news

cibo e sostenibilità

Gli indici di benessere, oltre l’aspetto economico

Non basta misurare quanto è ricca una nazione per capire se i suoi abitanti stanno davvero bene e se il benessere del paese è sostenibile da tutti i punti di vista, incluso quello ambientale.

“I soldi non fanno la felicità”, dice la saggezza popolare. Un detto che, visto dalla prospettiva di un’intera società civile, potrebbe diventare: “la crescita economica non fa il benessere, soprattutto il benessere sostenibile”. Per avere un’idea più precisa del benessere di una nazione e della sua sostenibilità servono indici complessi che valutino in modo completo la vita e le attività di ciascun Paese e dei suoi abitanti e gli impatti che le scelte nazionali e individuali hanno sull’ambiente e la società civile nel suo complesso. Sono diversi gli indici di questo tipo oggi disponibili, inclusi i due sviluppati dal gruppo di esperti BCFN che misurano in un caso il benessere attuale e nell’altro la sostenibilità del benessere. E a quelli già disponibili si aggiungerà presto anche il Food and Nutrition Sustainability Index, sviluppato da BCFN in collaborazione con la nota rivista The Economist e che verrà presentato nel corso del BCFN Forum 2016 in programma il 1 dicembre a Milano.

Tutte le dimensioni della sostenibilità
Cosa significa benessere sostenibile? Di certo non significa esclusivamente crescita economica, una condizione che, da sola, non è in grado di garantire migliori livelli di benessere per l’intera società. Gli indicatori del benessere economico non tengono conto del fatto che il benessere è una condizione fatta di molte dimensioni, nessuna delle quali può essere trascurata, dal tempo libero alla qualità dei servizi ospedalieri e dell’aria che si respira, alla possibilità di ricevere un’istruzione e di avere un trattamento giusto di fronte alla legge. E non basta. Per essere sostenibile il benessere deve tenere conto anche di altre variabili, come per esempio l’impatto sull’ambiente delle attività svolte e la loro capacità di garantire un benessere non limitato sul breve periodo, ma disponibile anche per le future generazioni. Non bisogna infine dimenticare che parlare di benessere di una società significa riferirsi anche a quello dei singoli individui e ciò implica avere a che fare con due principali dimensioni: quella soggettiva e quella oggettiva. In altre parole bisogna tenere conto sia di aspetti che senza dubbio sono fonte di benessere per tutti (per esempio la qualità dell’aria) e di altri che dipendono da una valutazione personale e da ciò che ciascuno intende per benessere.

Indicatori e indici
Il benessere di una nazione (…) non può essere facilmente desunto da un indice del reddito nazionale”. Lo diceva già nel 1934 Simon Kuznets, l’economista ideatore del PIL, ancora oggi utilizzato come principale misura dell’attività economica di un paese. Il PIL – prodotto interno lordo – è anche uno degli indicatori più utilizzati per misurare l’intero sviluppo socio-economico, ma questo utilizzo in realtà non è corretto dal momento che solo integrando i dati del PIL con quelli relativi ad altri importanti indicatori del benessere si può arrivare a un quadro completo e vicino alla realtà. Scegliere gli indicatori che poi serviranno per costruire un indice, significa in un certo senso scegliere i pioli che comporranno una scala grazie alla quale una nazione potrà salire in alto nella classifica del benessere sostenibile. Ma quali sono questi indicatori? E come vengono scelti? Come accade spesso, generalizzare non è semplice e soprattutto non è corretto: ogni indice può basarsi su diversi indicatori, ma se davvero si vuole descrivere il benessere sostenibile, si deve tenere conto nella scelta di alcune idee di base. Queste idee corrispondono alle raccomandazioni della commissione Sen-Stiglitz-Fitoussi, ovvero analizzare una gamma di variabili ampia e di natura diversa sulle quali possono essere costruiti – con tutti gli accorgimenti statistici e matematici del caso – gli indici che misurano la vera sostenibilità.

Gallery

Articoli correlati

cibo e sostenibilità

Il ristorante? Può essere sano e sostenibile

Mangiar fuori casa non è sinonimo di cibo di scarsa qualità e sprechi. L’importante è che ne siano consapevoli sia i ristoratori sia i clienti. Intervista con Juliane Caillouette Noble che rappresenta l’associazione britannica dei ristoratori attenti all’ambiente.
Leggi tutto
cibo e sostenibilità

Food Tank e BCFN, una partnership di valori

Le due organizzazioni collaborano ormai stabilmente per portare avanti le tematiche dell’agricoltura sostenibile e del cibo per tutti. Nel 2016 BCFN ha partecipato ai summit di Food Tank attraverso i suoi Alumni. Nel 2017 sono già stati programmati altri interessanti eventi in cui discutere e lavorare per lo sviluppo di buone pratiche a livello individuale e collettivo.
Leggi tutto
cibo e società

Un premio per il giornalismo di qualità

BCFN e Thomson Reuters Foundation lanciano un grande concorso per il giornalismo ambientale rivolto ai giornalisti che si sono occupati di sostenibilità alimentare affrontando i grandi paradossi della modernità. Sono ammessi articoli, fotografie e video. Nella giuria alcuni esperti di fama mondiale.
Leggi tutto
Questo sito utilizza cookie per inviarti comunicazioni e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.   Leggi tuttoOk