Food Sustainability Index 2021: le sfide di sostenibilità per i paesi del G20

Food Sustainability Index 2021: le sfide di sostenibilità per i paesi del G20

15 Luglio 2021

Food Sustainability Index 2021: le sfide di sostenibilità per i paesi del G20

In un’anteprima della quarta edizione del report si accendono i riflettori sulle responsabilità dei “grandi” dell’economia mondiale e sulle opportunità legate a un loro impegno verso la sostenibilità.

A pochi giorni dalla conclusione del vertice dei ministri dell’Economia dei paesi del G20 (Venezia, 8-11 luglio 2021) è stato presentato nel corso di un webinar il report Fixing Food 2021: An opportunity for G20 countries to lead the way, frutto della collaborazione tra gli esperti dell’Economist Intelligence Unit (EIU) e Fondazione Barilla. 

E proprio sui paesi del G20 si concentra il documento.

“Con meno di 10 anni disponibili per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, sono necessarie un’azione coraggiosa e una forte leadership per rendere i nostri sistemi alimentari più sostenibili” scrivono gli autori del report, ricordando che se le tendenze attuali non verranno modificate in modo sostanziale, non sarà possibile raggiungere la maggior parte dei 17 obiettivi prefissati per il 2030. 


Paesi del G20, attori protagonisti

Non è certo un caso che il report appena presentato punti l’attenzione su queste nazioni. Come descritto in dettaglio dagli esperti, i cosiddetti “grandi” della Terra rappresentano infatti oltre il 60% della popolazione mondiale, l’80% del prodotto interno lordo (PIL), ma anche il 75% di tutte le emissioni di gas serra e utilizzano il 60% della terra coltivabile a livello globale. “La sfida per I membri del G20 è quella di diventare un esempio per altri paesi su come raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile: queste nazioni hanno sia l’opportunità che la responsabilità di tracciare la via verso sistemi alimentari più sostenibili” ha affermato Martin Koehring dell’EIU, moderatore del webinar nel quale il report è stato presentato ufficialmente.

In quest’ottica non può essere dimenticato il fatto che “Persone, Pianeta e Prosperità” sono le tre parole chiave che rappresentano le priorità del G20 2021 sotto la presidenza italiana, priorità che non possono prescindere dalla sostenibilità dei sistemi alimentari e dal cibo, con il suo impatto trasversale su molteplici temi discussi negli incontri internazionali. 


Passi avanti, ma ancora spazio per migliorare

Il report definitivo con i dati aggiornati e completi del Food Sustainability Index (FSI), che coinvolge in questa sua nuova versione ben 78 paesi (92% della popolazione globale), verrà pubblicato a novembre 2021, ma nel frattempo il documento sui paesi del G20 scatta una fotografia importante, seppur parziale, dello stato dell’arte. 

I risultati del FSI correlano molto strettamente con i progressi verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e con il Human Development Index” ha esordito Diana Hindle Fisher, Diana Hindle Fisher, membro dell’EIU, che ha presentato i principali risultati della ricerca sui paesi del G20. Tra queste nazioni, alcune delle più virtuose secondo il FSI del 2021 sono Canada, Giappone, Australia, Germania e Francia, con differenze di classifica a seconda degli indicatori presi in considerazione. 

Sin dalla sua prima edizione, una delle caratteristiche del FSI è quella di andare oltre la mera analisi dei dati e di presentare anche potenziali “azioni” per poter passare dalla teoria alla pratica. E il report sui paesi del G20 non fa eccezione, tanto che per ognuno dei tre grandi pilastri che caratterizzano l’indice (spreco e perdita di cibo, agricoltura sostenibile e sfide nutrizionali) propone un elenco di azioni indirizzate ai diversi attori che devono essere coinvolti nel cambiamento: policy makers, mondo del business e società civile.  


Risultati sotto la lente

Se si guarda in dettaglio allo spreco e alla perdita di cibo, le migliori performance sono da attribuire a Canada, Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti: “In tutti questi paesi notiamo la presenza di legislazioni nazionali specifiche contro lo spreco di cibo” ha spiegato l’esperta. 

La classifica dell’agricoltura sostenibile è guidata da Corea del Sud, Germania, Australia, Canada e Giappone, anche se nella maggior parte dei paesi del G20 sono presenti iniziative legate ad agricoltura urbana, leggi per il diritto alla terra, finanziamenti per gli agricoltori ed enti di ricerca dedicati. Resta il fatto che solo metà dei paesi del G20 prende in considerazione in modo completo il cambiamento climatico nelle proprie politiche agricole

Infine, Giappone, Francia, Regno Unito, Australia e Canada fanno registrare le migliori performance per quanto riguarda le sfide nutrizionali. “Quasi tutti i paesi hanno in essere programmi che promuovono l’alimentazione sana, ma ancora troppo pochi (solo 4) incorporano la sostenibilità nelle loro linee guida alimentari” ha precisato Hinder Fischer, illustrando anche le differenze tra le nazioni in termini di possibilità reale di arrivare a una dieta sostenibile. Un traguardo raggiungibile per nazioni come Australia, Canada o Germania, molto più impegnativo per altre quali India o Indonesia.


G20, ago della bilancia?

Non puoi gestire ciò che non puoi misurare” ha detto nel corso della presentazione Marta Antonelli, Direttore della Ricerca per Fondazione Barilla, sottolineando l’importanza di uno strumento come il FSI, che si trasforma e si aggiorna nel tempo diventando sempre più inclusivo. “Abbiamo bisogno dell’impegno comune dei paesi del G20 per raggiungere l’obiettivo di una reale trasformazione dei nostri sistemi alimentari” ha aggiunto, riferendosi in particolare al report appena pubblicato. 

Il report mostra che sono stati compiuti passi in avanti in molti degli indicatori presi in considerazione nel FSI, ma ci dice anche che c’è ancora molto lavoro da fare e molte possibilità di migliorare” le ha fatto eco Barbara Buchner, Global Managing Director della Climate Policy Initiative. “È importante far passare il messaggio che le sfide di sostenibilità possono rappresentare anche un’opportunità di crescita economica e servono nuovi approcci e investimenti in questo senso” ha aggiunto. 

La creazione di un sistema alimentare resiliente è invece uno dei punti di cui Danielle Nierenberg, Presidente e Fondatrice di Food Tank ha voluto sottolineare l’importanza. “Dobbiamo ripensare i nostri sistemi alimentari attuali; nemmeno i paesi del G20 sono immuni agli shock che possono essere gestiti solo con una grande resilienza” ha spiegato, ricordando l’importanza di apprendere uno dall’altro e di collaborare dopo l’esperienza della pandemia. “Non possiamo ‘tornare alla normalità’, perché era una normalità troppo fragile sotto diversi punti di vista” ha affermato.

Unanime la considerazione finale degli esperti: i paesi del G20 hanno le possibilità, ma anche la responsabilità, di spostare gli equilibri per raggiungere il traguardo della sostenibilità.


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