Il contributo delle città agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Il contributo delle città agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

30 Settembre 2020

Il contributo delle città agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Con i giusti accorgimenti e le opportune modifiche, le città possono diventare colonne portanti della sostenibilità alimentare (e non solo alimentare), come spiegano gli esperti di Fondazione Barilla e ASviS.

“Cibo, città e sostenibilità. Un tema strategico per l’Agenda 2030” è il titolo della pubblicazione realizzata dai ricercatori di Fondazione Barilla in collaborazione con i membri del Gruppo di Lavoro del Goal numero 2 dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) e altri esperti di fama internazionale. 

Occasione per la presentazione ufficiale del documento è l’incontro “Cibo & Città: come accelerare un futuro sostenibile?”che si è svolto oggi, 30 settembre nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile organizzato da ASviS (in Italia e in rete). “Il festival è la più grande iniziativa italiana per sensibilizzare e mobilitare cittadini, imprese, associazioni e istituzioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale, e realizzare un cambiamento culturale e politico che consenta all’Italia di attuare l’Agenda 2030 dell'Onu e i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile” si legge nel sito dedicato all’evento. 


Obiettivi a portata di città

Il 55% della popolazione mondiale vive oggi nelle città e, secondo le previsioni, la percentuale raggiungerà l’80% nel 2050. In Italia la situazione non è molto differente, con il 75% della popolazione già residente nelle aree urbane e tendenze verso un ulteriore aumento.

Numeri che fanno riflettere non solo dal punto di vista sociale, ma anche da quello ambientale ed economico dal momento che in città si producono l’80% delle emissioni globali di CO2 e l’80% del PIL globale. 

Gli studi più recenti dimostrano però che le città possono trasformarsi in veri e propri pilastri della sostenibilità e dare un contributo fondamentale a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite che, pur essendo 17 distinte voci dell’Agenda 2030, sono in realtà profondamente interconnessi e si influenzano a vicenda. Una connessione valida e particolarmente forte soprattutto quando si tratta di cibo e ripresa anche nella pubblicazione “Cibo, città e sostenibilità. Un tema strategico per l’Agenda 2030” che parte dall’Obiettivo 2 dell’agenda internazionale per poi allargare lo sguardo a tutti gli altri. 


La situazione italiana

L’Italia è tra i maggiori produttori agricoli dell’Unione europea ed esporta più di 43 miliardi di euro di prodotti alimentari.  Tuttavia il Paese deve ancora far fronte a una serie di sfide,  per esempio elevati livelli di degrado dei suoli agricoli (con un contenuto di carbonio nel suolo pari solo all’1,1% in peso, al di sotto della soglia di 1,5% considerata a rischio desertificazione), una grande pressione sulle risorse ittiche, elevate emissioni agricole (2,3 Gg CO2 equivalenti per ogni ettaro agricolo), soprattutto legate agli allevamenti (64%), un’età media degli agricoltori ancora elevata (57 anni). Infine, i livelli di spreco alimentare pro capite (65kg l’anno) sono ancora molto alti e generano ogni anno costi superiori ai 15 miliardi di euro.


Dalla teoria alla (buona) pratica

La pandemia da COVID-19 ha prodotto numerosi impatti sull’alimentazione nelle città, esponendo le fasce più vulnerabili della popolazione (anziani, indigenti e bambini) a varie forme di povertà e insicurezza alimentare. Milano, per esempio, ha dovuto fronteggiare un importante aumento delle richieste di assistenza alimentare, e ha lanciato programmi di aiuto che hanno sostenuto più di 20.000 persone in 15 settimane.  La crisi ha quindi mostrato come le città possano giocare un ruolo centrale nella governance alimentare per fornire a tutti cibo sano e sostenibile.

La pandemia offre alle città l’opportunità unica di ripensare le modalità di produzione, trasporto, distribuzione, recupero, consumo e smaltimento del cibo. Cogliere queste nuove traiettorie è fondamentale per disegnare delle politiche efficaci per contrastare le sfide attuali e future, e promuovere diete più salutari.

Il documento descrive accuratamente il contesto urbano moderno, il profondo legame tra cibo e città e la Urban Food Policy - la politica urbana del cibo – con un occhio di riguardo per la situazione italiana. 

Nel documento vengono anche analizzate alcune importanti esperienze di buone pratiche. Dall’agricoltura urbana del cosiddetto food system di prossimità agli orti urbani, dalla ristorazione scolastica e collettiva all’economia solidale del cibo e allo spreco, il documento sottolinea il fatto che le buone pratiche sono possibili e fornisce esempi che possono essere di ispirazione per altre municipalità che vogliono muoversi verso la sostenibilità. 

Infine, ma non certo meno importante, la terza parte del report pone l’accento sulla politica urbana del cibo per una città sostenibile e si conclude con 10 raccomandazioni dirette ai policy makers. “È stato evidenziato che gli obiettivi perseguiti dalle Urban Food Policy, nella loro multidimensionalità e pluridisciplinarietà, contribuiscono al raggiungimento di molti – se non tutti – gli Obiettivi si Sviluppo Sostenibile” scrivono gli autori. 

Dieci raccomandazioni per i policy maker

DI seguito l’elenco delle raccomandazioni elencate nella pubblicazione. 

1. Pianificare una Strategia e Politica sul Cibo a livello urbano.

2. Assicurare il diritto al cibo. Tutelare le fasce più deboli e ridurre le diseguaglianze.

3. Progettare e dare vita ad un sistema di mense scolastiche e pubbliche sostenibili.

4. Costruire una cultura del cibo fondata sul concetto di una dieta varia e sana.

5. Promuovere l’innovazione di prodotto e di processo.

6. Rafforzare le connessioni positive tra ambiente e cibo anche attraverso la multifunzionalità dell’agricoltura urbana e periurbana.

7. Rendere i sistemi alimentari urbani più resilienti.

8. Disegnare le filiere della solidarietà.

9. Rafforzare, democratizzare e localizzare la pianificazione dei sistemi alimentari. 

10. Mappare i sistemi locali del cibo.

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