Intervista con Gregg Segal, vincitore del Food Sustainability Media Award 2018

Intervista con Gregg Segal, vincitore del Food Sustainability Media Award 2018

08 Febbraio 2019

Intervista con Gregg Segal, vincitore del Food Sustainability Media Award 2018

Gregg Segal, vincitore per la categoria Multimedia Published del Food Sustainability Media Award, racconta alla Fondazione Thomson Reuters la nascita del progetto Daily Bread.

Com'è nata l'idea per la storia vincitrice? Che cosa ha suscitato il tuo interesse?

Tutto è cominciato con un altro progetto intitolato 7 Days of Garbage per la cui esecuzione ho chiesto ad alcuni miei conoscenti di conservare i rifiuti domestici per una settimana; ho quindi fotografato le persone circondate dai rifiuti. Tra uno scatto e l'altro sono rimasto sbalordito dalla quantità di imballaggi che finiscono nel bidone della spazzatura. Questo mi ha fatto riflettere sul contenuto dei nostri cibi. Come siamo arrivati al punto in cui la maggior parte degli alimenti che consumiamo è confezionata? Ho realizzato che non prestiamo molta attenzione a quello che mangiamo perché non cuciniamo per noi stessi. I cibi pronti sono veloci, economici e sazianti, ma in generale non sono sani. Mi è venuta l'idea di chiedere ad alcuni bambini di tenere un diario di tutto quello che mangiavano durante una settimana, di riprodurre quindi i loro pasti e fotografarli.

Mi sono concentrato sui bambini perché le abitudini alimentari si sviluppano da piccoli e se non si impara a mangiare correttamente entro i nove o dieci anni, poi è molto difficile cambiare. Inizialmente ho fotografato mio figlio nel nostro giardino, ma volevo realizzare un progetto di portata internazionale. Uno dei miei obiettivi era dimostrare che la globalizzazione sta uniformando l'alimentazione. Ho scoperto che esiste un'inquietante similarità tra quello che i bambini ai quattro angoli della terra mangiano. Un altro obiettivo consisteva invece nel raffigurare modelli di alimentazione che si stanno perdendo o che sono a rischio di scomparsa. In alcune parti del mondo la tradizione dei pasti cucinati in casa ha resistito all'impatto della globalizzazione.

Le tue foto sono davvero sorprendenti. È stato complicato lavorare con i bambini per produrre queste immagini? Hai dovuto viaggiare molto? Tra queste immagini ce ne sono alcune che ti hanno lasciato un ricordo speciale?

A volte la collaborazione con il soggetto consente di realizzare una storia di impatto maggiore. Ai bambini è stato chiesto dapprima di riflettere sulle loro abitudini alimentari e di annotare quello che mangiavano. Durante le sessioni fotografiche, spesso i genitori erano sorpresi dalla dieta dei figli. Osservare il cibo consumato in una settimana da una prospettiva a volo d'uccello è sconvolgente e ti obbliga a riflettere su quello che mangi. Alcuni genitori si incolpavano a vicenda o si sentivano a disagio. In India, un padre guardava le foto della figlia man mano che apparivano sul monitor. Era letteralmente inorridito dal cibo spazzatura presente nella dieta della bambina. Mi auguro che questo progetto possa avere un impatto a lungo termine, non solo sulle persone raffigurate nelle immagini, ma anche su coloro che le osservano. Per esempio, mi è stato chiesto se acconsentivo all'inclusione del progetto nei programmi scolastici e in numerosi libri di testo. Invito caldamente gli spettatori stessi a raccogliere la sfida lanciata con il progetto "Pane quotidiano".

La sostenibilità alimentare è un argomento di tuo interesse? Se lo è, come è nato questo interesse?

Indubbiamente lo è. Credo che esista un legame tra il modo in cui trattiamo il nostro corpo e il modo in cui trattiamo l'ambiente. Quando mangiamo cibo spazzatura confezionato, facciamo del male sia al nostro corpo che all'ambiente. Quello di cui abbiamo bisogno è un radicale cambiamento dei valori, cosa che sta già avvenendo in alcune zone del mondo. Negli Stati Uniti il cibo servito nei fast food è così economico perché il governo finanzia le colture di soia e mais, che a loro volta alimentano le mucche, i polli e i maiali poi trasformati in cibo.

Ritieni che le problematiche relative alla sostenibilità alimentare ricevano una copertura mediatica adeguata? Che ruolo pensi possano avere i giornalisti nell'affrontare le sfide che riguardano i nostri sistemi alimentari?

Le storie interessanti non mancano, ma non ricevono l'attenzione che meriterebbero. L'argomento non è abbastanza sensazionale da conquistare le prime pagine. Persino il riscaldamento globale, ovvero la sfida più importante che dobbiamo affrontare, non suscita interesse perché le conseguenze più gravi sono ancora molto lontane nel tempo. Alcuni temi salienti, come la sostenibilità e la produzione alimentare, non esercitano un impatto significativo. Spesso i problemi che ci riguardano più da vicino vengono trascurati.

Quali sono i principali ostacoli che incontrano i giornalisti che scrivono su tali argomenti?

Nell'affrontare l'argomento, l'autore vuole esprimere un punto di vista unico. La vera sfida è questa, trovare un approccio che renda la questione avvincente e susciti interesse. Una trattazione arida o eccessivamente familiare non conquista gli spettatori. La concentrazione ha una durata breve, perciò quello che dici deve avere un impatto molto forte.

Un altro problema è dato dalla mancanza di fondi. Nei miei ultimi 15 anni di lavoro come fotografo freelance per diverse riviste, numerose pubblicazioni si sono ridimensionate o sono scomparse, e molte di quelle che sono sopravvissute non possono permettersi di pagare i fotografi, contrariamente a quanto avveniva in passato. Gli editori non hanno trovato il modo di generare un reddito sufficiente dai contenuti online per pagare i collaboratori in modo adeguato. Siamo tutti colpevoli di voler accedere ai contenuti gratuitamente.

Puoi raccontarci qualcosa della tua esperienza legata alla vittoria dell'Award? 

La cerimonia di consegna dei premi a Milano è stata meravigliosa. Sono rimasto affascinato dal concorso BCFN Yes e dalle soluzioni scalabili per la sostenibilità alimentare proposte dagli studenti di dottorato. Meritano tanto di cappello. Inoltre mi ha colpito il fatto che disponiate di un'organizzazione che si occupa di questi problemi sforzandosi di esercitare un impatto positivo sul sistema alimentare.

Che cosa prevedi di fare in futuro, continuerai a dedicarti alla sostenibilità alimentare? Hai intenzione di trattare altre tematiche correlate?

Sono interessato alle tecniche agricole che riguardano le colture di copertura e la rotazione delle colture come alternative alla monocoltura, i cui effetti sono devastanti. Coltivando continuamente una sola varietà di piante, si distrugge il terreno agricolo, che diventa quindi inutilizzabile.

Il prossimo progetto, che intendo realizzare tra la primavera e l'estate, sarà incentrato sulla qualità dell'acqua e sulla contaminazione dell'acqua potabile e delle acque di balneazione. Si tratta di un problema di portata globale. Negli Stati Uniti, oltre 60 milioni di persone non hanno accesso ad acqua sicura a causa di infrastrutture fatiscenti, deflussi agricoli e contaminazione derivante dalle attività industriali.

Leggi qui l'articolo di Gregg e visita il sito del Food Sustainability Media Award.


Questo articolo è stato originariamente pubblicato su www.trust.org

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