"Io credo nel cibo": Credo Kitchen per la sostenibilità e l'educazione alimentare

"Io credo nel cibo": Credo Kitchen per la sostenibilità e l'educazione alimentare

Il cibo come ponte tra le persone: ecco di cosa si occupa Credo Kitchen Destination Dinners (oltre che di rifugiati, sostenibilità alimentare e riduzione degli sprechi alimentari)

Credo Kitchen è un progetto a cura di Sofia Villalón, studentessa di Relazioni internazionali e Francese alla SUNY Geneseo University di New York: un'iniziativa didattica e culinaria che si propone di informare studenti e cittadini sulla crisi dei rifugiati attraverso il cibo e la narrazione. 

Sostenibilità e sicurezza alimentare, nutrizione, umanizzazione e cultura: come ha spiegato Sofia a BCFN, queste sono solo alcune delle parole chiave in grado di riassumere la vocazione dei membri di Credo Kitchen.


Ci puoi spiegare meglio cos'è Credo Kitchen? 

Mi piace definire Credo Kitchen uno "spuntino" di riflessione. Si tratta di un evento culinario che si è tenuto per la prima volta nell'autunno del 2017 nell'ambito delle mie attività di ambasciatrice per il Frank Vafier '74 Leadership Program della mia università e cui erano stati invitati cittadini di Geneseo, rifugiati provenienti da Rochester e lavoratori migranti di Geneseo. Quando si sono incontrati al campus, ognuno ha presentato il cibo tradizionale del proprio paese nel corso di una degustazione di un'ora durante la quale gli studenti hanno assaggiato i piatti tipici delle varie tradizioni culinarie preparati dagli chef rifugiati (etiopi, nigeriani e un pachistano) oltre che dai cuochi del nostro campus.

Come ti è venuta quest'idea?

Amo il cibo, è la mia passione. Sono cresciuta con una tata messicana che mi raccontava un sacco di cose sul cibo, e questo mi ha insegnato molto. È un modo per umanizzarsi e, visto che uno dei temi che mi sta particolarmente a cuore è quello dei rifugiati, anche alla luce della situazione politica qui negli Stati Uniti… insomma, ho pensato che anche se non sarà un'iniziativa politica possiamo sempre sederci assieme a tavola e capire le storie che queste persone hanno alle spalle, i loro ricordi, i loro sentimenti.


Come mai questo nome?

In effetti è strano. La prima volta che ho sentito questa parola ero a lezione di studi umanistici: "credo" è la professione delle proprie convinzioni o degli intenti che ci guidano. Per me, il mio credo, la mia convinzione è che il cibo sia ciò che riesce a far agire le persone. E a riconciliarle. Quindi, se posso usare il cibo per far sì che le persone si capiscano e interpretino i problemi globali in modo diverso, allora vuol dire che sto facendo la cosa giusta.


Di cosa ti occupi durante le degustazioni?

Di solito do qualche rapida ma preziosa informazione sul paese e sulla cultura che vengono rappresentati, e questo genera spesso discussioni sul clima politico attuale. Il mio compito è di agevolare le discussioni, ma non solo: mi assicuro anche che gli studenti siano consapevoli dello scopo di Credo (ho la mia rete e ci teniamo in contatto), metto a punto praticamente tutto il programma e mi sono occupata anche del marketing… In pratica faccio tutto, ma i veri protagonisti sono gli chef. Insomma, durante questi eventi tutti si sentono a proprio agio ma anche a disagio allo stesso tempo, e a volte non sappiamo come condividere sia i piatti sia le esperienze, eppure tutto questo ci incoraggia a dialogare. Dopo le degustazioni noto che hanno tutti una mentalità più aperta.


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Quali sono le prossime mosse di Credo Kitchen?

Il 28 marzo organizzerò un ultimo evento, intitolato "From Farm to Fork" (Dalla fattoria alla forchetta), che oltre ad affrontare il problema degli sprechi alimentari nelle nostre comunità discuterà anche di educazione nutrizionale e sostenibilità alimentare, perché Credo è anche il luogo in cui discutere di problemi globali in una prospettiva più ampia. Grazie al contributo di un'associazione che mette in contatto agricoltori del luogo con organizzazioni più grandi, durante l'evento prepareremo un menu di tre portate (tutte cucinate con prodotti di provenienza locale) in grado di soddisfare il fabbisogno calorico giornaliero. Se tutto va bene, questo menu fornirà agli studenti le informazioni necessarie a adottare uno stile di vita più sostenibile e nutriente e a combattere gli sprechi alimentari.


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