Aiuto, c’è una microplastica nel mio piatto!

Aiuto, c’è una microplastica nel mio piatto!

25 Luglio 2019

Aiuto, c’è una microplastica nel mio piatto!

Emergenza plastica: non solo le “isole di plastica” negli oceani, ma anche le microplastiche e le nanoplastiche presenti nella catena alimentare.


Secondo le stime del 2017 dell’ONU, nei mari ci sono 51.000 miliardi di particelle di microplastica, un numero 500 volte maggiore di quello delle stelle della nostra galassia. E sono dappertutto.

Uno studio dell’Università di Newcastle, nel Regno Unito, ha dimostrato per esempio che le microplastiche sono presenti in microrganismi marini che vivono a profondità vicine agli 11.000 metri. Una ricerca presentata nel 2018 a Vienna nel corso della 26esima edizione della United European Gastroenterology (UEG) Week ha inoltre mostrato la presenza di microplastiche nelle feci di un gruppo di uomini provenienti da diversi Paesi. 

image

Cosa sono le microplastiche?

Le microplastiche sono particelle di dimensioni da 0,1 e 5.000 micrometri (μm) [1000 μm corrispondono a 1 millimetro], secondo la definizione dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Le nanoplastiche, invece, sono particelle di dimensioni ancora più piccole, comprese tra 0,001 a 0,1 μm (ossia da 1 a 100 nanometri). 

La ricerca su micro e nanoplastiche si è notevolmente sviluppata negli ultimi anni, dal momento che queste sostanze stanno assumendo il ruolo di protagoniste in una nuova e difficile sfida da affrontare in campo ambientale, con potenziali conseguenze anche sulla salute umana.   


Da dove arrivano le microplastiche?

Le microplastiche si possono spostare di circa 100 chilometri rispetto al proprio luogo di origine, trasportate dalle correnti d’aria, per poi depositarsi sul suolo e nelle acque.

Un articolo pubblicato su Nature Geoscience descrive il “viaggio” delle microplastiche e spiega perché sia così difficile capire da dove arrivano. Gli esperti del Parlamento Europeo dividono innanzitutto le microplastiche in primarie (prodotte direttamente come tali) e secondarie (derivate dalla degradazione di oggetti più grandi come reti da pesca, buste di plastica, eccetera). Le prime rappresentano il 15-31% delle microplastiche presenti nell’oceano, mentre la restante parte è rappresentata dalle microplastiche secondarie. In particolare, il lavaggio di capi sintetici è la fonte principale delle microplastiche primarie (35%), seguito dall’abrasione degli pneumatici durante la guida (28%) e infine dalle particelle volutamente aggiunte a prodotti per la cura del corpo come creme o dentifrici (2%). Date le loro piccole dimensioni, difficilmente queste particelle vengono trattenute dai filtri presenti per esempio nelle lavatrici o negli scarichi domestici. 


Dall’ambiente alla tavola

Qualche anno fa Richard Kirby, scienziato indipendente e film maker, è riuscito a immortalare il momento in cui un frammento di microplastica viene ingerito da un minuscolo organismo marino che fa parte del plancton. Ed entra così nella catena alimentare. Vale infatti la pena ricordare che il plancton, costituito da microrganismi sia animali sia vegetali, rappresenta la base della catena alimentare e fornisce nutrimento a numerosi organismi marini anche molto grandi, come per esempio le balene. 

Attraverso il plancton, la microplastica viene ingerita anche da tutti gli organismi che di plancton si nutrono e quindi, dopo una serie più o meno lunga di passaggi, arriverebbe anche all’uomo. Il condizionale in questi casi è d’obbligo, dal momento che, come ricordano gli esperti dell’EFSA, dalle informazioni oggi disponibili sulle microplastiche negli alimenti di origine marina sappiamo che tali frammenti sono in genere presenti soprattutto a livello di stomaco e intestino dei pesci e quindi non vengono ingeriti dall’uomo, che scarta proprio le interiora. “Tuttavia, nel caso dei crostacei e dei molluschi bivalvi, come le ostriche e le cozze, il tratto digestivo viene consumato, per cui si ha una certa esposizione” afferma Peter Hollman, ricercatore che ha seguito gli esperti EFSA nella redazione della Dichiarazione sulla presenza di particelle di microplastica e nanoplastica negli alimenti, pubblicata nel 2016. 

Le microplastiche però non arrivano solo dal mare. Ne sono state trovate tracce anche nel miele, nella birra, nel sale da tavola e persino nell’acqua in bottiglia, come dimostrano i risultati di una recente indagine svolta in collaborazione con la State University of New York di Fredonia. 


Il mondo corre ai ripari

Indipendentemente dalla loro origine, le microplastiche sono sempre più presenti sulle tavole di tutto il mondo tanto che, secondo un’analisi condotta da un gruppo di ricercatori australiani, si ingeriscono in media circa 2.000 micropezzi di plastica ogni settimana, pari a 21 grammi ogni mese e a poco più di 250 grammi in un anno. L’equivalente (in peso) di una carta di credito alla settimana. Gli effetti sulla salute di questi minuscoli frammenti non sono ancora noti, ma le autorità di tutto il mondo si stanno attivando per cercare di porre un freno all’inquinamento da microplastica e nanoplastica. 

Gli esperti del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) hanno dedicato un documento alle microplastiche, per spiegarne l’impatto ambientale. Anche a livello europeo le iniziative non mancano: già dal 2015 infatti il Parlamento aveva votato per una restrizione dei sacchetti di plastica e nel settembre del 2018 è stata adottata dalla Commissione europea una strategia ad hoc per contrastare l’inquinamento da plastica. 

Nel 2019 è stata approvata in via definitiva la legge che mette al bando molti prodotti di plastica usa e getta a partire dal 2021. Per quanto riguarda più nello specifico le microplastiche, la Commissione europea ha ricevuto richieste di vietare in tutto il continente l’aggiunta di microplastiche ai prodotti cosmetici e nei detergenti entro il 2020 e di favorire misure per ridurre il rilascio delle microplastiche da tessuti, pneumatici e altri oggetti. Informazioni aggiornate in merito alle iniziative europee sono disponibili su un sito web dedicato

Scopri di più su Cibo e sostenibilità

Questo sito utilizza cookie di profilazione, anche di terze parti, al fine di inviarti pubblicità e offrirti servizi in linea con le preferenze da te manifestate nel corso della navigazione in rete. Proseguendo la navigazione sul sito mediante l’accesso a qualunque sua area o la selezione di un elemento dello stesso (ad esempio, di un’immagine o di un link) acconsentirai all’uso dei cookie.
Al seguente link troverai la nostra informativa estesa sui cookie con la descrizione delle categorie presenti e i link con le informative delle terze parti quali titolari autonomi del trattamento nonché avrai la possibilità di decidere quali cookie autorizzare ovvero se negare il consenso a tutti o solo ad alcuni cookie.   Continua