Dal campo alla tavola: 10 azioni per “riparare” il sistema alimentare globale

Dal campo alla tavola: 10 azioni per “riparare” il sistema alimentare globale

05 Giugno 2020

Dal campo alla tavola: 10 azioni per “riparare” il sistema alimentare globale

In occasione del lancio della strategia di Fondazione Barilla per gestire e trasformare i sistemi alimentari nell’era post-Covid, un gruppo di esperti ha discusso della situazione attuale alla ricerca di soluzioni concrete

Esperti, giornalisti e curiosi da tutto il mondo hanno preso parte al webinar che si è svolto il 3 giugno 2020 dal titolo “Post-Covid-19. Il momento per migliorare il sistema alimentare globale è ora: 10 azioni dal campo alla tavola". L’occasione: il lancio del documento pubblicato nella stessa giornata da Fondazione Barilla

Come ricordato da Helena Evich, giornalista statunitense che si occupa di cibo e agricoltura e moderatrice dell’incontro, il particolare momento nel quale il mondo si trova è ricco di sfide complesse, ma può anche rappresentare un’occasione favorevole per trasformare i sistemi agro-alimentari all’insegna dell’equità e della sostenibilità.


Dieci azioni per cambiare 

Siamo qui oggi per chiedere una reale e profonda trasformazione del sistema alimentare: dal campo alla tavola” ha esordito Marta Antonelli, Direttrice della ricerca della Fondazione Barilla, ricordando che la pandemia ha messo in luce la fragilità dei sistemi alimentari attuali da diversi punti di vista: economico, ambientale e sociale. “Covid-19 ha agito come amplificatore di povertà, disuguaglianze e insicurezza alimentare” ha proseguito, elencando alcune delle problematiche che la pandemia ha maggiormente evidenziato come l’interruzione delle filiere alimentari per la mancanza di lavoratori stagionali, la volatilità dei prezzi ma anche la riduzione della disponibilità e dell’accesso al cibo. 

Da qui la spinta ad aprire un dialogo globale tra i diversi attori e a proporre una strategia da mettere in pratica: 10 azioni per dare il via a iniziative concrete da parte di tutti e in tutte le fasi della filiera. “Abbiamo l’opportunità di dare inizio a una nuova era e questo cambiamento deve iniziare ora, non possiamo tornare al ‘business-as-usual’ che non potrebbe in alcun modo superare le fragilità ora così evidenti” ha spiegato prima di elencare alcune delle 10 azioni proposte nel documento.

Salute delle persone e salute del pianeta

La complessa relazione che lega oggi uomo e natura è alla base della pandemia che ha messo in ginocchio l’intero pianeta. Ne è convinto Riccardo Valentini, professore all’Università della Tuscia e alla RUDN University di Mosca che ha aperto il suo intervento ricordando come il nuovo coronavirus (e altri prima di lui) abbia compiuto un “salto di specie” per arrivare fino all’uomo. “Oggi siamo in un certo senso troppo vicini alla natura ed esercitiamo su di essa una pressione eccessiva” ha spiegato. “Mi auguro che questa esperienza globale porti a nuove regole, nuove leggi per la sicurezza dei sistemi alimentari, un nuovo modo di relazionarsi con la natura, con il blocco della deforestazione e della distruzione degli habitat. E spero che si possa imparare ad agire come un’unica entità e non come singoli” ha concluso. 

Anche le scelte alimentari che compiamo ogni giorno fanno parte dell’idea di salute a 360 gradi, dell’uomo e del pianeta. Lo ha ricordato Gabriele Riccardi, professore all’Università Federico II di Napoli. “Il primo passo verso scelte alimentari corrette nella popolazione mondiale è senza dubbio informare le persone sull’impatto devastante per la salute di scelte errate” ha esordito, ricordando che circa il 50% delle morti premature è legato a rischi alimentari, dalla fame fino all’obesità e a diete sbilanciate che hanno un ruolo nella diffusione di malattie non trasmissibili come diabete, cancro e patologie cardiovascolari. Malattie risultate importanti anche per le conseguenze dell’infezione da coronavirus, poiché le persone che soffrono di queste patologie non trasmissibili sono quelle maggiormente esposte alle forme più gravi di Covid-19. L’informazione da sola non basta e la responsabilità non può essere solo del singolo. “Le persone devono essere aiutate a compiere le scelte giuste, anche grazie alla possibilità di procurarsi cibo sano e sostenibile in qualunque angolo del pianeta” ha concluso. 


Nessuno deve restare indietro

L’agricoltura deve essere rivoluzionata” ha affermato all’inizio del suo intervento Danielle Nierenberg, Presidentessa di Food Tank. “La pandemia ci mette sicuramente di fronte a grandi sfide ma ci dà anche l’opportunità di rigenerare l’attuale sistema alimentare senza lasciare indietro nessuno” ha aggiunto. Con la pandemia sono diventate visibili persone che erano sempre state invisibili e che costituiscono la vera spina dorsale del sistema alimentare. Il mondo ha cominciato a capire che il cibo può davvero essere una medicina e che filiere lunghe hanno molti punti deboli. I cittadini chiedono una nuova attenzione ai sistemi agro-alimentari e una maggiore uguaglianza e giustizia economica, ambientale e sociale. “Sono preoccupata per le conseguenze della pandemia, ma allo stesso tempo trovo incoraggianti alcuni dei cambiamenti già oggi visibili” ha concluso. 


Ha parlato invece di sementi Million Belay, coordinatore generale della Alliance for Food Sovereignty in Africa (AFSA).

Le sementi sono il fondamento del nostro sistema alimentare, sono importanti per la salute, l’alimentazione e anche la cultura. La diversità che un agricoltore possiede nel proprio campo è anche la sua fonte di resilienza: non si può immaginare la sostenibilità senza una diversità nelle sementi” ha affermato ricordando che a causa della pandemia molti agricoltori faticano ad avere accesso alle sementi.

La pandemia ci ha insegnato che le nostre vite dipendono dalla diversità, dobbiamo muoverci verso il futuro dalla nostra attuale posizione con un nuovo modello di sviluppo”. 

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Un coinvolgimento globale

Il ruolo della finanza nella crisi attuale legata alla pandemia e in quella climatica, ancora più grande e attuale, è stato il tema dell’intervento di Barbara Buchner, Global Managing Director della Climate Policy Initiative. “Le stime ci dicono che 10-20 trilioni di dollari USA verranno investiti nei prossimi mesi per stimolare l’economia dopo la crisi Covid-19. Tutti dobbiamo contribuire a creare un futuro più sostenibile” ha affermato ricordando tre azioni fondamentali per raggiungere l’obiettivo: investire nel modo giusto, usare strumenti e soluzioni finanziarie per portare le risorse alle filiere dell’agricoltura e migliorare le misurazioni. “La cooperazione, in particolare tra il settore pubblico e quello privato, e il superamento delle barriere tra le discipline diverse saranno critiche per costruire un sistema alimentare resiliente, che sia sano per le persone, ma anche per il pianeta e che non lasci indietro nessuno” ha spiegato. 

In seguito Camillo Ricordi, professore all’Università di Miami, ha sottolineato che in questo momento di crisi stiamo vedendo esempi di come le collaborazioni internazionali possano portare a progressi in molti campi. “Studiando i drammatici eventi della pandemia di Covid-19 sono emersi elementi che legano più o meno direttamente la dieta con la capacità di affrontare e superare la malattia” ha spiegato, citando per esempio studi italiani sul ruolo di vitamina D, vitamina C, omega 3 e della dieta mediterranea nell’attuale pandemia. “Oltre a questi elementi, sta emergendo anche l’importanza di ricordare il motto: un pianeta, una salute. Non si parla solo della dieta per gli esseri umani, ma anche di quella per gli animali e le piante e l’ambiente. Siamo ciò che mangiamo e tutto è interconnesso” ha aggiunto.


Verso una nuova solidarietà alimentare

In chiusura dell’incontro, Stefano Zamagni, professore alla Johns Hopkins University di Baltimora, ha parlato di un nuovo modo con cui confrontarsi con la doppia sfida di garantire sicurezza alimentare e sostenibilità: una collaborazione inclusiva tra i governi, la comunità economica e finanziaria e la società civile. “Serve una prospettiva lungimirante sul sistema alimentare soprattutto nei Paesi a basso reddito” ha concluso. “Tale prospettiva deve tenere conto del contesto demografico, delle strutture economiche e anche dei fattori culturali”.  


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