Da New York la proposta per il settore alimentare davvero sostenibile

Da New York la proposta per il settore alimentare davvero sostenibile

27 Settembre 2019

Da New York la proposta per il settore alimentare davvero sostenibile

Un workshop dedicato al Business of Food e un documento nato con lo scopo di sostenere il settore alimentare nell’allinearsi con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite sono il contributo di Fondazione Barilla al Summit sugli SDGs.

La cornice geografica è uno degli skyline più famosi al mondo, quello di New York City, ma altrettanto prestigiosa è la cornice politico-istituzionale nella quale si è inserito il WorkshopFixing the Food Business” organizzato dalla Fondazione Barilla il 24 settembre 2019, in occasione della sessione di apertura della 74° Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Un evento collaterale al Summit sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) che si propone di valutare i progressi finora compiuti nell’implementazione dell’Agenda 2030 e di fornire suggerimenti per rendere sempre più efficaci gli sforzi verso il traguardo finale dei 17 goal, a partire da quattro ambiti di intervento essenziali: promuovere e sviluppare diete sane, produrre e gestire il cibo in modo sostenibile, sviluppare filiere alimentari sostenibili e, infine, essere una "good corporate citizen", una impresa consapevole del proprio ruolo e parte della cittadinanza, che promuove una cultura di trasparenza e di coinvolgimento della comunità.


Un confronto a tutto tondo

Tanti e tutti degni di nota i nomi dei relatori che hanno partecipato al Workshop in rappresentanza delle istituzioni, dell’accademia e del mondo imprenditoriale. Dopo i saluti di apertura di Guido Barilla, Presidente di Barilla Foundation, e di Jeffrey Sachs, Professore alla Columbia University; Direttore SDSN, la discussione è entrata nel vivo per un confronto a 360 gradi sul tema del coinvolgimento attivo delle aziende nella trasformazione verso un’economia agro-alimentare sostenibile. Al centro del dibattito, un progetto che si pone l’obiettivo primario di raccogliere, analizzare e promuovere pratiche sostenibili per il settore agro-alimentare. È questo il primo passo verso una maggiore consapevolezza delle sfide nate dai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e verso una condivisione sempre più ampia delle esperienze e delle best practices che abbandonano l’ottica del profitto fine a sé stesso, per far crescere invece l’economia tenendo conto della qualità e della sicurezza del cibo, oltre che della tutela dell’ambiente e della società. 


Le raccomandazioni in un report 

Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN), UN Sustainable Development Solutions Network (SDSN), Columbia Center on Sustainable Investment (CCSI) e Santa Chiara Lab-Università di Siena (SCL): quattro organizzazioni hanno unito i propri sforzi in un progetto rivolto all’industria alimentare. Un grande risultato di questo impegno condiviso è il report che presentato proprio in occasione del Workshop newyorkese e che con l’incontro condivide il nome “Fixing the Food Business – The Food Industry and the SDG Challenge”. 

Oltre ai dati aggiornati sull’impatto dei sistemi e del settore alimentare su salute, ambiente e società, il rapporto illustra anche le opportunità per le industrie che decidono di puntare sulla sostenibilità: per farlo, gli autori hanno identificato quattro domande generali che consentono di verificare quanto la company è allineata alle raccomandazioni degli SDGs.

Per esempio, quando sono salutari e benefici per i propri clienti i prodotti di una determinata industria? L’epidemia globale di obesità dimostra che il settore del food deve contribuire non solo a produrre cibi più sani, ma a rendere il consumatore consapevole delle implicazioni tra il cibo e la propria salute.

Se lo sguardo si sposta sui processi produttivi, è facile notare che quasi tutte le industrie mostrano ampi margini di miglioramento in termini di sostenibilità della filiera, di sicurezza dei lavoratori, di impatto sull’ambiente (in termini di consumo di aria, acqua e terra, e di emissioni di CO2), di mantenimento della biodiversità e di riduzione della produzione di rifiuti attraverso un più attento design del packaging. E se molte industrie già sono impegnate su alcuni di questi fronti, è la valutazione multidimensionale dell’impatto ambientale che è ancora migliorabile.

La fornitura di materie prime è un altro ambito in cui le industrie possono fare passi avanti, scegliendo fornitori sostenibili e garantendo la sostenibilità dell’intera catena di rifornimento, attraverso moderni sistemi di tracciabilità. Un ambito di potenziale miglioramento è anche quello dello smaltimento dei rifiuti generati dai propri prodotti, con una condivisione delle responsabilità in materia.

Il tema è stato ripreso, durante il workshop di New York, dal Direttore generale della FAO Qu Dongyu: “Come istituzione dobbiamo lavorare per migliorare il sistema produttivo, ma anche la catena di distribuzione, favorendo il passaggio al digitale delle economie dei Paesi in via di sviluppo come la Cina, da cui provengo. Solo così si può avere la totale tracciabilità dei prodotti e controllare la loro sostenibilità. Ma non basta: dobbiamo potenziare anche la catena del valore, il che significa che l’industria deve condividere non solo il proprio valore economico ma anche la propria cultura con i fornitori e i consumatori. La catena del valore si sviluppa grazie alla condivisione di una cultura della sostenibilità e appropriati progetti educativi”.

Un concetto ripreso anche dal report quando propone all’industria di essere “good corporate citizen”, ovvero di dare una dimensione etica alla legittima competizione sui mercati, evitando di danneggiare i lavoratori, i competitori, i cittadini e le comunità all’interno delle quali l’industria opera. 

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Tra i comportamenti antisociali identificati dagli autori del rapporto vi sono l’evasione fiscale, la discriminazione dei lavoratori su base etnica, religiosa o di genere, la distribuzione di prodotti non sicuri o l’appropriazione di terreni appartenenti alle comunità native.

Infine, tra le raccomandazioni pratiche per raggiungere gli obiettivi spicca la necessità di adottare uno standard comune nel riportare informazioni sistematiche sulla catena produttiva, in modo da facilitare il confronto tra i diversi operatori e la valutazione globale della sostenibilità dei processi. Le industrie alimentari, al fine di ridurre il loro impatto sul Pianeta, dovrebbero, secondo gli esperti, stabilire degli accordi virtuosi in fase pre-competitiva, ovvero prima di misurarsi sul mercato per attirare l’attenzione dei consumatori.

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