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Cambiamenti climatici: agricoltura e salute ne pagano le conseguenze

Cambia il clima e le conseguenze si fanno sentire sull’agricoltura, con alterazioni nella produzione del cibo che potrebbero portare conseguenze decisamente negative per la salute.

Una delle conseguenze più importanti dei cambiamenti climatici ai quali stiamo assistendo negli ultimi decenni potrebbe riguardare l’agricoltura. Il riscaldamento globale (ma non solo, poiché se nell’insieme il pianeta si scalda, alcune aree, più sporadicamente, si raffreddano) modifica la produzione delle specie coltivate e, di conseguenza, anche le abitudini alimentari mondiali, con i relativi effetti sulla salute delle persone. Lo afferma uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista medica The Lancet, incentrato sulle ricerche di Marco Springmann, dell’Oxford Martin Programme on The Future of Food. “Un coraggioso sforzo per quantificare gli effetti del cambiamento climatico sul futuro della produzione alimentare” lo ha definito Andrew Challinor, esperto di impatto climatico presso l’Università di Leeds, commentando lo studio. Lo dimostra anche il fatto che, per la prima volta, una rivista medica importante lascia spazio a questo tipo di argomento.

Come cambia la dieta
Che i cambiamenti climatici possano avere conseguenze sulla salute non è una novità. “Le variazioni del clima sono state definite la principale sfida per la salute nel 21esimo secolo” dice Springmann, ricordando che gli effetti possono essere sia diretti (per ondate di calore, alluvioni eccetera) sia indiretti (per perdita di raccolti, carestie e spostamento di popolazioni). Se i cambiamenti climatici dovessero continuare con questi ritmi e in questa direzione, si ridurrebbero notevolmente le quantità di cibo raccolto, con successivo aumento dei prezzi e una riduzione dell’accesso al cibo per molte persone che andrebbero incontro a malnutrizione.
Ma l’impatto del clima sull’agricoltura e sulla salute non è solo una questione di temperature o di scarso apporto calorico. Nello studio in questione si parla anche della composizione della dieta, che potrebbe cambiare proprio a causa delle modifiche del clima. Tanto che, secondo i dati di Springmann e colleghi, entro il 2050 i cambiamenti climatici porteranno per ciascun individuo a una riduzione del 3,2% - circa 100 kcalorie - nella disponibilità globale di cibo, del 4% nel consumo di frutta e verdura e dello 0,7% nel consumo di carne.

La salute ne risente
Ma cosa cambia per la salute? Le previsioni dei ricercatori inglesi non sono affatto rosee: i dati proiettati al 2050 parlano infatti di 529.000 decessi correlati al clima, causati più dalle modifiche nella composizione dei pasti (meno verdura e frutta) che dalla riduzione delle calorie giornaliere (che di per sé sarebbe un fenomeno benefico). Numeri piuttosto allarmanti soprattutto se si pensa che, in assenza dei cambiamenti climatici, la maggiore disponibilità di cibo e un aumento dei consumi mondiali potrebbe prevenire quasi due miliardi di decessi a livello globale. I modelli di previsione utilizzati nello studio sottolineano come l’effetto negativo sulla salute si farà sentire soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, in particolare in quelli del Pacifico Occidentale e del Sudest asiatico, mentre India e Cina diventerebbero teatro di circa tre quarti di tutti i decessi correlati al clima.
Per completezza di informazione va detto anche che i cambiamenti climatici in un certo senso favorirebbero una diminuzione dell’obesità e del consumo di proteine animali, senza dimenticare però che tale riduzione nell’obesità verrebbe controbilanciata dall’aumento del numero di persone sottopeso dovuto a una minore disponibilità di cibo.

Agire subito per arginare i danni
Come emerge dallo studio di Springmann e colleghi, gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute della popolazione variano notevolmente nei 155 paesi analizzati. Proprio per questa ragione servono interventi ambientali, politici ed economici differenziati che tengano conto delle specificità delle singole nazioni.
Una cosa però è certa: il primo passo da compiere è ridurre le emissioni. Questo intervento avrebbe infatti un sostanziale effetto positivo per la salute riducendo il numero dei decessi correlati al clima di frazioni comprese tra il 29 e il 71% a seconda dei contesti e degli scenari analizzati e della forza delle misure applicate. Per esempio, in uno scenario a “emissioni medie” con un aumento medio della temperatura superficiale dell’aria di 1,3-1,4 °C nel periodo 2046-2065 rispetto al periodo 1986-2005, si potrebbero ridurre del 30% i decessi legati a dieta sbilanciata e peso corporeo rispetto a uno scenario a “emissioni elevate”, che porterebbe a superare i fatidici 2°C di aumento della temperatura considerati, dagli esperti, il punto di non ritorno.
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