Food Sustainability Index 2017: una finestra sulla sostenibilità alimentare

Food Sustainability Index 2017: una finestra sulla sostenibilità alimentare

12 Gennaio 2018

Food Sustainability Index 2017: una finestra sulla sostenibilità alimentare

Per il secondo anno il Food Sustainability Index traccia il profilo di sostenibilità alimentare di numerosi Paesi in tutto il mondo, inserendo importanti novità metodologiche e strutturali rispetto alla prima edizione.

Non si tratta di un mero giudizio positivo o negativo sui paesi valutati. Il Food Sustainability Index (FSI) messo a punto dalla Intelligence Unit dell’Economist (EIU) con la collaborazione di BCFN rappresenta piuttosto uno strumento quantitativo e qualitativo per valutare in dettaglio la sostenibilità alimentare di una nazione. “Quella del 2017 è la seconda edizione dell’indice che presenta alcuni importanti cambiamenti rispetto alla precedente” ha spiegato Leo Abruzzese, direttore globale delle Public Policy alla EIU, annunciando tutte le novità e i risultati nel corso dell’ottava edizione del Forum internazionale su cibo e nutrizione

Numeri e novità della seconda edizione

Un totale di 34 Paesi che rappresentano l’85% del PIL globale e circa 2/3 della popolazione mondiale, analizzati in base a 35 indicatori principali e 50 sub-indicatori; il tutto organizzato in tre “pilastri”: nutrizione, agricoltura e spreco alimentare. Sono questi i numeri principali del FSI 2017, una finestra aperta sulla sostenibilità ambientale e fortemente legata agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. “L’indice si concentra soprattutto sugli obiettivi legati in qualche modo alla nutrizione e ai sistemi alimentari, toccando di fatto la maggior parte dei 17 goal” precisa Abruzzese. Rispetto alla prima edizione, nel 2017 sono stati aggiunti 9 Paesi ed è stato incrementato anche il numero degli indicatori analizzati soprattutto nell’area nutrizione (con aggiunte relative per esempio al consumo di sale, zucchero o grassi) e agricoltura (uso di pesticidi, biodiversità). 


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Sono cambiate anche le metodologie utilizzare per determinare i punteggi delle singole nazioni, calcolati oggi mediante uno schema che assegna un diverso peso ai singoli indicatori. 

Guardando i risultati generali dell’analisi emergono due considerazioni generali: l’importanza del coinvolgimento di tutti i settori, pubblico e privato, per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile e le performance non certo positive dei Paesi più ricchi per quanto riguarda indicatori come il consumo di zucchero (gli USA all’ultimo posto), di sale (Corea del Sud la peggiore) e di grassi (Francia fanalino di coda). E la classifica generale? Vede al primo posto il Giappone per quanto riguarda la nutrizione, grazie soprattutto allo stile di vita e all’alimentazione salutare e ricca di tutti i nutrienti necessari. Nel pilastro “spreco alimentare” la Francia si classifica prima grazie soprattutto alle politiche mirate messe in campo dal governo per ridurre lo spreco a tutti i livelli, mentre l’Italia ottiene il primo posto nel pilastro agricoltura per la sua ottima gestione delle risorse idriche in agricoltura. 


Ombre e luci sul Mediterraneo 

Sette dei nove Paesi entrati a far parte del FSI nel 2017 appartengono all’area del Mediterraneo, una regione al centro dei dibattiti sulla sostenibilità alimentare per diverse ragioni: in primo luogo per l’allontanamento dalla tradizionale dieta mediterranea a favore di regimi alimentari ricchi di grassi animali e di calorie, e in secondo luogo per gli effetti dei cambiamenti climatici, che in questa regione sono particolarmente evidenti e rapidi. “Guardando al bacino del Mediterraneo appare chiaro che non tutti i Paesi che si affacciano sul mare nostrum sono uguali” afferma Abruzzese che poi aggiunge: “Per questo motivo abbiamo suddiviso l’area in due parti: la regione nord - che include Italia, Francia, Portogallo e Spagna - e quella del sud-est, che include tutto il nord Africa e si spinge a est fino alla Giordania)”. In linea generale i Paesi del nord del Mediterraneo ottengono punteggi migliori nell’indice, ma non mancano i casi nei quali la regione del sud-est ottiene punteggi migliori. 

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I risultati del 2017 mostrano per esempio che per quanto riguarda la nutrizione, i Paesi del sud-est fanno registrare tassi ancora molto elevati di malnutrizione, e inoltre in tutto il bacino aumenta il livello di obesità. Anche in termini di spreco alimentare i Paesi dell’area sud-est non stanno svolgendo un buon lavoro, mentre per quanto riguarda l’acqua utilizzata in agricoltura, questi stessi Paesi fanno meglio dei “cugini” della regione del nord, grazie a una gestione più efficiente della preziosa risorsa. I dettagli e tutti i dati sono disponibili sul sito dedicato

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