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cibo e sostenibilità

Dalla teoria alla pratica

Angelo Riccaboni, racconta perché è importante cominciare ad agire e non più limitarsi allo sviluppo di una teoria della sostenibilità. È infatti giunto il momento di mettere in luce proposte concrete per combattere i paradossi del cibo:sarà questo lo scopo del settimo Forum di BCFN su alimentazione e nutrizione.

Come rettore, a Siena, ha sviluppato il tema della sostenibilità nella sua università. Ora che ha lasciato la direzione dell’ateneo toscano per tornare a fare “solo” il professore, Angelo Riccaboni si dedica appieno allo studio della sostenibilità dal punto di vista delle discipline economiche e della gestione aziendale. Ma non solo: presiede l’assemblea del Sustainable Development Solutions Network (UN-SDSN), un’iniziativa delle Nazioni Unite lanciata nel 2012 dal presidente Ban Ki-moon per promuovere soluzioni scientifiche e tecnologiche a favore della sostenibilità ambientale. Con BCFN Riccaboni condivide gli intenti: anche lo studio realizzato dall’Economist Intelligence Unit insieme a BCFN, che verrà presentato nel corso del settimo International Forum on Food and Nutrition che si terrà a Milano il 1 Dicembre prossimo, è volto a mettere in luce le migliori policy e best practice su scala globale capaci di combattere i grandi paradossi del cibo e raggiungere obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) che le Nazioni Unite hanno recentemente divulgato.

Quanto conta l’università nel promuovere il concetto di sostenibilità?
Conta tantissimo. Non ci può essere sostenibilità senza innovazione, e l’innovazione nasce dalla ricerca che si fa nelle accademie, ancora prima che nelle aziende. Per questo, quando ero rettore dell’Università di Siena, ho promosso una serie di iniziative sul tema e ho fatto dell’università toscana la sede della sezione mediterranea dell’UN-SDSN. Lo scopo non è solo quello di promuovere la ricerca, ma anche di fare formazione di alto livello sul tema della sostenibilità in tutte le sue sfaccettature, perché gli studenti di oggi sono i policy makers di domani.

Perché è stato costruito un network internazionale come l’Un-SDSN?
Lo scopo di questa istituzione legata all’ONU, e presieduta da Jeffrey Sachs  è di superare la barriera che ancora separa i tecnici, che studiano soluzioni per lo sviluppo sostenibile, e i policy makers che devono favorirne l’adozione nella popolazione. Per questo promuove un approccio integrato che comprende gli aspetti economici, sociali e ambientali e che coinvolge, attraverso l’ONU, le agenzie internazionali, le istituzioni di finanziamento, il settore privato e la società civile. L’organizzazione dell’assemblea che presiedo ha lo scopo di aiutare i leader di diversa provenienza e formazione a prendere parte allo sviluppo del network, ponendo tutti sullo stesso piano di affidabilità e potere decisionale. L’UN-SDSN ha anche un comitato che si occupa di educazione e di costruzione di curriculum formativi nel settore della sostenibilità, un ruolo a cui sono, per ovvie ragioni, particolarmente affezionato.

Quale ruolo giocano le fondazioni e gli altri attori privati interessati a dire la loro sullo sviluppo sostenibile?
A mio avviso le Fondazioni come BCFN possono dare moltissimo in termini di informazione e disseminazione delle tematiche legate alla sostenibilità nell’ambito della popolazione. Sono infatti in grado di raggiungere il grande pubblico, cosa che le università o le istituzioni possono fare solo in parte. Alcune grandi fondazioni internazionali possono anche investire nella ricerca, per indirizzarla verso soluzioni concrete per i problemi concreti, ma per quelle più piccole il compito principale dovrebbe essere l’informazione e l’educazione.
Ormai abbiamo capito quali sono i problemi legati a uno sviluppo sostenibile. Le Nazioni Unite hanno addirittura sviluppato un elenco di obiettivi da realizzare entro il 2030 . Quello che bisogna fare ora è passare dalla teoria alla pratica, e cominciare a mettere in atto tutte le soluzioni concrete di dimostrata efficacia.

Il settore agroalimentare è solo uno dei tanti anelli della catena della sostenibilità globale. Quanto pesa nel quadro generale?
Direi che pesa tantissimo, perché ha un valore diretto (sappiamo oramai che la produzione agricola impatta sull’inquinamento e sul riscaldamento globale in maniera consistente) ma anche indiretto, perché ha legami con altri settori come la cultura, lo sviluppo del territorio o la salute. Credo che coloro che parteciperanno a Milano al Forum BCFN del 1 Dicembre avranno la possibilità di verificare di persona quanto questo settore sia al contempo centrale per sostenibilità e trasversale alle diverse tematiche toccate.
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