L’agricoltura sostenibile ha davvero bisogno del terreno?

L’agricoltura sostenibile ha davvero bisogno del terreno?

31 Luglio 2018

L’agricoltura sostenibile ha davvero bisogno del terreno?

La carenza di terreni coltivabili e di acqua per irrigare i campi rappresenta una sfida enorme in termini di agricoltura sostenibile che oggi guarda sempre più a “coltivazioni soil-free”, senza rinunciare al gusto.


Gli esperti della Food and Agriculture Organisation (FAO) stimano che per soddisfare la richiesta di proteine alimentari da parte di una popolazione mondiale in continua crescita è necessario aumentare del 60% i terreni dedicati all’agricoltura. Altre stime, come si legge nel volume Fixing Food sviluppato da BCFN in collaborazione con l’Intelligence Unit dell’Economist (EIU), parlano della necessità di un incremento addirittura superiore al 100%. Come se non bastasse, politiche agricole non sostenibili e altri fattori tra i quali i cambiamenti climatici hanno portato negli ultimi 40 anni all’impoverimento delle terre coltivabili, tanto che il 30% di esse è diventato improduttivo, come descritto nel nuovo volume Nourished Planet pubblicato da BCFN. 

Netto cambio di direzione

In termini di consumo di spazio l’attuale sistema agro-alimentare non ha futuro. Su questo non ci sono dubbi e per tale ragione è necessario modificare nettamente il modo di rapportarsi al tema della coltivazione del suolo, muovendosi verso un’agricoltura sostenibile, magari attraverso un netto cambio di direzione: da orizzontale a verticale. Quando si citano le coltivazioni soil-free, cioè senza bisogno di terra, si parla spesso di agricoltura verticale, ovvero della coltivazione di vegetali su più livelli, in una sorta di grattacielo a più piani. Non si tratta certo di una novità. Se ne trova traccia già nell’antichità in Babilonia e tra gli Aztechi ma il suo utilizzo commerciale, legato all’assenza di terreno da coltivare, ha cominciato a prendere piede nella seconda metà del XX secolo e nel 1997 l’Agenzia Spaziale statunitense (NASA) ha anche dato il via a una serie di esperimenti di coltivazione sulla stazione spaziale Mir, riuscendo a coltivare piante forti, nutrienti e saporite. Dopo la prima fattoria verticale con fini commerciali nata a Singapore nel 2012, altri paesi hanno cominciato a investire su questo nuovo approccio all’agricoltura sostenibile: in Giappone alcune fabbriche di semi-conduttori sono state trasformate in fattorie per la coltivazione della lattuga supportate dall’interesse di colossi come Fujitsu e nel Regno Unito la Growing Underground ha riconvertito un rifugio contro le bombe della seconda guerra mondiale in una fattoria per coltivazioni soil-free. La statunitense AeroFarms, con sede nel New Jersey, non solo ha le potenzialità per diventare una delle più grandi fattorie verticali nel mondo - vi si coltivano già oltre 250 tipi di verdura a foglia per raccolti di decine di tonnellate di vegetali all’anno - ma anche per risollevare l’economia della regione.


Agricoltura tecnologica e di precisione

Tra i vegetali più comunemente coltivati con metodi che non richiedono terreno, pomodori e cocomeri fanno la parte del leone, ma non mancano coltivazioni di lattuga, fragole, melanzane, meloni, piante ornamentali e fiori. Le tecniche sono differenti e in continua evoluzione: si va dalle colture idroponiche più tradizionali nelle quali le piante vivono con le radici immerse nell’acqua a quelle più avanzate, nelle quali i vegetali poggiano su una pellicola di idrogel passando per le colture aeroponiche, nelle quali l’acqua è sostituita da aria nella quale si nebulizzano acqua e sostanze nutrienti. 

Queste coltivazioni, che rappresentano probabilmente il futuro dell’agricoltura sostenibile, hanno notevoli vantaggi dal momento che permettono di risparmiare spazio e acqua, ma anche di aumentare le rese, di non dipendere dai cambiamenti climatici o dalle intemperie, di regolare il contenuto di sostanze benefiche (per esempio sali minerali) presenti nel prodotto finale e di proteggere le piante da infezioni e parassiti. I sistemi aeroponici possono per esempio ridurre del 98% l’utilizzo di acqua, del 60% quello di fertilizzanti e del 100% quello di pesticidi, mentre con le colture idroponiche la resa dei pomodori decuplica, quella della lattuga triplica. L’ultimo passo della coltivazione soil-free? Cellule vegetali coltivate in laboratorio da portare poi in tavola come si legge in un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Food Research International da gruppo di ricerca finlandese. 


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