Covid-19: come mitigare gli shock ai sistemi agricoli e alimentari

Covid-19: come mitigare gli shock ai sistemi agricoli e alimentari

22 Aprile 2020

Covid-19: come mitigare gli shock ai sistemi agricoli e alimentari

Intervista a Maximo Torero Cullen – Capo Economista FAO

“La pandemia di COVID-19 è una crisi globale che sta già avendo effetti sul settore alimentare e agricolo” dicono gli esperti della Organizzazione delle Nazioni Unite per il Cibo e l’Agricoltura (FAO), chiedendo misure per proteggere le filiere alimentari e per mitigare il rischio di grandi shock, soprattutto per le popolazioni più vulnerabili. 

Maximo Torero Cullen, Capo Economista della FAO, spiega come creare e ottimizzare piani per affrontare le sfide poste dal nuovo coronavirus, mantenendo in vita i sistemi alimentari.

Questa intervista è stata prodotta con la collaborazione dell’Ufficio stampa FAO:

Man mano che un numero crescente di Paesi adotta misure di blocco per contenere e mitigare la crisi del COVID-19, esiste il rischio di rimanere senza cibo? 

La risposta breve è: sì e no. Il rischio esiste, ma esistono anche molte misure che possono essere adottate per ridurlo, e prima agiremo, prima potremo evitare di aggravare la crisi sanitaria globale. Per il momento i supermercati sono ancora ben forniti, ma è già possibile vedere che le pressioni dovute alle serrate cominciano ad avere conseguenze sulle filiere di approvvigionamento, per esempio sul rallentamento delle spedizioni. Le interruzioni, in particolare nel settore della logistica, potrebbero concretizzarsi nei prossimi mesi. I governi stanno lanciando campagne su larga scala contro il coronavirus, e i loro piani di battaglia dovrebbero includere misure per ridurre gli effetti sulle filiere alimentari. Queste devono essere mantenute attive ovviamente per tutti, ma in particolare per i più vulnerabili, tenendo presente che gli imperativi di salute pubblica richiedono la collaborazione di tutti e devono essere disponibili per tutti. Pertanto la risposta lunga, per così dire, è no, perché non possiamo permetterci di commettere errori che aggraverebbero le sofferenze.


Qual è il primo passo?

Risposte strategiche coordinate devono essere proprie di ogni passo, ma consentitemi di sottolineare la priorità di rafforzare le capacità di migliorare l'assistenza alimentare d'emergenza e di rafforzare le reti di sicurezza per le popolazioni vulnerabili. È importante che tali misure (ndr: messe in campo dai singoli governi per affrontare l’emergenza) siano solide e credibili, in quanto la possibilità di prevedere ciò che accadrà è essenziale in una situazione in cui i lavoratori sono costretti a rimanere a casa e a osservare il distanziamento sociale. Pertanto anche le banche alimentari e gli sforzi delle associazioni di beneficenza e delle organizzazioni non governative possono essere mobilitati per la consegna di alimenti.


Qual è il ruolo del commercio alimentare globale?

Il commercio alimentare globale deve rimanere attivo. Una caloria su cinque che consumiamo ha attraversato almeno un confine internazionale, un dato superiore al 50% rispetto a 40 anni fa. I Paesi che dipendono dalle importazioni di alimenti sono particolarmente vulnerabili al rallentamento dei volumi commerciali, soprattutto se, come sta accadendo, la loro moneta si svaluta. Mentre è probabile che i prezzi al dettaglio dei prodotti alimentari aumentino ovunque, il loro impatto è maggiore se improvviso, estremo e volatile, laddove i prezzi degli alimenti rappresentano una quota maggiore dei budget famigliari, e dove i picchi possono avere effetti a lungo termine sullo sviluppo umano e sulla produttività economica futura. I paesi dovrebbero rivedere immediatamente le loro opzioni in fatto di politica commerciale e fiscale - e le loro potenziali conseguenze - e collaborare per creare un ambiente favorevole al commercio degli alimenti

Va assolutamente evitato il ricorso a politiche commerciali a scapito di altri - "beggar-thy-neighbor" - che sono emerse sotto forma di maggiori tasse sull'export o di divieto assoluto di esportazione da parte di alcuni paesi durante la crisi globale dei prezzi alimentari del 2008. Come minimo, dobbiamo far nostro il Giuramento di Ippocrate dei medici.


E i mercati interni?

La maggior parte dell'approvvigionamento alimentare avviene all'interno dei Paesi. Esistono però ancora filiere di approvvigionamento, che nel caso degli agricoltori sono una complessa rete di interazioni. La pandemia globale metterà rapidamente a dura prova queste reti, quindi per scongiurare la carenza di alimenti è necessario fare ogni sforzo per mantenerle intatte e in efficienza.

Garantire la sicurezza dei lavoratori del sistema alimentare è fondamentale. Più di un quarto del lavoro agricolo mondiale è svolto da migranti, quindi per evitare la carenza di manodopera andrebbero accelerate le pratiche sui visti, a prescindere da quanto possa sembrare controintuitivo in questo momento. Così come gli operatori sanitari in prima linea sono acclamati come eroi, chi lavora alle infrastrutture fondamentali del nostro sistema alimentare in questi tempi difficili merita riconoscimento e gratitudine, non stigmatizzazione e discriminazione.


E i piccoli agricoltori?

Uno dei paradossi della fame nel mondo è che, nonostante la loro attività, i piccoli agricoltori delle aree rurali dei Paesi in via di sviluppo sono sproporzionatamente a rischio di insicurezza alimentare, e una delle ragioni principali è il basso reddito. Sarebbe tragico se questo problema si aggravasse, riducendo la loro capacità di produrre cibo nel momento in cui stiamo cercando di garantire che l'approvvigionamento alimentare rimanga adeguato per tutti. Pertanto i decisori politici devono prestare loro molta attenzione. Cosa fare, quindi? I trasferimenti diretti di denaro sono fondamentali per gli agricoltori poveri, così come i sussidi per riavviare la produzione. Le banche possono rinunciare alle commissioni sui prestiti agli agricoltori e prorogare i termini di pagamento; il capitale può essere iniettato nel settore agricolo per aiutare le piccole e medie aziende agroalimentari - e la loro forza lavoro - a restare a galla. Durante l'emergenza i governi possono acquistare prodotti agricoli dai piccoli agricoltori per creare scorte strategiche di emergenza per fini umanitari.


È ottimista?

Riusciremo a superare la pandemia del coronavirus, ma dobbiamo comprendere - subito - gli enormi danni che le misure adottate per contrastarlo infliggeranno al nostro sistema alimentare globale. La FAO ha molta esperienza in materia e può aiutare i Paesi che necessitano di consulenza strategica in tempi brevi. Lavorando insieme possiamo mitigare questa situazione, e dobbiamo farlo. Implementare le misure che ho esposto, e cercare attivamente la cooperazione internazionale, può aiutare tutti i paesi a prepararsi alla battaglia da affrontare insieme.


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