Giovani e agricoltura: insieme per la sostenibilità alimentare

Giovani e agricoltura: insieme per la sostenibilità alimentare

30 Agosto 2019

Giovani e agricoltura: insieme per la sostenibilità alimentare

Sono sempre meno i giovani che si dedicano all’agricoltura, ma “ricucire lo strappo” è possibile grazie a nuove tecnologie e all’impegno internazionale.

La FAO lo spiega molto chiaramente: manca forza lavoro in agricoltura, ma nonostante ciò i giovani sembrano non voler cogliere l’occasione e in numero sempre minore si dedicano a questa professione. “I giovani che vivono nelle aree rurali vedono l’agricoltura come un’attività faticosa oltre che poco remunerativa e poco prestigiosa e continueranno a trasferirsi nelle aree urbane se non riusciranno a trovare incentivi e opportunità in campagna” si legge nel rapporto FAO “Youth and Agriculture: Key Challenges and Concrete Solutions”. Tale tendenza, oltre a contribuire al sovrappopolamento delle città e alla disoccupazione delle aree cittadine, avrà un impatto forte anche sulla produzione alimentare. Da qui la spinta della FAO e di altre organizzazioni internazionali per cercare di investire sui giovani in agricoltura, visti come chiave della sicurezza e della sostenibilità alimentare future. 


Non è (più) un mestiere per giovani 

I giovani e l’agricoltura non vanno molto d’accordo. O almeno questo è quanto si evince dalla lettura dei dati più recenti riportati dal Food Sustainability Index (FSI), che valuta la sostenibilità alimentare e nasce dalla collaborazione tra Fondazione Barilla e la Intelligence Unit dell’Economist. L’analisi 2018 mette in luce che solo in tre dei 67 Paesi valutati la percentuale di giovani coinvolti nell’agricoltura supera il 50% (Rwanda 62%, Zimbabwe 60% e Zambia 57%). In Europa, il Paese con la maggior percentuale di giovani dediti all’agricoltura è la Romania (17%) seguita dalla Polonia (9%), mentre in nazioni come Regno Unito e Stati Uniti d’America solo un giovane su 100 sceglie questa attività. L’età media degli agricoltori rafforza ulteriormente il concetto di un’agricoltura che invecchia. Anche se in Senegal e in Camerun gli agricoltori hanno in media 21 e 22 anni, rispettivamente, in Europa l’età media di chi lavora nei campi non scende mai sotto i 45 e arriva a 60 nel Regno Unito. Nell’analisi del FSI, gli agricoltori più anziani sono i giapponesi, con un’età media di 67 anni. 


Sei grandi sfide per giovani e agricoltura

Secondo le stime, i giovani tra i 15 e i 24 anni saranno 1,3 miliardi nel 2050, il 14% della popolazione mondiale e una forza lavoro indispensabile a quel sistema di agricoltura sostenibile che dovrà essere introdotto per poter soddisfare le esigenze nutrizionali di una popolazione in costante crescita. I dati però parlano chiaro e confermano che attualmente i giovani faticano ad avvicinarsi all’agricoltura soprattutto a causa di sei principali ostacoli, descritti in dettaglio nel report FAO già citato in precedenza. Il primo è senza dubbio la mancanza di accesso a conoscenza, informazioni e istruzione che limita in molte aree la produttività e le nuove iniziative imprenditoriali. In secondo luogo, per i giovani è oggi piuttosto difficile avere accesso alla terra, condizione necessaria per poter intraprendere un’attività agricola, e questo ostacolo si lega anche alla difficoltà per i giovani di accedere a servizi finanziari (come per esempio un prestito) e poter così investire nell’agricoltura. Chiudono la lista delle barriere che allontanano i giovani dall’agricoltura anche il limitato accesso alle professioni “verdi” e sostenibili, per le quali troppo spesso i giovani non sono sufficientemente qualificati, e lo scarso coinvolgimento nel dialogo politico delle nuove generazioni. Come spiegano gli esperti FAO, tale esclusione dalla scena politica fa sì che le autorità non siano in grado di identificare e di soddisfare al meglio tutte le necessità dei possibili agricoltori di domani. 


Un’agricoltura a misura di giovane

L’innovazione e la tecnologia sono oggi parte integrante della vita di molti giovani e secondo gli esperti potrebbero anche rappresentare la chiave per riavvicinare le giovani generazioni all’agricoltura. I sistemi di agricoltura di precisione costituiscono già oggi una parte importante del nuovo modo di coltivare i campi: con i droni si riesce per esempio a raccogliere dati in tempo reale e a programmare al meglio le pratiche agricole. Ma nell’agricoltura del futuro trovano posto anche numerose app, come per esempio FAMEWS app, disegnata per combattere attraverso un sistema di raccolta e condivisione dati la diffusione del parassita lafigma (Spodoptera frugiperda) che ha già creato danni enormi ai raccolti nei paesi dell'Africa sub-sahariana. I piccoli pescatori possono utilizzare invece la Abalobi App che permette di registrare i dati relativi ai pesci pescati e ai guadagni ottenuti, aiutando queste comunità a diventare sempre più resilienti e ad affrontare sfide globali come i cambiamenti climatici. Ultime, ma solo in ordine di arrivo, sono diverse app che forniscono in tempo reale informazioni sui rischi per i raccolti legati al meteo, sulla disponibilità sul mercato di materie prime o sulla domanda per determinati prodotti agricoli oppure, ancora, su come produrre, conservare e consumare cibi nutrienti. 

Dal momento che le competenze digitali sono, quasi per definizione, proprie dei più giovani, viene da pensare che solo le nuove generazioni saranno in grado di ricoprire con successo i ruoli principali nell’agricoltura del futuro.  


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