Forum Bruxelles: Il Food Sustainability Index scatta una foto all’Europa

Forum Bruxelles: Il Food Sustainability Index scatta una foto all’Europa

Forum Bruxelles: Il Food Sustainability Index scatta una foto all’Europa

Tanti esempi virtuosi nel campo della sostenibilità dei sistemi agro-alimentari, ma anche margini per migliorare all’interno dei paesi della Comunità Europea osservati con gli occhi attenti del Food Sustainability Index presentato al Forum BCFN di Bruxelles.

Uno sguardo all’intero ciclo di vita della sostenibilità alimentare, nel quale si osserva la dimensione economica della questione, ma anche quella sociale e quella ambientale”. Sono le parole pronunciate da Leo Abruzzese, Direttore Generale Politiche Pubbliche alla Intelligence Unit dell’Economist (EIU), per descrivere il Food Sustainability Index, nato dalla collaborazione tra BCFN ed EIU. Giunto all’inizio del suo terzo anno di vita, l’indice non rappresenta una mera ‘classifica’ di Paesi più o meno virtuosi, ma piuttosto uno strumento per identificare le best practice, le strategie vincenti che potrebbero facilitare il cammino verso la sostenibilità in Europa e nel mondo intero. “Non dimentichiamo che gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite ci dicono quali sono i traguardi da raggiungere, ma non spiegano come farlo. In questo senso l’indice potrebbe dare risposte concrete” ha affermato Abruzzese nel corso del suo intervento al Forum internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato da BCFN che per la prima volta nel 2018 ha raggiunto anche Bruxelles, primo di tre appuntamenti previsti nel corso dell’anno (i prossimi a New York e Milano).

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Punti di forza… 

Con i suoi 34 paesi coinvolti (in rappresentanza dell’85% del PIL mondiale) e i 55 indicatori, il Food Sustainability Index analizza in dettaglio le politiche di sostenibilità messe in campo a livello globale, ma nel suo intervento Abruzzese ha voluto stringere lo sguardo sull’Europa. “Non c’è occasione migliore del Forum di Bruxelles per parlare dei traguardi raggiunti dai paesi dell’Unione Europea (EU) e anche di ciò che ancora possiamo migliorare” ha affermato l’esperto. 

Tra i 6 punti di forza citati emergono, tra gli altri, la qualità delle politiche per la gestione dello spreco di cibo, con la Francia che funge da esempio positivo grazie all’obbligo imposto ai supermercati di ridistribuire gli eccessi alimentari. Buoni risultati anche  anche dal punto di vista dell’agricoltura biologica e urbana e della regolamentazione del benessere degli animali, settore quest’ultimo nel quale i paesi EU sono tra i migliori a livello mondiale. L’EU si dimostra inoltre attenta alle condizioni di lavoro degli agricoltori e all’educazione nutrizionale. “In molte nazioni europee sono previsti programmi di educazione nutrizionale obbligatori per i giovani, specie nelle scuole” ha spiegato Abruzzese.

…e punti deboli

Se in molte voci prese in considerazione nel Food Sustainability Index l’Europa esce a testa alta, ce ne sono altre per le quali è necessario incrementare gli sforzi. La “diversità” rappresenta uno dei punti deboli sia quando si parla di biodiversità ambientale, sia quando ci si riferisce alla diversità di genere nella popolazione degli addetti all’agricoltura. “Le donne rappresentano meno dell’1% degli agricoltori nell’area EU” ha precisato Abruzzese, aggiungendo che l’età media dei lavoratori del settore agricolo si attesta attorno ai 57-58 anni. “Un quadro davvero poco sostenibile, soprattutto se lo si associa al fatto che la spesa pubblica in ricerca e sviluppo nel settore è piuttosto bassa e pari al 2% circa del PIL” ha detto.  Altro tallone di Achille della sostenibilità in Europa riguarda la nutrizione e in particolare il consumo ancora troppo elevato di carne e di sale/zucchero. “Il 13% della dieta di un tedesco è fatto di zucchero” ha affermato Abruzzese citando la percentuale più alta in Europa.  “I dati presentati in questa occasione e quelli ottenuti nei due anni di lavoro già trascorsi sono a disposizione di chiunque li voglia consultare. Puntiamo a una gestione trasparente e interattiva dell’indice, che presto si arricchirà dei dati di altre 33 nazioni, molte delle quali dell’Africa sub-sahariana e potrà fornire un quadro ancora più completo della sostenibilità a livello globale” ha concluso Abruzzese. 


  


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