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Che tipo di sistema sociale sarà in grado di nutrire nove miliardi di persone?

Scienziati, ricercatori e attivisti provenienti da tutto il mondo si sono riuniti a L'Aia, nei Paesi Bassi, per discutere in merito a quale politica globale adottare al fine di garantire un futuro equo e sostenibile al nostro pianeta e ai suoi abitanti, che presto raggiungeranno i nove miliardi.

Global governance and politics, climate justice, agrarian and social justice: linkages and challenges (Global governance e politica, giustizia climatica, giustizia agraria e sociale: sfide e legami): ecco il titolo del convegno internazionale tenutosi presso l'Istituto Internazionale di Studi Sociali (ISS) il 4 e il 5 febbraio 2016, organizzato dall'ISS, dal Transnational Institute (TNI), dal Foodfirst Information & Action Network (FIAN), dall'ICCO, dai progetti Ecofair e Hands on the Land, da ICAS, LDPI, BICAS e dal Journal of Peasant Studies.

Tempo di crisi
Diversi tipi di crisi, che coinvolgono vari settori (alimentare, energetico, ambientale, climatico e finanziario), hanno portato a grandi trasformazioni agrarie e ambientali in tutto il mondo. Istituzioni e decisori politici devono ancora trovare e sviluppare un modello di global governance da adottare per far fronte alla crisi, incoraggiata anche dagli interessi divergenti e in competizione dei diretti interessati.
L'incontro di due giorni ha cercato di individuare dei possibili modelli alternativi per ristabilire la giustizia sociale ed evitare la commercializzazione di ogni aspetto della nostra vita, causata dalla corsa globale per il controllo delle risorse naturali e fondamentali. Anche se fenomeni come il land grabbing e il cambiamento climatico sono noti in tutto il mondo, le logiche di mercato sembrano aver sopraffatto la politica.

Un nuovo modo di pensare
Esperti come Raj Pathel, blogger e attivista, Olivier De Schutter, giurista specializzato in diritti economici e sociali, economisti del calibro di Joan Martinez Alier e organizzazioni della società civile come il movimento La Via Campesina, concordano tutti sulla necessità di mettere in pratica nuove strategie e sull’adottare un nuovo modo di pensare. Alcuni dei concetti fondamentali emersi sono stati: la sovranità alimentare (ovvero il diritto dei popoli al cibo sano e adeguato alla propria cultura, prodotto secondo metodi ecocompatibili e sostenibili, e il loro diritto di definire i propri sistemi alimentari e agricoli), l'agroecologia (l'applicazione dell'ecologia nella progettazione e nella gestione di sistemi agroecologici sostenibili) e la sostenibilità, così come la tutela delle classi e dei gruppi sociali emarginati. Tra questi, vanno nominati i piccoli agricoltori, scarsamente riconosciuti dai decisori politici ma responsabili del 70% della produzione alimentare mondiale utilizzando solo il 30% delle risorse globali.

La presentazione dello Youth Manifesto
Lo Youth Manifesto della rete di Alumni del Barilla Center for Food & Nutrition è stato presentato a L'Aia in occasione del pranzo del primo giorno del convegno. Durante la presentazione si è sottolineata l'importanza di includere nel dialogo tutti gli operatori della catena alimentare, e ci si è concentrati inoltre sul ruolo delle azioni concrete per ridurre lo spreco alimentare e per migliorare la sostenibilità dell'intero sistema. È stato infine apprezzato il coinvolgimento dei giovani e dei ricercatori nel modellare il processo di cambiamento.
Il convegno a L'Aia è riuscito a tracciare uno schema su ciò che stanno sostenendo gli accademici e gli attivisti riguardo questa situazione così complessa, oltre a individuare i modelli politici che dovrebbero essere adottati in futuro. Come è stato spesso sottolineato durante i due giorni, la questione allarmante non è solo "chi sarà in grado di nutrire 9 miliardi di persone?", ma anche "in quale maniera vogliamo farlo?".


Michele Pedrotti
BCFN Foundation Alumni Association

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