Filiera agroalimentare: da Bruxelles più potere agli agricoltori

Filiera agroalimentare: da Bruxelles più potere agli agricoltori

Filiera agroalimentare: da Bruxelles più potere agli agricoltori

La proposta della Commissione europea vuole dare più potere contrattuale agli agricoltori e alle piccole e medie imprese, spesso sottoposte a pratiche commerciali non corrette che rendono impossibile la sopravvivenza stessa della loro attività.


I codici di condotta volontari non bastano più, ed è urgente disciplinare correttamente le pratiche commerciali sleali, cioè tutte quelle pratiche messe in atto tra aziende che si allontanano dalla buona condotta, dalla buona fede e dalla correttezza, spesso a vantaggio di una sola delle parti. La filiera alimentare è particolarmente esposta a tali pratiche sleali, per via delle grandi differenze nel potere contrattuale tra le forze in campo. Esempi di tali azioni sono i pagamenti tardivi (in particolare nei confronti dei produttori delle materie prime, cioè degli agricoltori), la cancellazione di ordini con poco preavviso, le modifiche retroattive di contratti, o unilaterali, nonché l’obbligo al fornitore di pagare gli sprechi. Nel novembre del 2016  è emersa la necessità di una normativa a livello UE e la Commissione Europea ha perciò istituito una task force per i mercati agricoli (AMTF): tra le raccomandazioni, la costituzione di una futura legislazione in materia di pratiche commerciali sleali. Le aspettative però non sono state soddisfatte appieno e così nel proprio piano di lavoro per il 2018 la Commissione ha annunciato misure di miglioramento per il funzionamento della filiera per aiutare gli agricoltori a rafforzare la loro posizione sul mercato. 

Dalla Commissione Europea stop alle pratiche commerciali sleali

Esiste un vasto consenso su quanto queste specifiche pratiche incidano negativamente sull’efficienza e correttezza della filiera alimentare. Nella valutazione d’impatto iniziale e nella consultazione pubblica sul miglioramento della filiera, avviate dalla Commissione nel 2017, il 96 per cento dei partecipanti si è dichiarato d'accordo con la proposta di includere tra gli obiettivi della politica agricola comune il miglioramento della posizione degli agricoltori nella catena del valore, anche combattendo le pratiche commerciali sleali. In un altro sondaggio di opinione a livello UE promosso nel febbraio 2018, l’88 per cento dei partecipanti ha ritenuto importante rafforzare il ruolo degli agricoltori nella filiera alimentare. Così ora la Commissione interviene formalmente nel divieto delle pratiche sleali, dando una maggior certezza ad agricoltori e alle piccole e medie imprese, permettendo loro di gestire al meglio i rischi su cui non riescono a esercitare che un minimo, e talvolta nullo, controllo. 


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Competere alla pari

Jyrki Katainen, Vicepresidente e Commissario responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “Stabilendo standard minimi e rafforzando l'attuazione delle norme, la proposta dovrebbe consentire agli operatori di competere su un piano di parità, contribuendo così all'efficienza complessiva della filiera. Si tratta di una chiara affermazione della volontà di rendere più eque le pratiche commerciali".

Phil Hogan, Commissario per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale, ha affermato: “La proposta intende essenzialmente garantire l'equità, dando voce a coloro che non ne hanno, a coloro che senza averne colpa si trovano a subire una posizione negoziale più debole. L'iniziativa odierna volta a vietare le pratiche commerciali sleali mira a rafforzare la posizione dei produttori e delle PMI nella filiera alimentare. L'iniziativa intende inoltre garantire una solida ed efficace applicazione delle norme. Intendiamo eliminare il «fattore paura» dalla filiera alimentare grazie a una procedura di denuncia riservata, cioè alla possibilità di denunciare in forma anonima chi non si comporta correttamente”. 

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In caso di non conformità, sono previste sanzioni: ogni Stato membro designerà un’autorità pubblica deputata a far rispettare il divieto e a garantire le nuove norme, che possa svolgere indagini, sia su richiesta che di propria iniziativa, sanzionare e pubblicare le proprie decisioni. Dalla Commissione fanno sapere che verrà affrontata a breve anche la questione della trasparenza dei prezzi e del mercato, per raggiungere così un sempre miglior funzionamento della catena di approvvigionamento alimentare.


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