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Food Sustainability Index: per trovare il cibo veramente “buono”

Un indice frutto della collaborazione internazionale tra BCFN e l’Economist Intelligence Unit (EIU) aiuterà i policy makers, società civile, settore privato e semplici cittadini a prendere decisioni consapevoli e corrette per diffondere le buone pratiche riguardo al cibo sostenibile per la salute e per l’ambiente.

Perché un cibo possa davvero essere definito “buono” non basta che sia ricco di gusto. Il cibo italiano è tra i più buoni al mondo quando si parla di gusto, ma come sistema alimentare possiamo e dobbiamo fare meglio dichiara Guido Barilla, presidente di BCFN. E proprio per capire quali sono i paesi con i migliori sistemi alimentari che nasce il Food Sustainability Index (FSI), l’indice di sostenibilità del cibo, presentato ufficialmente a Milano il 1 dicembre 2016 nel corso del 7° Forum internazionale su cibo e nutrizione organizzato da BCFN.

Non una semplice classifica
Tre le colonne portanti sulle quali si è basata l’analisi, svolta in collaborazione tra BCFN e gli esperti della The Economist Intelligence Unit (EIU): agricoltura sostenibile, sfide nutrizionali e spreco di cibo. Valutando 58 parametri appartenenti a queste tre macro-categorie, gli esperti sono giunti alla realizzazione del nuovo indice di sostenibilità alimentare, stilando la classifica dei paesi dove il cibo rispetta sia i criteri salutistici sia quelli ambientali e sociali. “Il nuovo indice è uno strumento diagnostico, di pianificazione e di monitoraggio” sottolinea Barbara Buchner, direttore esecutivo Climate Finance-Climate Policy Initiative e membro del board BCFN, ma “la classifica finale, in realtà, rappresenta la parte minore del progetto” spiegano Adam Green, senior Editor EIU, e Lucy Hurst, direttore EIU Consulting, EMEA, che nel corso del Forum milanese hanno presentato i risultati raggiunti. “In verità si tratta di una vera e propria ‘call to action’ per tutte le nazioni che puntano alla sostenibilità e un modo per imparare dai paesi più virtuosi, quelli in cima alla classifica”.

I risultati in sintesi
In cima alla classifica dei paesi dove il sistema alimentare è più sostenibile si collocano Francia, Giappone e Canada, risultati i tre migliori sui 25 analizzati (nello specifico, 20 paesi in rappresentanza dei due terzi della popolazione globale e dell’85 per cento del PIL mondiale, più cinque nazioni provenienti da regioni altrimenti non rappresentate come Nigeria, Etiopia, Colombia, Emirati Arabi Uniti e Israele). La medaglia d’oro assegnata ai francesi è legata soprattutto alle politiche nazionali sullo spreco di cibo e al loro approccio razionale all’alimentazione, mentre Giappone e Canada ottengono rispettivamente il secondo e il terzo posto grazie alle politiche di agricoltura sostenibile e alla diffusione di regimi alimentari equilibrati. In coda alla classifica l’India che, assieme a paesi come Arabia Saudita ed Egitto, deve far fronte alla doppia sfida malnutrizione/obesità e deve migliorare notevolmente anche nelle politiche agricole e in quelle di lotta agli sprechi. L’indice si è rivelato utile anche per tracciare alcune linee di tendenza all’interno del quadro globale, mettendo in luce, per esempio, le gravi carenze di micronutrienti nei paesi a medio e alto reddito, o la crescita dell’obesità nei paesi in via di sviluppo. Tutti i dettagli si possono scoprire visitando il sito https://www.barillacfn.com/it/food_sustainability_index/

Il futuro dell’Indice
Il prezioso lavoro che ha portato allo sviluppo del FSI è solo il primo passo per far comprendere, a tutti i livelli, l’importanza della connessione tra diversi aspetti legati alla nutrizione e al cibo se si vuole davvero arrivare a un sistema alimentare sostenibile per la popolazione e per l’ambiente. L’analisi può scendere infatti in ulteriori dettagli concentrandosi sulle singole città, come è successo con l’avvio di un progetto pilota, coordinato sempre da BCFN e EIU, che si chiama City Monitor. Si tratta di un progetto pensato per identificare gli indicatori più utili al fine di comprendere il funzionamento del “sistema cibo” a livello urbano e che nella fase iniziale ha coinvolto 16 città nel mondo: da Londra a Milano, passando per Johannesburg, Tel Aviv, Mumbai e molte altre, tutte inserite in una classifica sulla base della loro sostenibilità alimentare.

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