Idee innovative per sistemi alimentari più smart

Idee innovative per sistemi alimentari più smart

07 Novembre 2019

Idee innovative per sistemi alimentari più smart

I cambiamenti climatici presentano sfide importanti, come la perdita di suolo e le emissioni di gas serra, da affrontare con soluzioni disegnate sulle esigenze locali.


La soluzione delle sfide dei cambiamenti climatici può essere trovata proprio nell’innovazione dei sistemi alimentari. Una rete speciale che trattiene acqua e carbonio organico in Africa, studi per comprendere l’impatto della riduzione degli allevamenti in Olanda e idee per spostare l’agricoltura verso modelli completamente nuovi in Francia sono solo tre esempi, riportati in altrettanti articoli sulla rivista Frontiers in Sustainable Food Systems, all’interno di una serie speciale dedicata ai sistemi alimentari che prestano particolare attenzione al contrasto dei cambiamenti climatici (Understanding Trade-Offs and Synergies within Climate-Smart Food Systems). La trasformazione dei sistemi alimentari attuali sarà al centro anche di alcune sessioni della decima edizione del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzata da Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN). Business, innovazione e valorizzazione delle comunità locali saranno i temi portanti dell’incontro, in programma a Milano per il 3 dicembre 2019.

Reti speciali per non perdere terreno

In Africa servono soluzioni efficaci per innovare i sistemi alimentari e migliorare le rese dei raccolti partendo da terreni difficili da coltivare: il 21,5% dell’Africa continentale è costituita infatti da suolo sabbioso che non riesce a trattenere acqua. Il carbonio organico nel suolo è in genere basso e inoltre questi terreni si trovano in regioni aride e semi-desertiche dove piove raramente, soprattutto in seguito agli attuali cambiamenti climatici. L’approccio più tradizionale suggerirebbe di utilizzare più fertilizzanti e aumentare l’irrigazione, opzioni difficilmente accessibili alla maggior parte degli agricoltori africani. Ecco allora l’idea di applicare, subito sotto la superficie del terreno, speciali membrane capaci di trattenere acqua e carbonio, una tecnologia relativamente nuova che secondo le simulazioni potrebbe dare risultati importanti se sufficientemente diffusa. “In uno scenario di ampia diffusione del sistema, la produzione di mais potrebbe aumentare di 15-50 milioni di tonnellate per stagione in 20 anni, mentre il carbonio ‘sequestrato’ nel terreno potrebbe raggiungere le 15 tonnellate in 22 anni circa” spiegano gli autori dello studio incluso nella serie speciale prima menzionata. Le premesse di sostenibilità ci sono, anche se gli ostacoli alla loro realizzazione non mancano, come per esempio gli investimenti iniziali elevati e la mancanza di consapevolezza dell’efficacia del sistema tra agricoltori e decisori politici. 

Soluzioni europee 

La sfida verso sistemi alimentari sostenibili e “climate smart” in Europa ha un significato completamente diverso rispetto a quello che può avere in Africa. Lo si evince chiaramente dall’articolo dedicato all’Olanda. In questo caso l’attenzione si sofferma sulle potenziali conseguenze della riduzione degli allevamenti e di altri interventi ad hoc in un paese che presenta il settore agricolo più produttivo ed efficiente in Europa per unità di suolo, ma che deve fare i conti con elevate emissioni di gas serra e con la riduzione della biodiversità. Ridurre o modificare drasticamente le pratiche di allevamento potrebbe contribuire in misura importante alla diminuzione delle emissioni, ma l’impatto anche su scala sovranazionale di simili approcci in una nazione europea deve essere valutato con attenzione. “La soluzione ai problemi globali legati ai cambiamenti climatici, alla perdita di biodiversità e all’eutrofizzazione locale o regionale deve arrivare da un approccio europeo e non nazionale” concludono gli autori al termine della loro analisi sui sistemi agricoli del vecchio continente. 

Sistemi alimentari connessi e riconnessi

Il terzo articolo della serie speciale accende invece i riflettori sul confronto tra due diversi modelli di sistemi alimentari in Francia. Uno scenario (modello 1) prevede di continuare nella nazione europea con le tendenze attuali di intensificazione, specializzazione e apertura ai mercati internazionali, mentre il secondo (modello 2) punta a un cambio radicale verso un’agricoltura improntata alla diversificazione e rotazione delle colture, riconnessione tra raccolto e allevamento e riduzione nella dieta umana delle proteine di origine animale. Il bilancio di CO2 che si basa su gas emesso e carbonio “catturato” dal terreno pare essere in favore del modello 2. “In termini di strategie per limitare le emissioni di CO2 del settore agricolo gli obiettivi prioritari devono essere la riduzione del trasporto del cibo, dei fertilizzanti sintetici e del consumo di carburante fossile per la meccanizzazione delle attività” dicono gli autori.

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