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Agricoltura sostenibile grazie a riforme, ricerca e nuove tecnologie

L’impegno dei produttori e delle istituzioni, assieme ai progressi della tecnologia possono rispondere in modo efficace e completo ai bisogni sempre crescenti di sistemi agroalimentari sostenibili.

La produzione efficiente di prodotti agricoli sicuri, sani e di alta qualità, in modo sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale”. Questa è la definizione di “agricoltura sostenibile” che si legge nel report Fixing Food, un documento, nato dalla collaborazione tra Economist Intelligence Unit (EIU) e BCFN, che mette in luce gli ostacoli alla sostenibilità dei sistemi alimentari e propone soluzioni pratiche per contrastarli.

Tanti i problemi…
La popolazione mondiale raggiungerà gli 8,1 miliardi entro il 2025, con i paesi in via di sviluppo che contribuiranno per il 95% a tale crescita. Si aggiunge a questo cambiamento anche il passaggio, ancora una volta nei paesi poveri, a un’alimentazione sempre più “occidentale”, ricca di proteine e di calorie. La prima sfida è quindi trasformare l’agricoltura per soddisfare i bisogni alimentari di tutti. Secondo la FAO, le terre coltivabili dovrebbero aumentare del 60 per cento circa (altre stime vanno anche oltre il 100 per cento) per tenere testa alle nuove richieste di alimenti proteici, tenendo conto del fatto che, anche se il bestiame rappresenta solo il 17 per cento delle calorie consumate a livello mondiale, l’80 per cento delle terre coltivabili viene utilizzato proprio per nutrire gli animali. Da non dimenticare poi il problema della gestione delle risorse idriche: la maggior parte dell’acqua sul pianeta è utilizzata per l’agricoltura e le stime parlano di un aumento dei consumi del 45 per cento entro il 2030.

…tante le possibili soluzioni
Per arrivare a un’agricoltura sostenibile non serve però trovare nuove terre da coltivare, ma è importante aumentare le rese dei raccolti. Lo insegna anche la storia: il 77 per cento della crescita nella produzione agricola tra il 1961 e il 2005 è arrivata grazie a un aumento delle rese. Le soluzioni arrivano oggi soprattutto dalla tecnologia che apre la strada alla cosiddetta agricoltura di precisione. Satelliti e droni che controllano i tassi di deforestazione, GPS che guidano i trattori, sensori che tengono sotto controllo diversi parametri delle coltivazioni e consentono di raccogliere enormi quantità di dati in base ai quali modificare le pratiche agricole sono solo alcune delle caratteristiche dell’agricoltura del futuro. Che in alcuni casi però è già presente e ha già dato i suoi frutti. In Germania grazie all’agricoltura di precisione è stato possibile ridurre i fertilizzanti fino al 15 per cento, mentre in Gran Bretagna gli agricoltori risparmiano l’equivalente di circa 1000 euro l’anno grazie ai trattori intelligenti. Ultima, ma non per importanza, l’agricoltura verticale o aeroponica, che permette di risparmiare acqua e fertilizzanti aumentando le rese.

Il ruolo delle istituzioni
Senza l’impegno dei produttori e delle istituzioni, tecnologia e ricerca non possono raggiungere i risultati sperati: i produttori devono essere parte attiva nello scegliere le strategie produttive migliori per ciascun contesto e puntare alla sostenibilità oltre che alla produttività. Dal canto loro, le istituzioni hanno un ruolo di primo piano nel definire piani di miglioramento delle infrastrutture e dei trasporti per facilitare il lavoro degli agricoltori, soprattutto dei piccoli produttori, motore dello sviluppo nei paesi più poveri. E proprio riforme istituzionali e politiche ad hoc possono garantire uno sviluppo sostenibile in aree del mondo dove ancora troppo spesso si assiste a processi di appropriazione di terre da coltivare a danno dei “più piccoli”. Anche l’Europa, che vanta una longeva politica agricola comune (PAC, varata nel 1962), si è attivata per la sostenibilità avviando nel febbraio 2017 una fase di ammodernamento della PAC dopo gli incessanti dibattiti in questi anni, a partire dalla Conferenza sulla Revisione, del Bilancio organizzata dalla Commissione Europea nel Novembre 2008. Per 12 settimane gli agricoltori e tutte le parti interessate potranno esprimersi sul tema e i risultati serviranno ad aiutare l’Europa a muoversi verso un futuro agricolo sostenibile.
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