L’approccio FAO per una sostenibilità a tutto tondo

L’approccio FAO per una sostenibilità a tutto tondo

10 Gennaio 2019

L’approccio FAO per una sostenibilità a tutto tondo

Tra le organizzazioni più attive nella lotta alla fame attraverso la trasformazione dei sistemi alimentari attuali, la FAO propone una strategia globale che coinvolge diversi attori per raggiungere un obiettivo comune: la sostenibilità.

Si è parlato anche di economia, finanza e di collaborazione tra i politici e i grandi investitori internazionali nel corso della nona edizione del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato da BCFN e svoltosi a Milano alla fine del 2018. “La scienza che sta dietro alla sostenibilità è molto complessa, come dimostrano anche i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e le centinaia di target specifici e di indicatori utilizzati per valutare i progressi raggiunti” ha affermato nel corso della manifestazione milanese Roberto Ridolfi, Consigliere speciale per lo sviluppo di strategie e finanziamenti presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) a Roma. “Il concetto chiave da tenere a mente per un’azione di trasformazione dei sistemi alimentari davvero efficace e in grado di eliminare la fame è ‘espandere la sostenibilità’, rendendola protagonista in tutti i settori, incluso quello finanziario”. 

Un viaggio verso la sostenibilità: i dati parlano chiaro

La FAO è da sempre molto attiva nella lotta alla fame e alla malnutrizione, come dimostrano le numerose pubblicazioni che nel corso degli anni hanno scattato fotografie precise della situazione a livello globale, proponendo in molti casi soluzioni ai problemi. Tra queste spicca la seconda edizione del documento “Achieving Zero Hunger” nel quale si parla del ruolo degli investimenti in strumenti di protezione sociale e agricoltura. “Raccogliamo continuamente dati in modo sistematico e cerchiamo soluzioni ad hoc per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, in particolare il secondo, ovvero l’eradicazione della fame” ha spiegato Ridolfi, ricordando che per mettere in campo strategie davvero efficaci è necessario tenere conto dei numerosi fattori e delle sfide legate ai sistemi alimentari attuali. Gli esempi più noti riguardano senza dubbio la crescita della popolazione e l’urbanizzazione, i cambiamenti climatici e la povertà, ma non possono essere dimenticati fattori come le migrazioni, i conflitti, gli investimenti e le politiche commerciali internazionali. 

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La FAO collabora quotidianamente con le autorità dei diversi Paesi e sostiene un approccio basato sulla sostenibilità e la trasformazione dei sistemi alimentari puntando soprattutto sulle popolazioni delle aree rurali – dove vive la maggior parte dei poveri – con attenzione particolare per i piccoli agricoltori, uomini e donne” ha aggiunto l’esperto.

La proposta FAO

Come arrivare alla trasformazione dei sistemi alimentari attraverso questa “espansione della sostenibilità”? “Si tratta, in altre parole, di fare in modo che le pratiche sostenibili diventino la prassi in tutti i settori e questo traguardo può essere raggiunto solo grazie all’impegno delle grandi compagnie, senza dimenticare che anche le imprese più piccole possono contribuire in modo sostanziale” ha chiarito Ridolfi, presentando proposte che coinvolgono attori anche molto diversi tra di loro. 

Secondo l’esperto, che riporta il pensiero FAO, la politica da sola non basta, servono per esempio gli attori economici per internalizzare nuovamente i costi che sono stati esternalizzati ed è fondamentale spostare l’attenzione sugli investimenti con strumenti pratici e concreti. “Magari una serie di certificazioni della sostenibilità” ha suggerito, sottolineando che per creare le basi di partenza di approcci mirati sono di primaria importanza i dati aggiornati e gli indici, non ultimo il Food Sustainability Index, nato dalla collaborazione tra BCFN e l’Intelligence Unit dell’Economist (EIU). “In questo approccio a un tema così complesso, la FAO potrebbe agire come una sorta di guardiano degli obiettivi di sviluppo sostenibile, ma è importante che gli indicatori che determinano e misurano la sostenibilità vengano descritti in modo chiaro a tutti coloro che potrebbero essere coinvolti nella trasformazione: dagli chef alle cordate di aziende, dalle banche commerciali a quelle di finanziamento, dalle associazioni di agricoltori a quelle dei consumatori” ha concluso Ridolfi.  


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