Il Food Sustainability Index compie tre anni, tra conferme e novità

Il Food Sustainability Index compie tre anni, tra conferme e novità

20 Dicembre 2018

Il Food Sustainability Index compie tre anni, tra conferme e novità

Arrivato alla sua terza edizione, l’indice non smette di cambiare aspetto per diventare uno strumento sempre più globale di valutazione della sostenibilità alimentare a livello mondiale.

Nato nel 2015 sulla base del Protocollo di Milano, il Food Sustainability Index si è sviluppato grazie alla collaborazione tra gli esperti di BCFN e della Intelligence Unit dell’Economist (EIU) e rappresenta oggi un’importante strumento per la misurare la sostenibilità alimentare

È spettato a Leo Abruzzese, direttore generale delle politiche pubbliche della EIU, l’onore e l’onere di illustrare le novità della terza edizione dell’indice e i risultati raggiunti dalle diverse nazioni. Lo ha fatto nel corso della nona edizione del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato da Fondazione BCFN a Milano, aprendo la propria presentazione con la definizione di sostenibilità alimentare. “Si definisce sostenibilità la capacità del sistema alimentare di una nazione di mantenersi senza consumare le risorse naturali e senza compromettere l’accesso al cibo per le generazioni future” ha spiegato Abruzzese, ricordando che il Food Sustainability Index è uno degli strumenti di cui oggi si dispone per cercare di misurare al meglio questo parametro. “Perdita e spreco di cibo, agricoltura sostenibile e sfide nutrizionali sono i tre pilastri su cui si fonda l’indice che si modifica nel tempo tenendo sempre lo sguardo puntato sugli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite” ha aggiunto l’esperto, per poi concludere: “Non dobbiamo mai dimenticare che il Food Sustainability Index è un indice, ovvero una raccolta di dati, e di conseguenza migliori sono i dati, migliore sarà l’indice”. 

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Le novità dell’edizione 2018

Una delle maggiori novità della terza edizione del Food sustainability Index è l’ampliamento del numero di Paesi inclusi, passati dai 34 del 2017 ai 67 della versione più recente. “Avendo quasi raddoppiato il numero dei Paesi, l’indice copre oggi quasi tutta l’Europa, ma si è esteso notevolmente soprattutto nel continente africano” ha spiegato Leo Abruzzese, specificando che è fondamentale che ognuno degli Stati coinvolti utilizzi strategie mirate per risolvere i problemi legati alla sostenibilità alimentare. Parlando dello spreco di cibo, per esempio, si notano grandi differenze tra i Paesi ad alto e a basso reddito: nei primi lo spreco maggiore avviene a livello del consumatore finale, mentre nei secondi si perde molto del cibo prodotto nelle prime fasi della filiera. Per ampliare la possibilità di esplorare in dettaglio le problematiche dei singoli Paesi, la versione 2018 del Food Sustainability Index ha previsto la revisione e la modifica di alcuni dei 37 indicatori e delle 89 misure individuali che valutano aspetti legati a temi ambientali, sociali ed economici. “Solo per citare alcuni dei cambiamenti, possiamo sottolineare l’inclusione di indicatori quali lo stress idrico o la disponibilità di assicurazioni per gli agricoltori e il maggiore allineamento con il Sustainable Development Solutions Network (SDSN)".

Uno sguardo ai risultati

Quali sono, in concreto, i risultati emersi dal Food Sustainability Index? Tutti i dettagli sono disponibili sul sito web dedicato, ma nel corso dell’incontro milanese sono stati svelati i nomi dei paesi in vetta alle classifiche dei Paesi a reddito elevato, medio e basso, nell’ordine Francia, Colombia e Rwanda. In particolare, la Francia si è distinta per le sue politiche contro lo spreco di cibo a tutti i livelli, la Colombia per una grande attenzione alla sostenibilità agricola, con riduzione dei problemi idrici e leggi in difesa dei piccoli proprietari, ma anche con politiche di adattamento dell’agricoltura ai cambiamenti climatici e supporto pubblico per la ricerca e sviluppo in agricoltura. In Rwanda sono stati osservati invece buoni passi avanti soprattutto per quanto riguarda gli indicatori nutrizionali: agli alti livelli di attività fisica si aggiungono un basso consumo di sale e zucchero nella dieta. “Mi preme ricordare che l’indice non serve per identificare un vincitore, ma piuttosto per aiutare gli investitori a comprendere le sfide di sostenibilità, a identificare le best practice che possono migliorare i sistemi alimentari e le eventuali debolezze sulle quali porre maggiore attenzione” ha precisato Abruzzese. “E guardando agli indicatori presenti Food Sustainability Index non si può fare a meno di notare che molti di essi sono legati agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”. 


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