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cibo e sostenibilità

I sistemi alimentari meritano un ruolo più centrale nell'agenda sul cambiamento climatico

All'inizio di maggio 2017, la Global Alliance for the Future of Food ha organizzato il suo 2°Dialogo Internazionale, al quale hanno partecipato oltre 250 esperti di sistemi alimentari a livello locale e globale. Lo scopo era quello di analizzare in modo più approfondito il rapporto tra cambiamento climatico e sistemi alimentari e di proporre nuove visioni dei sistemi alimentari di cui abbiamo e avremo bisogno, individuando potenziali percorsi per modellarli.

In qualità di membro della Global Alliance, la Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) ha finanziato la partecipazione all’evento per sei dei suoi giovani Alumni. Una di loro, Katarzyna Dembska, ha intervistato Nadia El-Hage Scialabba, ecologista presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), ponendole una serie di domande per comprendere quale strada i sistemi agricoli e alimentari dovrebbero imboccare affinché sia possibile contrastare il cambiamento climatico.

Attraverso il Dialogo Internazionale e il suo lavoro nel complesso, la Global Alliance mira a riunire vari stakeholder provenienti da diversi settori, aree geografiche e posizioni ideologiche per favorire uno scambio di idee globale e concreto su problemi centrali connessi al passaggio a sistemi alimentari sostenibili. In quest’ottica siamo dunque onorati di mettere a disposizione queste interviste per dare un contributo alla riflessione, alla discussione e al dibattito sulla riforma dei sistemi alimentari.


Soltanto con la Conferenza Rio+20 l'agricoltura è stata ufficialmente riconosciuta sia come uno dei principali fattori responsabili del cambiamento climatico sia come il settore che, più di tutti gli altri, potrebbe mitigarlo… Sebbene la consapevolezza a riguardo sia aumentata, i sistemi alimentari e il cambiamento climatico non rivestono il ruolo di primo piano che dovrebbero nell'agenda della COP22.

Nadia El-Hage Scialabba 


D: In che modo il suo lavoro ha a che vedere con i sistemi alimentari sostenibili e il cambiamento climatico? Perché è importante portare i sistemi alimentari al centro del dibattito sul cambiamento climatico?

Nadia El-Hage Scialabba (NS): In virtù del mio lavoro incentrato sui problemi di sostenibilità all’interno della Divisione Clima e Ambiente della FAO, mi occupo ormai da tempo di agricoltura e del rapporto tra sistemi alimentari e cambiamento climatico. Tuttavia soltanto con la conferenza Rio+20 l'agricoltura è stata ufficialmente riconosciuta sia come uno dei principali fattori responsabili del cambiamento climatico sia come il settore che, più di tutti gli altri, potrebbe mitigarlo, per esempio attraverso il sequestro di carbonio. Sebbene la consapevolezza a riguardo sia aumentata, i sistemi alimentari e il cambiamento climatico non rivestono il ruolo di primo piano che dovrebbero nell'agenda della COP22. L'agricoltura produce il 24% delle emissioni di gas serra attraverso il cambio di destinazione d'uso del suolo, e se si prendono in considerazione il consumo, la distribuzione e lo spreco alimentare, questo valore raggiunge il 30%.

D: Quali sono, a suo avviso, le opportunità più interessanti nel passare a sistemi alimentari più sostenibili in un mondo affetto dal cambiamento climatico?

NS: Ho pubblicato una ricerca sui modelli per la sostenibilità alimentare globale nel 2050, combinando gli studi prospettici della FAO sul fabbisogno di energia e proteine per il 2050 con scenari di basso, medio ed elevato cambiamento climatico. Personalmente credo che se vogliamo avere un maggior numero di sistemi alimentari sostenibili in grado di garantire quantità sufficienti di cibo e di tenere conto delle misure di sostenibilità, come quelle legate all’utilizzo delle risorse idriche e del suolo e alle emissioni di gas serra, dovremmo concentrarci sull'alimentazione del bestiame.

Attraverso i sistemi di alimentazione basati sull'erba, per esempio, è possibile mitigare il cambiamento climatico.  Se non saremo disposti a cambiare strada, produrremo il 27% in più di emissioni di gas serra. Nutrire i ruminanti a erba, invece, significa non competere con la produzione di cibo destinato all'uomo e sequestrare il carbonio attraverso il suolo. Questa pratica comporta anche benefici per la salute dell'uomo: il profilo lipidico di un animale nutrito a erba è più ricco di Omega 3 rispetto a quello di un animale nutrito a grano, che contiene maggiori quantità di Omega-6 (l’Omega-3 e Omega-6 sono acidi grassi che determinano i livelli di colesterolo buono e cattivo). Per quanto riguarda gli animali monogastrici, sono necessari investimenti per produrre mangimi a partire da residui agricoli, scarti dell'industria alimentare e sprechi alimentari. In sostanza, un utilizzo più razionale della biomassa consentirebbe di ottimizzare il rapporto output/input di proteine commestibili, al momento estremamente inefficiente.


D: Qual è la cosa più importante che le generazioni più giovani dovrebbero capire sul legame tra sistemi alimentari e cambiamento climatico, e cosa possono fare i giovani come singoli individui per favorire un cambiamento del nostro modo di pensare i sistemi alimentari?

NS: I millennials sono assolutamente consci degli effetti del consumo di determinati tipi di alimenti e dell’aumento esponenziale delle malattie legate all'alimentazione e all'agricoltura, come il cancro. D'altra parte, vanno anche matti per gli hamburger e non hanno nessuna intenzione di rinunciarvi. Stanno cercando di ricorrere ad alternative sostenibili, per esempio decidendo di non consumare carne. E le aziende stanno sfruttando questa tendenza, immettendo sul mercato prodotti sostitutivi a base vegetale altamente trasformati, come gli Impossible Burger (hamburger di carne senza carne). Anche se, a differenza della mia generazione, i giovani di oggi sono meglio informati, spesso le informazioni a cui hanno accesso sono contrastanti; a dire il vero, in questa guerra di contenuti siamo tutti persi. I giovani quindi hanno buone probabilità di adottare abitudini alimentari corrette, a patto che forniamo loro informazioni più precise. In un mondo che attribuisce grande importanza alla cultura alimentare, i giovani di oggi sono amanti del cibo e sfrutteranno la loro creatività per cercare alternative salutari.


D: Può portare alcuni esempi di best practice adottate da lei o da altri per promuovere o per favorire il passaggio a sistemi alimentari più sostenibili, sicuri ed equi?

NS: Mi piacerebbe portare l'esempio del progetto Tigray in Etiopia, che fino agli anni Ottanta era devastata dalla carestia e dal degrado del suolo. Oggi il Paese ha raggiunto la sicurezza alimentare e la popolazione è stata messa nelle condizioni di poter coltivare il cibo sul proprio territorio. Il progetto, basato su un sistema agro-ecologico per il risanamento del suolo, era incentrato sulla generazione e il riciclaggio di biomassa. Il terreno è diventato fertile, con l'impatto di un intero microclima; la sicurezza alimentare, il risanamento del suolo (grazie al quale i fiumi sono tornati a scorrere e le piante hanno ricominciato a crescere), il sequestro del carbonio e tutti i benefici sociali sono stati raggiunti attraverso lo sfruttamento di risorse esistenti. Gli aspetti più interessanti del progetto sono stati la mobilitazione di un'intera comunità locale e l'approccio inclusivo, che ha coinvolto gli abitanti del posto.


Nadia El-Hage Scialabba è ecologista presso la FAO dal 1985. Si occupa prevalentemente di analizzare il legame tra sistemi alimentari ed esternalità ambientali. Negli ultimi anni si è dedicata alla contabilità a costi pieni, occupandosi anche di impronte degli sprechi alimentari e della guida settoriale del Natural Capital Protocol per Alimenti e Bevande. Al momento la sua ricerca è incentrata sulle esternalità connesse alla salute, con particolare attenzione per le conseguenze del sistema alimentare sulla salute dell'uomo.

La vision del Gruppo BCFN Alumni è quella di trarre il meglio dal potenziale dei giovani impegnati nella sostenibilità agro-alimentare globale. L’obiettivo è creare una comunità di Alumni attivi e motivati, che contribuisca tramite progetti e altre attività allo sviluppo di un sistema alimentare più sostenibile.

Altre interviste con gli esperti che hanno partecipato al 2° Dialogo Internazionale della Global Alliance sono disponibili qui.




 


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