Giovani e SDGs: pochi conoscono il ruolo dell’alimentazione

Giovani e SDGs: pochi conoscono il ruolo dell’alimentazione

05 Giugno 2019

Giovani e SDGs: pochi conoscono il ruolo dell’alimentazione

Un’indagine commissionata da Fondazione Barilla a IPSOS rivela che la metà dei giovani intervistati è poco informata sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ma è convinta che le scelte virtuose dipendano soprattutto dal coinvolgimento personale.


Che rapporto c’è tra giovani e sostenibilità? I giovani italiani sembrano ben disposti nei confronti delle battaglie per ridurre l’impatto dei comportamenti umani sul cambiamento climatico, ma non sono sufficientemente informati sulle strategie da mettere in atto per ottenere risultati duraturi, conoscono poco gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dalle Nazioni Unite e, soprattutto, non sanno quanto la produzione agricola e il cibo che consumano abbiano un impatto sulla sostenibilità. Lo dimostra un’indagine condotta da IPSOS per conto di Fondazione Barilla su un campione di 800 giovani tra i 14 e i 27 anni. I dati saranno presentati oggi nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso da ASviS (l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), nell’ambito dell’evento “Salute, Alimentazione e Agricoltura Sostenibile: Educare gli adulti di domani”. Rivolgendosi a rappresentanti istituzionali, esperti di settore, attori del settore agro-alimentare e società civile, l’appuntamento vuole mettere in luce il ruolo centrale dell’educazione alla sostenibilità al fine di promuovere la consapevolezza dei paradossi del nostro tempo, quali la coesistenza di fame e obesità e il contemporaneo sfruttamento delle risorse naturali e dello spreco di cibo.  

Solo 1 su 3 dei giovani che conoscono il concetto di sostenibilità, pensa infatti che il benessere del Pianeta dipenda anche da cosa mettiamo nel piatto. Un peccato se si pensa che, in realtà, proprio la produzione agricola è responsabile del 24% delle emissioni di gas serra. Una sola consapevolezza emerge tra i ragazzi: ridurre lo spreco alimentare è il più importante comportamento sostenibile da adottare (più che scegliere cibo a KM0 o ridurre gli imballaggi). Lo pensa infatti il 50% dei ragazzi.


Agire in fretta, agire con consapevolezza

Agire in fretta è più importante che mai. Il 2030, l’anno che le Nazioni Unite hanno sancito come scadenza per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) è sempre più vicino e per realizzarli serve costruire quanto prima un vero dialogo tra l’uomo e l’ambiente. E i giovani sembrano aver preso in mano la questione, grazie anche al successo di iniziative come Fridays For Future. Negli ultimi mesi, infatti, milioni di giovani hanno dimostrato di essere sensibili al tema della sostenibilità, scendendo nelle piazze di tutto il mondo per ribadire con forza il proprio impegno nella lotta al cambiamento climatico. 

L’obiettivo dello studio condotto da IPSOS per Fondazione Barilla era misurare la consapevolezza degli SDGs tra i giovani e indagare il grado di profondità con cui questi obiettivi sono compresi e fatti propri. In più, l’indagine ha voluto valutare se e in che misura la conoscenza degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile si traduce in comportamenti concreti e in una reale presa di coscienza.


I risultati

I giovani intervistati (per il 52% maschi) hanno tra i 14 e i 27 anni e provengono per la maggior parte dal Sud e dalle Isole (38%). Vista la giovane età (il 41% è under 20), la maggior parte di loro frequenta ancora la scuola (il 60% si dichiara studente e, in totale, il 39% ha conseguito il titolo di scuola media e il 24% è diplomato presso una scuola superiore), mentre 7 su 10 vivono con i genitori.

Secondo i dati raccolti, il 44% dei giovani risulta disinformato su temi di politica, attualità ed economia, e solo il 15% risulta attento e costantemente informato. E infatti, come spesso accade anche fra i più grandi, i ragazzi sono portati a mettere in relazione la sostenibilità solo con gli aspetti ambientali, mentre restano sullo sfondo i temi, altrettanto importanti, della sostenibilità associata all’economia (13%), alla società (9%), al cibo e all’alimentazione (9%).

La scarsa informazione si correla direttamente con l’atteggiamento generale e i diversi comportamenti quotidiani in relazione allo spreco e alle scelte di sostenibilità alimentare: i giovani attenti e i giovani informati tendono a preferire prodotti da agricoltura sostenibile, a leggere sempre con attenzione le etichette alimentari e cercano di evitare gli sprechi d’acqua. 

Tuttavia, anche tra chi meglio segue le buone regole di comportamento e un’alimentazione sostenibile con una dieta di tipo mediterraneo, manca ancora una visione olistica di cosa significhi sostenibilità alimentare. Tra i 14-15enni, meno di un terzo ha acquisito il concetto di sostenibilità, ma la percentuale tende a crescere in proporzione all’età, fino a superare di poco il 50% tra i più grandi (24-27enni). 

Le percentuali crollano invece quando si indaga la famigliarità con gli SDGs: il 55% degli intervistati non ne ha mai sentito parlare né ha mai visto l’immagine ufficiale dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. 

Il ruolo dell’educazione

SDGs e cibo devono andare a braccetto per arrivare al 2030 in una condizione migliore di quella attuale. Il nostro Pianeta sta bruciando e il tempo per salvarlo è poco, ma tanti giovani non sembrano esserne consapevoli. Serve il contributo di tutti per formare i ragazzi e in questo, chiaramente, un ruolo centrale lo gioca il sistema scolastico con gli insegnanti, che possono aiutare a diffondere la consapevolezza che il cibo è il file rouge che unisce i 17 Obiettivi. Solo 2 under 27 su 5 adottano diete sostenibili, come la Dieta Mediterranea, forse perché non hanno chiara l’importanza che questo modello alimentare può ricoprire per la salute nostra e del Pianeta. Fondazione Barilla ha avviato un programma educativo, in protocollo con il MIUR, per parlare ai docenti e ai loro studenti, proprio di cibo e sostenibilità. Un impegno pluriennale, perché il nostro futuro passa da lì”, ha spiegato Anna Ruggerini, Direttore Operativo di Fondazione Barilla.

Il 45% del campione che conosce bene o almeno superficialmente l’argomento ha infatti ricevuto le informazioni dalla scuola o dall’università, mentre solo nella fascia 24-27 anni la fonte principale diventano i media, e in particolare web e giornali. 

Di fatto, avere familiarità con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile non è condizione sufficiente perché i giovani sentano un dovere impellente ad agire subito. Ciò che fa la differenza, invece, è il senso di coinvolgimento nella presa in carico del problema, a prescindere dalla conoscenza qualificata della tematica. Infatti i più giovani, che frequentano la scuola secondaria, sollecitati sulle implicazioni dei cambiamenti climatici tendono a riconoscerne la rilevanza, mentre sono più critici gli studenti universitari. 

A conclusione dell’analisi, gli esperti di IPSOS ricordano che, sulla base di quanto emerso dall’indagine, la lotta al cambiamento climatico potrebbe proprio essere il punto di partenza per veicolare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile tra i giovani. Bisogna insistere soprattutto sulle implicazioni a livello personale e sociale, con l’aiuto delle istituzioni scolastiche e delle famiglie.


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