Fame e obesità: i paradossi del nostro sistema alimentare

Fame e obesità: i paradossi del nostro sistema alimentare

Fame e obesità: i paradossi del nostro sistema alimentare

“Ho fame...” è una frase che sento di frequente, essendo padre di quattro bambini sempre in movimento.  In effetti, capita spesso che vogliano fare un pasto completo tra il pranzo e la cena. E poi, quando si trovano davanti al frigo o alla dispensa, lo sguardo fisso su un’infinità di prodotti pronti da consumare, sento “Non c’è niente da mangiare!” Articolo di Paul Newnham  Questo articolo è stato pubblicato originariamente su  www.sdg2advocacyhub.org

Questa non è vera fame ma è il comportamento acquisito di chi vive una vita privilegiata.  Per loro avere fame significa “voglio del cibo”, ma è un concetto completamente diverso dalla “fame” vera, quella che provano oltre 800 milioni di persone che vanno a letto affamate ogni sera. La vera fame equivale alla malnutrizione, condizione nella quale una persona non assume abbastanza nutrienti per condurre una vita sana.


Il 2017 è stato il primo anno a registrare un aumento del numero di affamati, dopo un calo prolungato e costante durato un decennio. Parallelamente, l’obesità è cresciuta in maniera costante e decisa.  In apparenza sembra alquanto insolito che a livello globale l’aumento della fame possa avvenire in contemporanea con l’aumento dell’obesità. Ma la domanda sorge spontanea: i due fenomeni sono correlati?


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Statisticamente parlando, il rapporto tra persone obese e persone che soffrono la fame è di 2 a 1. La malnutrizione sta crescendo in tutte le sue forme: denutrizione, carenze di micronutrienti, sovrappeso/obesità. Di recente, il Global Nutrition Report 2017 ha rivelato che sull’88% dei Paesi gravano due o tre “fardelli” della malnutrizione: denutrizione, carenza di micronutrienti o sovrappeso/obesità. È stato anche dimostrato che coloro che soffrono di denutrizione da bambini hanno maggiori probabilità di essere in sovrappeso da adulti. Questo doppio o addirittura triplo fardello rende il percorso verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) ancora più irto di ostacoli.  Il Messico è un esempio di Paese caratterizzato da fame cronica e consumo eccessivo del tipo sbagliato di alimenti. Secondo il Global Nutrition Report 2017, è in effetti afflitto da problemi di malnutrizione, anemia e obesità. 

Nonostante la malnutrizione acuta sia diminuita in maniera significativa, la FAO stima che le persone denutrite nel Paese siano 5,4 milioni. Inoltre, un bambino su quattro è sovrappeso o obeso, e tra gli adolescenti il rapporto è di uno su tre. A livello nazionale, stando al rapporto OCSE 2017, il 32,4% degli adulti è obeso e il 70% in sovrappeso. Dal rapporto si evince inoltre che il problema, particolarmente diffuso tra la popolazione urbana, è destinato ad aggravarsi, con una percentuale di adulti obesi che dovrebbe raggiungere il 40% entro il 2030.

A questo punto viene da chiedersi: perché stiamo assistendo a un tale cambiamento se la fame era in calo fino allo scorso anno? Perché si registra un aumento concomitante delle persone che mangiano in eccesso e per di più il tipo di alimenti sbagliati? 


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Il nostro pianeta produce, da anni, il necessario per nutrire tutti. Tuttavia, il cibo non è distribuito equamente e  ne viene sprecata una quantità eccessiva. Alcuni ne hanno troppo, altri ne hanno a mala pena a sufficienza. L’aumento della produzione di cibo industriale a basso costo lo ha reso più accessibile per coloro che altrimenti sarebbero stati senza, ma è anche sfociato nel consumo del tipo sbagliato di alimenti. Questi, seppure non nocivi di per sé se assunti occasionalmente, hanno spesso un elevato tenore di sale, zuccheri e grassi saturi, mentre il loro contenuto di nutrienti è discutibile.


Questi alimenti hanno una forte attrattiva su consumatori e produttori. Per i primi i cibi trasformati sono spesso più economici e dunque più accessibili e convenienti. Hanno una maggiore durata di conservazione e sono contenuti in confezioni usa e getta, in porzioni pronte al consumo. I produttori di massa sono, dal canto loro, in grado di fabbricare grandi quantità di questi alimenti a costi irrisori, promuoverli in maniera accattivante e comprimere i margini, il che aumenta a dismisura i profitti complessivi. Per questo i cibi trasformati si sono prepotentemente imposti anche sui mercati di America Latina, Asia e Africa. Sebbene questo fenomeno, unito alla globalizzazione, abbia portato in alcune zone del mondo alla riduzione del numero delle persone che soffrono la fame o sono denutrite, esso ha anche contributo a un aumento equiparabile del numero di bambini in sovrappeso o obesi. Si è trattato di un incremento rapido e significativo.  


Allo stesso tempo, la crescente urbanizzazione, ovvero l’abbandono delle zone rurali per il fascino delle città, si è tradotta in forme di lavoro, e di gioco, meno attive. Gli stili di vita sempre più sedentari, nonché i significativi cambiamenti culturali in termini di modelli di consumo - da prodotti stagionali coltivati localmente a prodotti altamente lavorati e a lunga conservazione - hanno avuto ripercussioni profonde e di ampia portata. Le aziende hanno tentato di reagire a questo fenomeno offrendo alternative a basso contenuto di sale e zuccheri e specificando le porzioni corrette da assumere, ma ciò non è bastato ad arrestare la progressione di questa tendenza.

In quanto padre di quattro bambini che vivono nel Regno Unito, questo fenomeno è per me fonte di grande preoccupazione. È più semplice e pratico rimpinzare i miei figli con alimenti trasformati che adorano tanto, piuttosto che prendermi del tempo in più per preparare dei cibi con prodotti locali. Avendo visto di persona gli effetti a livello globale di una cattiva alimentazione e capendo quanto basta di scienza della nutrizione, sto cercando di insegnare ai miei figli cos’è un regime alimentare equilibrato.Mangiare prodotti di stagione, locali e che abbiano lo stesso aspetto di quando sono stati coltivati o raccolti. Preparare pasti con le proprie mani. Conoscere e capire l’importanza di ogni ingrediente. E soprattutto, mangiare solo ciò che è necessario, non ciò che fa gola. L’impresa si fa sempre più ardua.  


Non è facile far fronte a questo paradosso, ma la posta in gioco è alta: la salute futura del nostro pianeta e dell’intera popolazione. Devono avvenire dei cambiamenti a tutti i livelli, dalle singole famiglie, alla produzione, coinvolgendo tutta la catena di distribuzione. I fardelli, doppi o tripli che siano, della malnutrizione richiedono un intervento integrato per contrastare questa patologia in tutte le sue forme: dalle cause dell’obesità a quelle dello spreco e dell’arresto della crescita. È necessario che tutti i Paesi valutino e riorganizzino i propri sistemi alimentari nella loro totalità. Le leggi in materia di commercializzazione degli alimenti, l’educazione dei consumatori e le filiere agroalimentari etiche sono solo alcuni degli ambiti che devono assumere centralità nel dibattito sull’alimentazione, al fine di garantire un futuro nel quale tutti possano nutrirsi equamente e in maniera sostenibile.


Questo è solo uno dei tanti paradossi del nostro sistema alimentare. Ora più che mai dobbiamo promuovere una partecipazione attiva al cambiamento. Il Food Sustainability Media Award è un premio giornalistico che intende dare voce a chi saprà raccontare al meglio questa storia.


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