Il cibo sostenibile si tinge di rosa

Il cibo sostenibile si tinge di rosa

30 Luglio 2018

Il cibo sostenibile si tinge di rosa

Le imprenditrici americane del settore alimentare puntano sulla sostenibilità. E le riviste di economia danno loro sempre più spazio, premiando una scelta che poteva sembrare di nicchia ma che sta diventando vincente.

Solo negli Stati Uniti, le vendite di cibo sostenibile hanno raggiunto la cifra record di 45,2 miliardi di dollari nel 2017, con un incremento dell'6,4% rispetto all'anno precedente. E sono molti gli imprenditori che stanno facendo dell’industria alimentare sostenibile il proprio successo; molti imprenditori, ma anche molte imprenditrici. Ecco 10 delle innumerevoli realtà al femminile che hanno trovato spazio su riviste prestigiose come Forbes, Interact, Fortune, e Time.


1. Sonoma Winegrowers

Come presidente della Sonoma Winegrowers, Karissa Kruse sta guidando l'industria del vino verso un futuro completamente sostenibile. Nel 2014 infatti l'organizzazione si era impegnata di diventarlo al 100 per cento entro cinque anni: nel 2017 l’obiettivo non sembrava più così impossibile, e Sonoma Winegrowers era sostenibile per l’85%. Kruse ha inoltre recentemente annunciato la creazione del Sonoma County Center for Ag Sustainability, un think tank che riunirà esperti di diverse industrie a Sonoma per sessioni biennali sulle sfide dell'agricoltura.


2. Akua

Le alghe kelp stanno rapidamente guadagnando terreno come fonte di cibo biologico e altamente sostenibile. La fondatrice e amministratrice di Akua, Courtney Boyd Meyers, è forse in larga misura responsabile del lancio dello snack marino e del suo successo. Il prodotto di punta si chiama Kelp Jerky, ed assomiglia nell’aspetto alla carne secca (appunto jerky, in inglese), è ad alto contenuto proteico, completamente vegano, e le alghe di cui è composto sono raccolte localmente.


3. Handsome Brook Farm

Da un bizzarro esperimento con sette polli in un B&B all’impero delle uova. Betsy Babcock non si limita ad allevare gli animali di Handsome Brook con mangimi biologici, ma aiuta altre piccole fattorie a fare lo stesso. Il segreto di un buon uovo è semplicemente lo spazio: le galline sono lasciate libere di muoversi in appropriati spazi, e non sono costrette ai ritmi sfrenati degli allevamenti intensivi.


4. EPIC Provisions

I prodotti venduti da EPIC Provisions spaziano dalle barrette energetiche ai brodi pronti, e l’azienda è specializzata in prodotti di origine animale (vendono anche grasso e pelle, poiché l’animale viene sfruttato “dal naso alla coda”). Curioso, perché la cofondatrice e presidente Katie Forrest era 100 per cento vegetariana; ma quando ha sviluppato gravi deficienze alimentari dopo anni di dieta, ha capito di dover integrare proteine animali. E il benessere del bestiame è parte fondante della società che ha fondato, dove sono banditi gli allevamenti intensivi. EPIC collabora anche con The Savory Institute, organizzazione no profit impegnata nella promozione dell’agricoltura sostenibile.


5. Once Upon A Farm

Once Upon a Farm (che significa “C’era una volta una fattoria”), è un'azienda di alimenti a basso impatto ambientale e a conduzione familiare, specializzata in alimenti per neonati e bambini. Trovare il tempo per cucinare pasti nutrienti e deliziosi può essere spesso stressante e difficile per una mamma in carriera, e sul mercato erano scarsi se non nulli gli alimenti pronti per l'infanzia che fossero freschi e sicuri. È stato questo a spingere Cassandra Curtis a fondare Once Upon a Farm, con il sostegno dei suoi colleghi cofondatori, Jennifer Garner, John Foraker e Ari Raz.


6. Barney Butter

Mandorle, mandorle e ancora mandorle! In estrema sintesi potrebbe essere descritta così la Barney Butter, di Dawn Kelley, il cui prodotto di punta è, appunto, il burro di mandorle, una valida alternativa per i tanti allergici alle arachidi in un Paese, come gli Stati Uniti, dove il burro di noccioline è un simbolo nazionale. Barney Butter è passato in poco tempo da essere un marchio di poco conto a diventare un'azienda con all’attivo oltre 20 milioni di dollari in vendite, presente in circa 15.000 negozi. Kelley lavora anche sul versante creativo di Barney Butter, sviluppando la comunicazione dietro ai prodotti, che seppure notoriamente relegati nel contenitore del cibo spazzatura, si differenziano per la qualità degli ingredienti e gli alti valori nutrizionali.


7. Birch Benders

Un altro grande must della cucina americana sono senza dubbio i pancake a colazione. E per gli amanti delle soffici cialde, Birch Benders offre preparati completamente naturali, venduti sia liofilizzati che congelati e prodotti a basso impatto ambientale. Birch Benders ha introdotto le varianti proteiche, vegane e senza glutine.


8. B’More Organic

B'More utilizza come base per la propria linea di frullati skyr, un formaggio organico magro dal gusto e dall'aspetto simile allo yogurt, tipico della cucina islandese. Jennifer Buerger ha aperto col marito l’azienda nel 2010, ed ha ottenuto la certificazione B Corp, ovvero la prova che B’More, oltre ai profitti, ha una missione in più: aiutare la società e il pianeta. B’More Organic infatti, tra le molte iniziative, devolve l'1 per cento delle proprie vendite a iniziative benefiche nel campo della salute. 


9. Hana Tonic

Avendo sperimentato il disagio della cinetosi in prima persona, Renee Louis-Charles è giunta in aiuto di tutti coloro che soffrono di mal d’auto, mal di mare e simili. Direttamente dalle isole Hawaii, ha sviluppato una soluzione anti nausea composta da ingredienti naturali come ananas, limone, zenzero e pepe di Caienna. 


10. Teatulia

Come co-fondatrice e CEO, Linda Appel Lipsius ha aiutato Teatulia a raggiungere molti primati: la società è stata la prima a importare negli Stati Uniti tè dal Bangladesh e a ricevere lo status di prodotto biologico certificato in loco. Teatulia attraverso una propria cooperativa fornisce inoltre programmi di educazione a tema salute e cibo per i dipendenti, nonché per le comunità circostanti lungo il confine con l'India e alla base dell'Himalaya, contribuendo allo sviluppo sociale. I contenitori di Teatulia sono riciclabili, le bustine di tè compostabili (sono fatte di mais o carta non sbiancata) e, per ridurre ancora al minimo gli sprechi, sono prive di involucri inutili.


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