Contro lo spreco alimentare con grande impegno e ottimismo

Contro lo spreco alimentare con grande impegno e ottimismo

04 Febbraio 2021

Contro lo spreco alimentare con grande impegno e ottimismo

Intervista a Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Waste Europe e ricercatore presso la Scuola Agraria del Parco di Monza


Temo che l’agenda su questo tema non sia ancora sufficientemente ricca di argomentazioni, ma senza dubbio qualcosa di importante è stato fatto” spiega Enzo Favoino, che vanta tre decenni di esperienza sui temi della raccolta differenziata, del riciclo e del compostaggio. “Quando si parla di spreco alimentare e rifiuti la strada da fare è ancora lunga, ma ho potuto notare che negli anni sono stati compiuti diversi passi nella giusta direzione” aggiunge Favoino, che è anche esperto di legislazione dell’Unione Europea sui rifiuti e uno dei fondatori dello European Compost Network.


Qual è la posizione dell’Europa di fronte al tema dello spreco alimentare?

Allo stato attuale in Europa abbiamo l’obiettivo di una riduzione del 50% dello spreco alimentare. Questo obiettivo oggi è “aspirational” e non “legally binding”, ovvero è un traguardo al quale si punta, ma che non è obbligatorio. Nel 2023 però l’Europa, nel corso della periodica revisione della normativa europea, ha già specificato che valuterà l’introduzione di obiettivi “legally binding” per la riduzione dello spreco alimentare.


Quali sono le parti della filiera nelle quali lo spreco è ancora elevato?

Un tema molto importante è capire e codificare la misurazione dello spreco alimentare su tutta la catena, tenuto presente che gran parte dello spreco avviene prima del consumatore finale anche nei nostri paesi. Nel mondo occidentale resta senza dubbio presente anche la componente dello spreco a livello del consumatore finale ma oggi, come dimostrato anche nel report “UnWrappedpubblicato da Zero Waste Europe, lo spreco si verifica anche in altre fasi. Dal report emerge per esempio che l’introduzione degli imballaggi monouso non ha ridotto lo spreco come si poteva pensare, ma lo ha semplicemente spostato a monte, al momento della preparazione dei prodotti confezionati.

Ci sono paesi europei particolarmente attenti al tema dello spreco alimentare?

A livello nazionale sono presenti diverse iniziative e leggi ad hoc. In Francia, per esempio, lo spreco alimentare è stato definito un crimine, un approccio molto duro, che rischia però di far passare nel sommerso alcune pratiche sub-ottimali. 

In Italia invece si è preferito portare alla luce il problema con la “legge Gadda”(Legge 19 agosto 2016, n.166) che lavora più sulle dinamiche di concertazione, ovvero cerca di migliorare i meccanismi delle filiere di recupero a scopo caritatevole con l’incentivazione fiscale e la semplificazione amministrativa e organizzativa. Oggi questa legge Italiana viene spesso citata in Europa, assieme ad altre legislazioni nazionali, come esempio di buona pratica. 

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Come mai si spreca ancora così tanto?

Sostanzialmente finora nessuno si era posto il problema, o meglio lo si affrontava più che altro sul versante etico (pensiamo ai numerosi progetti caritatevoli). Poi ci si è accorti di tutto il tema ambientale che lo spreco alimentare porta con sé: per esempio sappiamo che, tenuto conto di tutte le analisi sul ciclo di vita nella produzione alimentare (trasformazione, distribuzione, ecc..), c’è il grande tema dell’embedded energy in ogni prodotto che arriva al consumatore finale. Ogni volta che perdiamo unità di peso e di volume del bene alimentare è come se noi perdessimo l’energia che è stata incorporata in esso lungo la filiera. Per questo motivo, oltre che per i motivi etici collegati, l’UE ha affermato che bisogna ridurre lo spreco e di certo questo impegno avrà un maggiore impulso anche nel contesto della strategia Farm to Fork recentemente discussa a livello europeo

La riduzione dello spreco alimentare può rientrare anche nel concetto di economia circolare?

Quando nel 1990 cominciai a occuparmi di compostaggio in Italia, in Germania c’era già la legge sulla circolarità dei materiali che diceva di puntare preferibilmente al compostaggio per quanto riguardava lo scarto organico, l’Olanda nel 1995 ha fatto una mossa analoga, ma nel resto d’Europa la situazione era ferma e non si stava nemmeno pensando a una strategia comune su questo tema. Poi, nel 2018, l’approvazione del pacchetto Economia Circolare, articolo 22 della direttiva quadro, istituisce l’obbligo in tutta Europa di fare la raccolta differenziata dell’organico. In Italia siamo già pronti avendo già l’80% della popolazione connesso a schemi di raccolta differenziata.  La stessa cosa sta avvenendo nella riduzione dello spreco. Prima non ci si poneva il problema, ma quando si comincia a parlarne ci si rende immediatamente conto delle grandi potenzialità e dell’immensità dei temi ambientali connessi


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Come ridurre quindi lo spreco alimentare?

Noi di ZeroWaste siamo spesso definiti dogmatici, ma in realtà siamo molto pragmatici. C’è una declinazione del tema alla quale noi teniamo molto: la strategia “Rifiuti Zero” non è altro che la cassetta degli attrezzi (toolkit) per tradurre la visione dell’economia circolare in realtà operativa

Parlando di organico, partiamo col dire che non tutte le azioni possibili occupano lo stesso posto gerarchico: bisogna sempre adottare un approccio “a cascata” in cui si mira sempre al miglior utilizzo possibile, poi se quello non è realizzabile si passa al piano B e se anche quello non è possibile si va al piano C, e così via. 

Nel caso dello scarto alimentare questo si traduce in “Feed the humans, then feed the animals, then feed the soils”. Quindi fino a quando è possibile si considera il recupero a fini di nutrizione dell’uomo, poi si pensa alla trasformazione in mangimi per animali (ovviamente se il cibo ha ancora le sue qualità alimentari), infine al compostaggio e alla produzione di fertilizzanti organici per i terreni. 


Quali sono gli attori sui quali puntare per ridurre lo spreco alimentare?

Sicuramente è importante sensibilizzare i consumatori, per portarli a un vero e proprio cambio comportamentale. Io sono fondamentalmente ottimista e sono certo che, con i messaggi giusti, si possa aiutare la gente a recuperare gli scarti e a utilizzarli magari in modo creativo e divertente.

Inoltre, credo che buona parte del recupero si possa realizzare sulle derrate alimentari in corso di scadenza nella grande distribuzione organizzata.

Certo servono stimoli diversi. Lo stimolo economico e la nuova codificazione normativa europea sono però il terreno perfetto per applicare anche quei criteri di attenzione ambientale inclusi nell’economia circolare. Non dimentichiamo che il pacchetto economia circolare è innanzitutto un grande progetto di efficientamento del sistema produttivo europeo e poi si porta dietro i benefici ambientali. 


E nel resto del mondo?

Nel resto del mondo la situazione è molto diversa o comunque molto variegata. In alcuni paesi si comincia ora a istituire i Ministeri per l’Ambiente.

Altri paesi avanzati come noi dal punto di vista delle possibilità economiche, come USA e Canada e Australia, sono indietro di diversi anni nella definizione di politiche e strategie (e spesso seguono a distanza l’esempio UE) anche se si devono fare i distinguo: negli USA ci sono 50 diversi stati e in alcuni (California) sono stati raggiunti livelli quasi europei di definizione delle politiche di settore, mentre in altri non si pone ancora sufficiente attenzione a questi temi ambientali.


L’ottimismo comunque rimane?

Io sono ottimista. O meglio, tendo a fare l’ottimista in tempi di magra e il pessimista in tempi di felicità. Cerco sempre di compensare gli eccessi dell’una e dell’altra cosa perché nessuna vittoria (e nessuna sconfitta) è per sempre. 

Ci sono sempre alti e bassi, che però oscillano attorno a una retta che va verso l’alto. Se guardo per esempio alle pratiche e le normative ambientali in Europa negli ultimi 30 anni, decisamente c’è stato un miglioramento per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, i gas serra, la gestione rifiuti, ecc. Certo ci sono anche oscillazioni, ci sono arretramenti che però non fanno mai tornare al punto di partenza. Vedo tutto in una prospettiva storica e nella mia esperienza ho visto che c’è stato un miglioramento delle norme e delle pratiche collegate. E questo, in una reazione a catena, genera ulteriore ottimismo, e ci dona le energie per continuare ad impegnarci nella giusta direzione. 


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