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Clima e cibo: un legame a doppio senso

I cambiamenti climatici hanno un impatto importante sulla produzione e la disponibilità di cibo, ma sono a loro volta influenzati pesantemente dalle scelte alimentari quotidiane.

Si parlerà anche di rischio climatico e rischio alimentare nel corso dell’International Forum on Food and Nutrition in programma a Milano il 1 dicembre 2016, e lo si farà attraverso incontri mirati, tavole rotonde e con la partecipazione degli esperti BCFN. Marta Antonelli, ricercatrice BCFN, sarà una delle protagoniste e moderatrice di alcune sessioni dedicate a questo argomento. Emergeranno raccomandazioni per chi ha interessi nel campo della produzione di cibo e dell’alimentazione (policy makers, accademici, rappresentanti di ONG e settore privato). “Ormai non ci sono più dubbi: le nostre scelte alimentari rappresentano un’arma molto importante per limitare gli effetti del cambiamento climatico” spiega la ricercatrice.

Il clima influenza il piatto
Che i cambiamenti climatici e il cosiddetto riscaldamento globale abbiano impatto sulla disponibilità di cibo è abbastanza evidente anche per chi non è esperto del settore. Come ci ricorda Riccardo Valentini (membro dell’Advisory Board del BCFN e co- autore del libro Eating Planet), dall’età preindustriale la temperatura media del nostro pianeta è aumentata di quasi 1° C: una variazione che potrebbe sembrare minima, ma che in realtà ha già determinato effetti negativi ben evidenti in diversi ecosistemi: basti pensare alla scomparsa di specie animali e vegetali o allo scioglimenti dei ghiacciai e della calotta artica. Per non parlare della desertificazione, la deforestazione e i fenomeni atmosferici estremi che in tutto il mondo contribuiscono a una riduzione della produttività delle terre e a una perdita di raccolti o fonti di cibo per l’uomo. Secondo le stime più recenti, elaborate sulla base della tendenza attuale dell’emissione di gas serra, nel 2050 la produzione agricola si ridurrà dell’8%, mentre la richiesta di cibo, da parte di una popolazione mondiale in continua crescita, aumenterà del 56%. Servono quindi più terre da coltivare, tenendo però presente che la via fino ad oggi intrapresa, ossia quella di eliminare le foreste tropicali per ottenerle, si traduce nell’emissione di 3,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2) all’anno, alle quali si devono aggiungere altre 6 tonnellate circa provenienti da agricoltura, trasporti e riscaldamento.
Gli sforzi a livello internazionale per cercare una soluzione vanno dal protocollo di Kyoto del 1997, che ha stabilito impegni vincolanti per la riduzione delle emissioni di gas serra, al più recente protocollo di Parigi, siglato nel dicembre 2015, nel quale le nazioni si sono impegnate a raggiungere l’obiettivo comune di contenere l’innalzamento delle temperature entro i 2 °C, con impegni differenti stabiliti in base alle responsabilità passate.

Le scelte alimentari influenzano il clima
Forse meno evidente, ma altrettanto critico, è l’impatto che le scelte alimentari quotidiane possono avere sul cambiamento climatico” sottolinea Marta Antonelli, “modificare a livello globale le nostre abitudini può essere considerata come una delle soluzioni più efficaci: lo confermano i dati internazionali”. Un report inglese del Dipartimento delle politiche per l’energia e il cambiamento climatico (DECC), il Prosperous living for the world in 2050: insights from the Global Calculator, sostiene che se nel 2050 tutta la popolazione mondiale – circa 9,5 miliardi di persone secondo le stime FAO – consumasse 2.100 kcal al giorno di cui solo 160 derivate dalla carne come suggerito dall’Oms, le emissioni di CO2 si ridurrebbero di un terzo rispetto ai valori del 2011. Una dimostrazione di come scelte alimentari più sostenibili possono davvero cambiare le cose.
Il tema è stato affrontato dal BCFN con un workshop dal titolo “Climate@risk and Food@risk” che si è tenuto a Roma lo scorso il 22 aprile. “Il business agro-alimentare così come siamo abituati a intenderlo non è più un’opzione praticabile1 si legge nella Call To Action che BCFN ha recentemente lanciato, per chiedere a tutti, dai governi ai singoli cittadini, di lavorare insieme alla trasformazione della società, introducendo nuovi paradigmi e soprattutto una nuova consapevolezza. Un secondo workshop, per passare dal piano teorico a quello più pratico finalizzando le raccomandazioni rivolte a tutti gli attori del settore alimentare, è previsto nel corso del Forum di dicembre


Citazioni in originale1
Business as usual is no longer an option
With this call to action we entreat farmers, businesses, citizens and governments to work together to transform society with new rules and paradigms, new solutions, new business models, and a new awareness.
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