Arriva dall’India l’agricoltura zero budget

Arriva dall’India l’agricoltura zero budget

27 Febbraio 2020

Arriva dall’India l’agricoltura zero budget

Nata anche come risposta alle difficoltà economiche dei piccoli coltivatori indiani, l’agricoltura naturale a zero budget sta prendendo piede in diverse Regioni dell’India, ma non convince tutti


Di necessità virtù

Il nome completo è Zero Budget Natural Farming (ZBNF) e, come spiegano gli esperti FAO, si tratta di metodologie di coltivazione che hanno avuto grande successo soprattutto nel sud dell’India nello stato di Karnataka, dove hanno avuto origine. Il termine “zero budgetsi riferisce a crediti e spese, sottolineando che chi si dedica a questo modo di coltivare lo fa senza usare crediti, né spendere denaro per input iniziali. Inoltre, come si evince dal nome stesso, questi metodi sono anche “naturali”, ovvero tutte le pratiche di coltivazione avvengono senza uso di pesticidi o altre sostanze chimiche. Nelle pagine che la FAO dedica alla Zero Budget Natural Farming, la nascita e la diffusione di queste pratiche sono legate essenzialmente alla profonda crisi agricola vissuta in India dopo la liberalizzazione che ha portato a privatizzazioni importanti in campo agricolo con enormi difficoltà di accesso al credito soprattutto per i piccoli agricoltori. Alti costi di produzione, elevati interessi sui crediti e prezzi di mercato volatili per i raccolti sono solo alcune delle cause di difficoltà degli agricoltori indiani per i quali, come spiegano dalla FAO, “l’agricoltura zero budget rappresenta la promessa di affrancarsi dai prestiti e di ridurre in modo drastico i costi, interrompendo il ciclo vizioso dei debiti per tanti agricoltori disperati”.


Niente debiti, niente chimica

La Zero Budget Natural Farming fa parte delle tante pratiche che la FAO identifica come parte della cosiddetta agroecologia, basata sull’applicazione di concetti e principi ecologici per avere il meglio dalle interazioni tra piante, animali, uomini e ambiente. Nel report “Zero Budget Natural Farming for the Sustainable Development Goals” si descrivono meglio i quattro pilastri di questo approccio all’agricoltura, nato in Giappone per iniziativa dello scienziato e filosofo Masanobu Fukuoka nella forma di agricoltura naturale, poi promossa e resta popolare dall’esperto di agricoltura Subhash Palekar nella sua versione indiana. Questi gli aspetti fondamentali della Zero Budget Natural Farming: il primo prevede di coprire i semi con microrganismi ricavati da formulazioni particolari di urina e sterco di vacca, il secondo di applicare un bioinoculo contenente tra gli ingredienti anche acqua e suolo al fine di moltiplicare i microbi presenti nel terreno. La pratica prevede anche di applicare uno strato di materiale organico sul terreno per prevenire l’evaporazione e aumentare la produzione di humus e infine di garantire l’areazione del suolo


Funziona davvero?

Una delle critiche che vengono mosse a questo metodo di coltivazione si riferisce al fatto che, a causa degli scarsi input di nutrienti dall’esterno, le rese potrebbero essere basse e di conseguenza non in grado di sfamare tutta la popolazione (oltre che non sostenibili) in un contesto come quello indiano anche se uno studio recentemente pubblicato su Nature Sustainability suggerisce che la Zero Budget Natural Farming potrebbe ridurre la degradazione del suolo e portare benefici in termini di resa a molti agricoltori. E lo si evidenzia anche nel report già citato, dal quale emerge che questa pratica migliora la qualità del suolo e la sua capacità di trattenere acqua, riducendo la dipendenza da elettricità e irrigazione, riduce le spese legate all’acquisto di fertilizzanti e pesticidi, tagliando così anche i rischi economici di chi si chiede un prestito. Questi effetti, assieme all’incremento della resilienza ai cambiamenti climatici, fanno della Zero Budget Natural Farming una pratica utile per aiutare l’India a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite


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