Uomo e natura: cosa ci ha insegnato la pandemia di Covid-19

Uomo e natura: cosa ci ha insegnato la pandemia di Covid-19

29 Maggio 2020

Uomo e natura: cosa ci ha insegnato la pandemia di Covid-19

Sandra Díaz ed Eduardo Brondizio, co-autori del 2019 IPBES Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services, ci aiutano a comprendere cause e conseguenze della pandemia legata al nuovo coronavirus.

È probabile che in futuro le pandemie siano più frequenti, si diffondano in modo più rapido, abbiano un maggior impatto economico e uccidano più persone se non presteremo la massima attenzione al possibile impatto delle scelte che compiamo oggi” dicono Sandra Díaz ed Eduardo Brondizio, co-autori dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services. “Nell’immediato dobbiamo assicurarci che le azioni che stiamo intraprendendo per ridurre l’impatto dell’attuale pandemia non amplifichino i rischi di future pandemie e crisi” hanno aggiunto.

Quale è stato il contributo dell’uomo all’origine e alla diffusione della pandemia?

Sandra Díaz. Le malattie virali sono naturali, ma il fatto che un coronavirus con probabile origine nelle foreste dell’Asia del Sud e che ha vissuto lì senza causare gravi danni abbia oggi infettato oltre 4 milioni di persone nel modo è sicuramente causato dalle nostre attività. La ragione è che stiamo entrando in ecosistemi nei quali la fauna non è mai stata in contatto con gli uomini in modo così stretto e così frequente. Lo facciamo per esempio espandendo i confini dell’agricoltura, della silvicoltura e delle attività estrattive in ecosistemi precedentemente non intaccati, come le foreste e le paludi.

Gli animali selvatici vengono cacciati o intrappolati in condizioni di grande affollamento nei mercati; spesso molte specie selvatiche, addomesticate e uomini sono a stretto contatto tra di loro in pessime condizioni igieniche. Ciò crea le condizioni perfette perché il virus muti e compia il salto di specie dal suo ospite originale a uno nuovo, inclusi animali addomesticati e uomini. Il commercio di animali selvatici è un ottimo veicolo per la diffusione del virus a livello globale.Inoltre, quando un virus riesce a infettare gli animali addomesticati, gli allevamenti, con le loro condizioni di affollamento, rappresentano la condizione perfetta per un’ulteriore diffusione e mutazione. E, naturalmente, una volta che il virus acquista la capacità di infettare l’uomo, può viaggiare molto velocemente da una città all’altra e da un continente all’altro, dato il nostro massiccio movimento di beni e di persone nel mondo.

Quali sono le popolazioni più a rischio in questa pandemia? 

Sandra Díaz. Lasciatemi dire che questa pandemia non è “egualitaria”. Anzi, direi il contrario: è chiaro che il virus sta creando problemi maggiori a chi ha posizioni di minor potere all’interno della società come i poveri, gli anziani e le minoranze etniche. Tende a colpire le persone che sono a contatto più diretto con gli animali selvatici, soprattutto se vivono in condizioni sanitarie scarse.E una volta diffusa, tende ad attaccare in modo più grave chi presenta già problemi medici. Infine, quando ci si ammala, non tutti hanno la possibilità di accedere alle stesse cure mediche.

Questa pandemia non ci sta rendendo tutti uguali; penso che molto probabilmente aumenterà le diseguaglianze pre-esistenti. 

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Quale impatto possono avere le scelte che oggi compiamo per affrontare la pandemia sul rischio di nuove pandemie e sul benessere planetario?

Eduardo Brondizio. Negli ultimi 50 anni l’economia globale è cresciuta di 4 volte e il commercio di 10 volte, seguendo un modello di sviluppo basato sull’uso intensivo di risorse naturali sempre più lontane e sulla trasformazione degli ecosistemi e accettando l’inquinamento come un dato di fatto.

Questo modello ha ridisegnato la biosfera e sta progressivamente erodendo le basi delle nostre economie, dei mezzi di sostentamento, della salute, dell’acqua, della sicurezza alimentare e della qualità della vita, ma in modo ineguale. Anche l’analisi delle linee di sviluppo durante questo periodo mostra che questo modello di sviluppo abbia mantenuto le ineguaglianze a livello globale sia nell’acquisizione di benefici che nella distribuzione degli oneri. In altre parole, la distruzione della natura non si sta traducendo in uno sviluppo economico sostenibile a livello ambientale e giusto a livello sociale. Stiamo oggi vivendo la terribile situazione della povertà rurale e urbana e delle differenze nell’accesso a infrastrutture, servizi sociali e ambiente sano.

L’importanza dei sussidi economici è probabilmente destinata a crescere in seguito alla pandemia. Attualmente sappiamo che i sussidi a settori come agricoltura, pesca, attività estrattiva, energia, eccetera creano incentivi scorretti a pratiche di spreco, inquinamento e degrado.

C’è la possibilità di trasformare tali sussidi scorretti in incentivi che promuovano sia dal punto di vista ambientale che sociale la responsabilità e la trasparenza lungo tutta la filiera

In molti settori quali rifiuti, sanitizzazione, energia e trasporti, ci sono le opportunità per una trasformazione che riduca le emissioni di gas serra, l’inquinamento e l’impatto negativo sugli ecosistemi. Ci sono anche possibilità per implementare approcci di governance più preventivi, adattativi e inclusivi

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Quindi, nella scelta di come implementare piani si recupero e di stimolo economico, la storia ci insegna che i modelli di sviluppo economico “business-as-usual” non risolveranno i problemi attuali, ma più probabilmente li amplificheranno. 

Ritiene che sia davvero possibile cambiare in modo drastico gli attuali sistemi? In cosa dovrebbero consistere tali cambiamenti? 

Eduardo Brondizio. I problemi che stiamo affrontando non sono nuovi, ma sono sempre più gravi e la finestra per evitare un impatto ancora più drastico [e ineguale] si sta restringendo. È questo il contesto nel quale parliamo di un cambiamento davvero trasformativo e dell’importanza del decennio entrante per affrontare le sfide inter-connesse di sviluppo sostenibile, cambiamenti climatici e biodiversità.  

Per cambiamento trasformativo intendiamo una combinazione dell’implementazione degli sforzi già in atto e della promozione di cambiamenti nei sistemi economici e finanziari e in settori quali la produzione agricola e industriale, la gestione delle risorse, lo sviluppo delle infrastrutture e il consumo. Il Global Assessment (GA) IPBES presenta esempi e approcci di gestione, di settore e tra i settori, per riconciliare la produzione alimentare terrestre e acquatica, il recupero e la conservazione della biodiversità e degli ecosistemi, una riduzione dei cambiamenti climatici e l’energia e le infrastrutture. La conoscenza e le esperienze ci sono, e molti sforzi sono già in atto

In particolare, il GA sostiene lo sviluppo degli strumenti esistenti e un migliore coordinamento delle politiche tra i livelli e i settori. È importante riconoscere, riprodurre e adattare politiche e progetti di successo. 

È importante ricordare che la promozione di questi cambiamenti richiede una governance inclusiva e integrata nelle aree urbane e rurali, che preveda il riconoscimento e il supporto del contributo delle comunità indigene e locali che detengono e gestiscono una porzione significativa dell’area terrestre dove sono ancora presenti ecosistemi molto ben conservati. 

Ampliando il discorso, c’è il bisogno di incorporare il capitale naturale e gli impatti ambientali e sociali nelle decisioni economiche e finanziarie e di promuovere meccanismi per monitorare la responsabilità e la trasparenza lungo tutta la filiera, dalla produzione al consumo. 

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