (International Day of Awareness of Food Loss and Waste), ma non mancano iniziative a livello nazionale come la Giornata Nazionale Italiana di Prevenzione dello Spreco Alimentare, giunta quest’anno alla sua 8° edizione, in programma per il 5 febbraio. 

Il Forum 2021 si svolgerà su piattaforma digitale, per iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del World Food Programme Italia, e di altri importanti partner. 


Stop food waste. One health, one planet” è il tema dell’edizione 2021, definita dagli stessi coordinatori come “una data importante per guardare alla prevenzione e riduzione degli sprechi come elemento chiave per presidiare la salute dell’uomo e dell’ambiente”.


Quanto si spreca in Italia…

Nel corso dell’appuntamento italiano per la prevenzione dello spreco alimentare verranno mostrati i dati aggiornati sul “caso Italia”; raccolti ed elaborati dall’osservatorio Waste Watcher, questi numeri rappresentano “una istantanea del nostro Paese con la quantificazione dell’incidenza dello spreco di cibo nelle case” spiegano gli organizzatori.

Ebbene, stando a questi dati, oggi il 66% degli italiani pensa che ci sia una connessione fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo e il 36% fa attenzione alla salubrità del cibo e al suo impatto sulla salute quando deve acquistare prodotti alimentari.


Per quanto riguarda lo spreco, dall’indagine 'Cibo e innovazione sociale', condotta da Fondazione Feltrinelli in collaborazione con l’Osservatorio permanente Cirfood, emerge che ogni italiano spreca 27,5 kg di cibo all’anno, mentre lo spreco alimentare di un punto vendita è pari a circa 220mila tonnellate all’anno, circa 2,89 kg all’anno per persona. Un’analoga valutazione effettuata da Fondazione Barilla in collaborazione con l'Economist, e che utilizza altri parametri di calcolo, stima lo spreco alimentare pari addirittura a 65 kg l'anno.


Una recente indagine Coldiretti/Ixè lancia però un segnale positivo: il 54% della popolazione italiana ha ridotto gli sprechi alimentari. Come? Consumando gli avanzi, ponendo maggiore attenzione alla data di scadenza, facendo acquisti più mirati e donando in beneficienza i prodotti alimentari non consumati. Merito forse anche della pandemia che ha modificato almeno in parte i comportamenti alimentari e l’attenzione agli sprechi. 


…e nel mondo

Secondo i dati del Food Sustainability Index, nato dalla collaborazione tra Fondazione Brilla e l’Economist Intelligence Unit, l’Italia si colloca a metà classifica (31esima su 67 paesi analizzati) per quanto riguarda l’indice composito di perdita e spreco alimentare. Tra i paesi più virtuosi, la Francia è in cima alla classifica, mentre Malta si colloca all’ultimo posto. 

Indipendentemente dalle classifiche, però, un dato emerge con chiarezza: lo spreco alimentare è ancora molto alto. La media europea di spreco alimentare pro-capite è di 58 kg all’anno, ma non mancano paesi che si discostano anche parecchio da questi valori, come per esempio il Belgio (87kg) o gli Stati Uniti (95kg).


A conti fatti, ogni anno nell’Unione Europea (UE) si sprecano 88 milioni di tonnellate di cibo prodotto (oltre il 20% del cibo prodotto nell’Unione) e un grande contributo a questo spreco arriva senza dubbio dai nuclei familiari (53%), anche se non mancano gli sprechi legati a trasformazione agroalimentare (19%), commercio al dettaglio (17%) e produzione primaria (11%). 

Ci sono poi le perdite lungo la filiera, il 3% dell’intera produzione alimentare dell’UE con i livelli più bassi in Finlandia (meno dell’1%) e i più alti in Slovenia (11%). In termini di perdite, la media UE risulta inferiore a quella dei paesi ad alto reddito che sfiora il 5%: ottime le performance di Australia (1%), Stati Uniti (1%) e Canada (2%), decisamente peggiori quelle di Emirati Arabi Uniti (59%), Arabia Saudita (12%) e Corea del Sud (8%). 


Non si spreca/perde solo cibo

L’impegno per lo sviluppo sostenibile e la prevenzione degli sprechi passa anche attraverso il monitoraggio dei comportamenti e quindi attraverso i dati. Questa svolta culturale è un passaggio obbligato per la riduzione dello spreco alimentare domestico, che incide per il 50% circa dello spreco complessivo del cibo sul pianeta” spiega Andrea Segrè, fondatore Last Minute Market. “I 17 Obiettivi di sostenibilità delle Nazioni Unite sono davanti a noi e il decennio che si apre sarà determinante per coglierli: la prevenzione degli sprechi e lo sviluppo sostenibile devono coinvolgere l’impegno congiunto delle governance e dei cittadini del pianeta” continua l’esperto, ricordando lo stretto legame tra spreco/perdita di cibo e raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite

Da non dimenticare infine che perdite e sprechi legati al cibo si traducono anche in enormi perdite economiche (143 miliardi di euro per il cibo sprecato ogni anno nell’UE e 6,5 miliardi solo in Italia) e a danni ingenti, in molti casi quasi incalcolabili, all’ambiente (il 6% delle emissioni totali di gas serra dell’UE è legato al cibo sprecato). 


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