Per la EU i rifiuti si gestiscono con l’economia circolare

Per la EU i rifiuti si gestiscono con l’economia circolare

Per la EU i rifiuti si gestiscono con l’economia circolare

La nuova normativa punta a eliminare discariche e inceneritori, facendo del riciclo lo standard per tutti gli imballaggi. Responsabili della messa a punto di nuove procedure di produzione e smaltimento saranno i produttori.

Le pratiche di economia circolare sono importanti per il raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, lanciati dalle Nazioni Unite nel 2015. L’economia circolare si identifica un modello di produzione e consumo dei beni capace di autorigenerarsi, in cui i flussi di materiali, sia biologici sia tecnici, si reintegrano nella biosfera o vengono rivalorizzati. I primi a definire in questi termini il concetto sono stati gli esperti della Ellen MacArthur Foundation, la nota fondazione britannica, leader mondiale proprio nei finanziamenti per i progetti inerenti all’economia circolare. 

Come è facile intuire, l’economia circolare riduce al minimo gli sprechi: attualmente le iniziative volte a limitare il consumo di risorse circoscrivono i danni e lentamente ritardano una crisi che però è insita nell’attuale modello economico lineare, e che risulta quindi inevitabile. La transizione al modello circolare è necessaria per evitare di raggiungere il punto di non ritorno per la sostenibilità del pianeta. 


image

I principi base dell’economia circolare

Adottare un nuovo approccio significa ridefinire e rivedere tutte le fasi dell’intera filiera produttiva e, secondo la Ellen McArthur Foundation, questo può essere fatto seguendo cinque principi base:

1. Ecoprogettare, ovvero, progettare i prodotti sapendo fin dal principio che saranno un giorno smontati, e permettere così da subito un corretto riciclo;

2. avere bene a mente modularità e versatilità: il prodotto deve essere in grado infatti di adattarsi e cambiare a seconda del mutare delle condizioni, per non risultare inutilizzabile improvvisamente;

3. usare energie rinnovabili e favorire la transizione e l’abbandono delle fonti fossili;

4. avere un approccio ecosistemico, non dando per scontato le relazioni causa-effetto e pensare in maniera olistica all’intero sistema;

5. recuperare i materiali, e favorire il riciclaggio.

Proprio su quest’ultimo aspetto, l’Unione Europea ha presentato recentemente le nuove norme nell’ambito del pacchetto dell’economia circolare, che aiuteranno a produrre meno rifiuti, e qualora questo non fosse possibile, ad aumentare il riciclaggio dei rifiuti urbani e dell’imballaggio.

L’Europa in prima linea 

La nuova legislazione impone agli Stati membri l'adozione di misure specifiche che diano priorità alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclaggio rispetto allo smaltimento in discarica e all'incenerimento, facendo così diventare realtà l'economia circolare. Karmenu Vella, Commissario per l'Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha dichiarato: “L'approvazione definitiva delle nuove norme dell'Unione sui rifiuti da parte del Consiglio segna un momento importante per l'economia circolare nel nostro continente. I nuovi obiettivi di riciclaggio e smaltimento in discarica tracciano un percorso credibile e ambizioso per una migliore gestione dei rifiuti in Europa. Nostro compito principale è ora garantire che le promesse sancite in questo pacchetto legislativo siano concretizzate. La Commissione intende fare il possibile perché la nuova legislazione dia risultati sul campo”.

La gestione dei rifiuti è nettamente migliorata negli ultimi 25 anni: nel 1995 in media il 64 per cento dei rifiuti urbani era smaltito in discarica, ma già cinque anni dopo questa cifra si era abbassata al 55 per cento. A distanza di altri sedici anni, nel 2016, i rifiuti domestici smaltiti in discarica risultano essere il 24 per cento e il tasso di riciclaggio era salito al 46 per cento. Permangono tuttora grandi differenze tra i Paesi: nel 2016 dieci stati membri smaltivano in discarica oltre il 50 per cento dei rifiuti domestici e in sei di questi il 40 per cento o più era bruciato negli inceneritori. Gli obiettivi delle nuove normative sono ambiziosi: entro il 2035 il riciclo dei rifiuti urbani dovrà essere del 65 per cento, mentre picchi ancora più alti dovranno essere raggiunti già nel 2030 per alcuni rifiuti da imballaggio come i metalli ferrosi (80%), carta e cartone (85%) e vetro (75%). 

Dal momento che la discarica non ha senso di esistere in una logica di economia circolare, i rifiuti destinati a essa dovranno, entro il 2035, essere ridotti a un massimo del 10 per cento del totale di rifiuti urbani prodotti. In questa transizione, i produttori saranno ritenuti responsabili dei loro prodotti quando diventano rifiuti: i nuovi requisiti in materia di responsabilità estesa del produttore, si legge nel documento di policy, miglioreranno i risultati della normativa e i percorsi di produzione e smaltimento che dovranno essere creati per tutti i tipi di imballaggio entro il 2024.


Approfondisci gli argomenti correlati:

Scopri di più su cibo e sostenibilità

Questo sito utilizza cookie di profilazione, anche di terze parti, al fine di inviarti pubblicità e offrirti servizi in linea con le preferenze da te manifestate nel corso della navigazione in rete. Proseguendo la navigazione sul sito mediante l’accesso a qualunque sua area o la selezione di un elemento dello stesso (ad esempio, di un’immagine o di un link) acconsentirai all’uso dei cookie.
Al seguente link troverai la nostra informativa estesa sui cookie con la descrizione delle categorie presenti e i link con le informative delle terze parti quali titolari autonomi del trattamento nonché avrai la possibilità di decidere quali cookie autorizzare ovvero se negare il consenso a tutti o solo ad alcuni cookie.   Continua