Il report “L’Italia e il cibo” fotografa un paese a due velocità

Il report “L’Italia e il cibo” fotografa un paese a due velocità

19 Dicembre 2019

Il report “L’Italia e il cibo” fotografa un paese a due velocità

Nel percorso che porta al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile previsto per il 2030, l’Italia sta procedendo spedita in alcuni settori, ma i margini di miglioramento restano ancora alti

Molto buoni i risultati per quanto riguarda l’agricoltura, ma punteggi al di sotto della media europea in termini di sfide nutrizionali e uno spreco alimentare ancora troppo elevato. È il quadro che emerge dal reportL’Italia e il cibo” curato dagli esperti di Fondazione Barilla e presentato a Milano, in occasione della decima edizione del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione. Il report nasce dall’analisi dei dati del Food Sustainability Index (FSI) sviluppato dall’Economist Intelligence Unit con Fondazione Barilla, che misura la sostenibilità dei sistemi alimentari in 67 paesi del mondo.

Tre sono i pilastri di sostenibilità sui quali si concentra l’indice, e di conseguenza anche il report dedicato all’Italia: sfide nutrizionali, agricoltura, perdite e sprechi alimentari. “Un sistema agroalimentare sostenibile è sia il fine sia il mezzo per il raggiungimento dell’Agenda 2030” si legge nel report, che scatta una fotografia in tempo reale del sistema agroalimentare del Bel Paese, mettendone in luce punti di forza e aree di miglioramento.


Le due facce delle sfide nutrizionali

In Italia si vive a lungo: nel 2016 l’aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto gli 83 anni, un solo anno in meno rispetto al Giappone campione di longevità. Ed è alta anche la cosiddetta healthy life expectancy, ovvero gli anni vissuti in salute, che raggiunge quota 73 anni

Allargando un po’ lo sguardo viene però da chiedersi quanto potranno durare tali successi, dal momento che nella classifica generale a 67 paesi sulle sfide nutrizionali l’Italia si posiziona al 34° posto, mentre in quella Europea (EU-28) si piazza in 24a posizione. Tra le ragioni di questo risultato ci sono stili di vita poco attenti alla salute, che stanno allontanando sempre di più gli italiani dalla dieta mediterranea e aumentano le percentuali di malnutrizione. Si tratta in genere di malnutrizione in eccesso, complici i troppi zuccheri aggiunti e gli elevati quantitativi di sale nei piatti quotidiani, tanto che il 37% dei bambini e adolescenti tra i 5 e i 19 anni è sovrappeso, così come il 59% degli adulti. 

Come se non bastasse, gli italiani si muovono poco e meno di 6 su 10 (59%) raggiungono i livelli di attività fisica settimanali raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Dal punto di vista istituzionale, manca una strategia nazionale sull’alimentazione, ma l’Italia ha comunque adottato lo European Food and Nutrition Action Plan 2015-2020 per monitorare lo stato nutrizionale della popolazione e implementare politiche ad hoc. E alcune “buone pratiche” sono già realtà come i progetti “Sport di classe” del MIUR in collaborazione con il Coni o “Frutta e verdura nelle scuole” promosso dall’Unione Europea.


Ci si muove bene in agricoltura 

L’Italia è il terzo produttore agricolo europeo e contribuisce per il 12,7% al valore della produzione agricola dell’Unione (dati 2017). Nella classifica globale del FSI sull’agricoltura, si colloca al 27° posto, in quella europea al 14° con alcuni risultati degni di nota in termini si sostenibilità. L’impronta idrica giornaliera pro-capite è di circa 6.300 litri, il 20% in meno rispetto agli Stati Uniti (ma il 30% in più rispetto alla Francia) e quasi il 30% della superficie agricola irrigata sfrutta la micro-irrigazione che consente di raggiungere una maggiore efficienza. D’altro canto, però, l’Italia importa elevati volumi di acqua virtuale attraverso il commercio di cibo. Pur mancando una strategia mirata per investimenti in agricoltura sostenibile, sono tanti i progetti di ricerca per la protezione degli ecosistemi agricoli e la valorizzazione dei servizi e per i lavoratori del settore sono inoltre disponibili coperture assicurative legate al cambiamento climatico. Restano però alcuni aspetti negativi quali per esempio un livello di degradazione dei suoli agricoli tra i più alti di Europa e una scarsa attrattività dell’agricoltura per i giovani, in linea con la media europea: l’età media degli agricoltori italiani è di 57 anni e gli agricoltori under 35 sono solo il 5% del totale. 


Si spreca ancora troppo cibo

Lo spreco alimentare costa all’Italia oltre 15 miliardi di euro, pari a circa l’1% del prodotto interno lordo (PIL). Ogni anno, un italiano spreca 65 kg di cibo: quasi la metà di questo spreco (27,5 kg) avviene a livello domestico, mentre la perdita di cibo lungo la filiera di produzione (a partire dal post-raccolta) è al di sotto della media europea e si ferma al 2% del totale. Dati che collocano il l’Italia al 31° posto nella classifica generale del FSI sullo spreco e al 18° posto sui 35 paesi ad alto reddito. 

Non è stato fissato un obiettivo specifico per la riduzione dello spreco e manca un sistema nazionale per misurarne i livelli, ma ci si sta muovendo nella giusta direzione sotto diversi punti di vista. A livello legislativo, per esempio, si possono citare il Piano Nazionale di prevenzione degli sprechi e la Legge Gadda (166/2016) che dal 2016 facilita la donazione delle eccedenze alimentari. L’Italia partecipa inoltre a numerosi progetti sul tema finanziati dall’Unione Europea e il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha finanziato nel 2018 14 progetti tra istituzioni pubbliche, Università, organizzazioni non governative e aziende. 


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