Le città sostenibili sono flessibili e resilienti

Le città sostenibili sono flessibili e resilienti

Le città sostenibili sono flessibili e resilienti

Cresce l’inurbamento delle popolazioni e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni unite si si prefiggono lo scopo di rendere le città inclusive, sicure, resilienti e, ovviamente, sostenibili. Ci sono esempi virtuosi, come Langouët, in Bretagna, dove 600 persone vivono in un ambiente totalmente green e sostenibile. Per imitarla, dice il World Economic Forum, bisogna guardare lontano, e pensare al futuro

Metà della popolazione mondiale, in questo 2018, vive in città: parliamo di 3,5 miliardi di individui. Secondo le stime delle Nazioni Unite, nel 2030 la percentuale degli individui urbanizzati salirà al 60 per cento. E non sarà un aumento omogeneo, anzi: il 95 per cento degli incrementi dei prossimi decenni avverrà nei Paesi in via di sviluppo. 

Vivere in una città non è sinonimo di stabilità o benessere economico: sono 828 milioni le persone che in questo momento vivono in baraccopoli e sotto la soglia di povertà, e il loro numero tenderà ad aumentare. E nonostante le città occupino solamente il 3 per cento della superficie terreste, da sole contribuiscono al 60-80 per cento del consumo di energia e al 75 per cento delle emissioni di carbonio. 

Una best practice dalla Bretagna

La rapida urbanizzazione comporta quindi danni a livelli ambientali ma le città sono da sempre, e lo saranno anche in futuro, un polo di sviluppo tecnologico e innovazione. Così, l’undicesimo dei diciassette Obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite si prefigge lo scopo di rendere le città inclusive, sicure, resilienti e, ovviamente, sostenibili. Le molteplici sfide che le aree urbane si trovano a fronteggiare, siano esse di tipo economico, ambientale, climatico, sociale o demografico, sono strettamente interconnesse. Per uno sviluppo urbano positivo è quindi necessario un approccio integrato.

Un po’ come accade a Langouët, in Bretagna, nel Nord della Francia. Qui, la piccola comunità di 600 abitanti è sulla buona strada per diventare 100 per cento green: sono tanti i progetti degli ultimi 20 anni per il raggiungimento dell’autonomia alimentare ed energetica della piccola cittadina. Il consiglio comunale investirà presto 25mila euro (raccolti dagli stessi cittadini) per la realizzazione di un giardino comune dove poter studiare la permacultura, che si concentra sui metodi agricoli più naturali e a basso impatto: un progetto che mira anche a creare legami intergenerazionali, dove i più anziani condivideranno sapere con i più giovani. 

In Bretagna, anche il clima e il risparmio energetico sono tutelati: infatti Langouët vanta due intere frazioni dove le case sono in legno e ad alta efficienza energetica, e tutte dotate di pannelli solari. Ma c’è di più: infatti la città ha in cantiere la costruzione di un villaggio “Triplo Zero” (zero energia, zero emissioni, zero spreco). È già pronto il prototipo abitativo, la BioClim House, inaugurato questa primavera: ogni casa ospiterà al suo interno una serra dove verranno coltivate verdure, e sarà autosostenibile energeticamente. Bell’esempio virtuoso quello bretone, nonostante la Francia non sia presente nella top ten delle città più sostenibili promossa dal World Economic Forum e messa a punto nel 2016 dal Centre for Economic and Business Research, un centro di ricerca britannico: vi si trovano, invece, in ordine, Zurigo, Singapore, Stoccolma, Vienna, Londra, Francoforte, Seoul, Amburgo, Praga, Monaco. Due in Asia, otto europee, di cui tre in Germania. La Francia, però, è il Paese più virtuoso in tema di sostenibilità alimentare, secondo il Food Sustainability Index sviluppato da BCFN con l’Economist Intelligence Unit, a riprova che esiste un terreno culturalmente fertile per iniziative di miglioramento ambientale.

Cosa possiamo imparare

Le città appena menzionate condividono tutte un tratto comune: nelle scelte, specie urbanistiche, bilanciano i bisogni immediati dell’oggi senza compromettere i bisogni di domani. Ed è proprio analizzando queste realtà che si possono dedurre le regole d’oro per le città del futuro. È lo stesso World Economic Forum a stilare quelle che sono le otto caratteristiche necessarie perché le infrastrutture e i servizi urbani siano al passo con la crescita demografica e i cambiamenti che ci approcciamo ad affrontare.

Le città devono dimostrare di riuscire a gestire non solo lo sviluppo economico e ambientale, ma anche essere in grado di coordinare questi ai cambiamenti sociali. Il focus di ogni città deve essere l’individuo, e le sue necessità. Questo si trasforma in un’attenzione agli aspetti di soddisfazione personale, psicologica, di salute, ma anche di religione, educazione, lavoro e prospettive in generale.

Una città deve attirare investitori e così aumentare la propria produttività, promuovendo crescita ed espandendo sempre le proprie possibilità.

Ognuno deve essere in grado di partecipare appieno a ogni aspetto della vita cittadina. Per questo l’eliminazione delle barriere architettoniche è gli obiettivi primari di tutte le città del futuro.

La città del futuro deve essere resiliente, e potenziare le capacità adattative degli individui, delle comunità e di tutti i partner economici. Tutti devono essere capaci di fronteggiare lo stress sia esso di tipo privato o pubblico (per esempio quello legato ad alcuni problemi economici o ambientali). 

Sembra ovvio, ma solo una città ben governata riesce a centrare ottimamente lo scopo principale, ovvero, garantire il miglior futuro non solo per la durata del mandato politico, ma nel lungo periodo.

La città deve essere responsiva: prendere decisioni in tempo reale, e sfruttare al meglio le risorse, così da garantire l’identificazione di problemi e relative soluzioni anche attraverso l’utilizzo di tecnologie digitali, al passo coi tempi.

Infine deve essere organizzata: la città del futuro deve integrare tutti gli aspetti, ed essere pronta a rispondere con flessibilità ai cambiamenti, offrendo soluzioni adatte alla propria economia e visione strutturale non solo per l’oggi, ma nel tempo.


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