Una finanza sostenibile contro i cambiamenti climatici

Una finanza sostenibile contro i cambiamenti climatici

Una finanza sostenibile contro i cambiamenti climatici

Dopo gli accordi sul clima di Parigi del dicembre 2015, la Commissione Europea ha intrapreso il percorso verso una finanza sostenibile sfociato recentemente in una proposta di legge concreta.

Il 24 maggio 2018 segna una data importante per la finanza del vecchio continente: è il giorno in cui, grazie a proposte ad hoc, la Commissione Europea adotta le prime misure concrete verso un’economia più verde e pulita. L’obiettivo della politica di finanza sostenibile sancita dalle nuove leggi è “rendere i mercati un incisivo strumento di contrasto ai cambiamenti climatici”, si legge nel comunicato stampa ufficiale di Bruxelles, nel quale si sottolinea l’intenzione dell’Europa “di assumere il ruolo di leader globale nella lotta ai cambiamenti climatici nell’attuazione degli accordi di Parigi”. 

Uno scenario complesso

L’accordo di Parigi sul clima ha fissato un obiettivo ambizioso, ovvero limitare l’innalzamento medio della temperatura globale, mantenendolo al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali. Un traguardo che si inserisce tra gli altri che l’Europa ha già messo in agenda per il 2030 in materia di clima ed energia: ridurre almeno del 40% le emissioni di gas serra rispetto al 1990, utilizzare almeno il 27% di energie rinnovabili sul totale dell’energia consumata e attuare un risparmio energetico pari almeno al 30% rispetto allo scenario attuale. Di fronte a queste sfide la buona volontà non basta, secondo i calcoli della European Investment Bank: servono nuovi investimenti per almeno 180 milioni di euro l’anno, che salgono a 270 milioni se si prendono in considerazione anche gli obiettivi nei settori dell’energia, dei trasporti, dell’acqua e dei rifiuti in generale. “Dobbiamo indirizzare gli investimenti verso progetti che siano compatibili con l’obiettivo finale di combattere i cambiamenti climatici” afferma Valdis Dombrovskis, vicepresidente responsabile per la Stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l'Unione dei mercati dei capitali. 


Anche la finanza ci guadagna

Una politica di sostegno dell’ambiente - che significa a conti fatti, anche una politica a sostegno dell’Agenda globale 2030 e dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite - non è vantaggiosa solo per la salute del Pianeta, ma anche per quella dell’economia e della finanza. I cambiamenti climatici minano infatti anche la stabilità finanziaria dell’Unione e provocano ingenti danni economici: le perdite seguite a eventi atmosferici estremi sono aumentate dell’86% tra il 2006 e il 2016 e hanno raggiunto i 110 milioni di euro nel 2017. Inoltre, molti investimenti finanziari messi in campo oggi rischiano di andare persi o di non fruttare quanto previsto se non si affronta la sfida dei cambiamenti climatici. Infine, ma non certo meno importante, le attività economiche sostenibili rappresentano un’opportunità commerciale da non sottovalutare. “Le proposte che la Commissione presenta oggi aumenteranno la trasparenza della finanza sostenibile e delle relative opportunità di investimento, in modo da fornire agli investitori informazioni attendibili perché possano fare la loro parte nella transizione verso un'economia circolare, a basse emissioni di carbonio ed efficiente sotto il profilo delle risorse” ha affermato Jyrki Katainen, vicepresidente responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività. 


Le misure sul campo

Queste le principali novità del nuovo sistema finanziario proposto dalla Commissione che mette al centro del processo di investimento rischi ambientali, sociali e di governance:

creazione di un sistema di classificazione unificato a livello dell’Unione Europea (tassonomia). Vengono definiti i criteri di base secondo i quali un’attività economica può essere considerata ecosostenibile anche per consentire agli investitori di compiere scelta più informate e consapevoli;

definizione chiara degli obblighi degli investitori e degli adempimenti informativi. Si introduce così chiarezza e coerenza sulle modalità di integrazione nei processi decisionali dei fattori ambientali sociali e di governance; 

creazione di indici per investimenti a basso impatto di carbonio. Tali indici permetteranno di mettere in campo investimenti più allineati con gli obiettivi di Parigi; 

fornitura di consulenza ai clienti in materia di sostenibilità. Nella valutazione della soddisfazione di un cliente in merito a un determinato prodotto dovrebbero essere prese in considerazione anche le preferenze in termini di sostenibilità.  


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