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Cibo sostenibile: servono sistemi alimentari differenziati

Trasparenza sui costi, attenzione alle differenze tra i diversi contesti culturali e geografici e sostegno della salute: sono queste le caratteristiche di un sistema alimentare davvero sostenibile.

Tra i protagonisti del BCFN Forum on Food and Nutrition anche Ruth Richardson, direttore esecutivo della Global Alliance for the Future of Food, che invita a guardare con occhio critico al “sistema cibo” attuale, suggerendo anche strategie per modificarlo in meglio verso una vera sostenibilità. A guidare le parole dell’esperta ci sono i principi che ispirano l’opera dell’Alleanza internazionale, per la quale si impegna quotidianamente e della quale fa parte anche BCFN, con un ambizioso obiettivo finale: fare leva sulle risorse di tutti per rendere il sistema alimentare sostenibile, sano ed equo.

Quali sono i requisiti fondamentali di un sistema alimentare davvero sostenibile?
Le necessità sono molte, ma possiamo dire che i punti principali sui quali concentrare l’attenzione sono tre: costi, diversificazione e salute. In cima alla lista metto i costi. Abbiamo bisogno di chiarezza e trasparenza per quanto riguarda i costi del sistema alimentare, dobbiamo essere in grado di affrontare questo argomento da diversi punti di vista in particolare da quello ambientale, sociale, culturale e della salute. Solo allora saremo in grado di comprendere le strategie che ci possono far muovere verso un migliore sistema alimentare.

Una delle parole chiave è diversificare, ma cosa si intende quando si parla di diversificazione dei sistemi alimentari?
Oggi è piuttosto chiaro che non è possibile parlare di un unico sistema alimentare, ma è indispensabile utilizzare l’espressione al plurale, parlando cioè di sistemi alimentari. In altre parole ci dobbiamo rendere conto che non esiste una soluzione perfetta per tutti, ma piuttosto servono soluzioni diversificate su diverse scale e nelle diverse aree geografiche in modo da soddisfare bisogni specifici e adattarsi alle diverse condizioni locali. Questo rende la questione più complessa e l’obiettivo finale più difficile da raggiungere, ma è senza dubbio un punto critico e noi abbiamo bisogno di una molteplicità di approcci basati sui diversi contesti nei quali le strategie devono essere applicate.

Quando parla di sostenibilità, lei sostiene che il termine cibo non può essere separato dal termine salute. Qual è il senso di tale affermazione?
Non ci sono dubbi sul fatto che un sistema alimentare sostenibile debba anche essere “sano”. Oggi però il nostro sistema non fornisce salute: se pensiamo per esempio a un bambino obeso, dobbiamo capire che il problema non è presente solo perché il piccolo beve troppe bevande zuccherate o mangia hamburger. La sua obesità deriva anche da ciò che produciamo, come lo produciamo, come lo trasportiamo, come lo lavoriamo e come lo vendiamo. Serve un sistema omnicomprensivo che attraverso il cibo porti la salute a tutti e in tutti i luoghi del mondo.

La teoria è perfetta, ma come si possono trasformare le belle idee in pratica?
Per raggiungere questi obiettivi di sostenibilità è necessario l’impegno di tutti. I policy maker potrebbero per esempio adottare il true cost accounting framework, cioè il calcolo del costo reale del prodotto finito, per agricoltura e cibo. È l’obiettivo di TEEBAGRIFOOD, un progetto sostenuto anche dalla Global Alliance for the Future of Food che si colloca all’interno del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) ed è coordinato dall’ufficio TEEB (The Economics of the Ecosystems and Biodiversity). Si tratta di un programma mirato a mostrare i costi della produzione del cibo e che prende in considerazione tutta una serie di aspetti del sistema costi includendo anche indicatori sociali, culturali e ambientali. Questo modo di procedere può essere seguito dalle aziende, dalle fattorie, dai decisori delle politiche nazionali e locali che possono avere così tra le mani le informazioni e gli strumenti per modificare la situazione attuale verso sistema alimentare mondiale nuovo e più sostenibile e un migliore futuro del cibo.

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