Gli agricoltori nutrono il mondo

Gli agricoltori nutrono il mondo

15 Gennaio 2021

Gli agricoltori nutrono il mondo

Una carrellata delle problematiche, delle sfide e delle vittorie di chi sta alla base delle filiere alimentare, gli agricoltori, sui quali serve investire per garantire cibo davvero sostenibile.




Dal land grabbing – il furto di terra – ai diritti dei lavoratori e al ruolo degli agricoltori nella crisi generata dalla pandemia. Di questo e molto altro si è parlato nella sessione dedicata all’agricoltura nel corso del Forum InternazionaleResetting the Food System from Farm to Fork - Setting the Stage for UN 2021 FOOD Systems Summit”, promosso da Fondazione Barilla e Food Tank. Moderati da Laura Reiley, giornalista del Washington Post, hanno preso parte alla discussione figure di spicco di questo settore: Leah Penniman, cofondatrice della Soul Fire Farm; Edie Mukiibi, vicepresidente di Slow Food International; e Jannes Maes, presidente dello European Council of Young Farmers (CEJA).


In Africa come in Europa

La terra è al centro della vita ma anche delle preoccupazioni degli agricoltori in tutto il mondo: dai piccoli produttori agricoli nel continente Africano ai coltivatori nell’Europa occidentale. Lo hanno spiegato con precisione di particolari Edie Mukiibi e Jannes Maes, descrivendo due mondi e due modi di fare agricoltura che solo apparentemente sono diversi. 

In Africa, i piccoli agricoltori sono i maggiori stakeholder del settore agroalimentare, producono il cibo che sostiene le comunità e hanno avuto un ruolo di primo piano anche durante la pandemia, riuscendo a rifornire le aree urbane con il loro prodotti” ha spiegato Mukiibi, ricordando che il land grabbing in Africa è presente sotto forma di leggi nazionali che sottraggono la terra ai piccoli agricoltori locali in favore degli interessi delle grandi aziende. Proprio per opporsi in modo efficace a queste ingiustizie stanno nascendo movimenti di giovani agricoltori e popolazioni indigene. Movimenti necessari per salvaguardare oltre alla terra anche il patrimonio di conoscenza di questi operatori, “piccoli ma numerosi” come li definisce Mukiibi. 


Non c’è sostenibilità senza il rispetto dei diritti

Anche in Europa occidentale per noi giovani agricoltori la terra è la sfida maggiore da affrontare: non si parla nel nostro caso di possedere il terreno, ma del diritto di utilizzarlo per poter produrre” ha affermato Jannes Maes. Tra i grandi problemi in Europa il coinvolgimento dei giovani in agricoltura, la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico occupano ruoli di primo piano. “Non possiamo pensare di risolvere la crisi climatica senza investire in agricoltura e non possiamo investire in agricoltura senza tener conto della crisi climatica” ha concluso Maes. 

La terra è la base di ogni rivoluzione, libertà, giustizia ed uguaglianza” ha esordito Leah Penniman citando Malcom X per introdurre il suo intervento sul tema dei risarcimenti ai contadini neri e alle popolazioni indigene. “Quando parliamo di risarcimenti dobbiamo parlare di terra” ha aggiunto, ricordando la situazione attuale negli Stati Uniti e a livello globale. Circa 1,5 miliardi di acri di terra sono stati sottratti alle popolazioni indigene, oltre 16 milioni alla comunità di colore anche con metodi violenti e discutibili. “È necessario redistribuire queste terre e ci sono dei modelli e degli approcci già sperimentati per farlo con successo” ha spiegato. 

Proseguendo nella sua analisi sulle condizioni di diseguaglianza e sfruttamento di alcune categorie di lavoratori agricoli, Penniman ha anche fatto riferimento alla pandemia di Covid-19, che ha esacerbato e reso più evidenti sfide e ingiustizie presenti da decenni anche negli Stati Uniti. “Un aspetto positivo è che forse per la prima volta, proprio grazie alla pandemia, ci stiamo rendendo conto di come trattiamo questi lavoratori, così essenziali per il nostro sistema produttivo. Mi auguro che questa presa di coscienza non sia solo un effetto temporaneo, ma duri nel tempo e porti reali cambiamenti” ha auspicato. 

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