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Un sondaggio sull’educazione alimentare

Sono molti gli esempi di progetti dedicati all’educazione alimentare che hanno riscosso grande successo in tutto il mondo, ma ciò che ancora manca è un movimento unificato. Il Gruppo BCFN Alumni ha ripetutamente espresso il bisogno impellente di definire standard a livello nazionale in modo da offrire ai bambini le competenze e le conoscenze in materia di alimentazione fin dalla giovane età. Seguono alcuni spunti tratti da un piccolo sondaggio condotto recentemente su di loro.

Sebbene le abitudini alimentari possano cambiare nel corso della vita, l’educazione al cibo e all’alimentazione può rappresentare una modalità significativa per incoraggiare una dieta sana e stabilire buone e durature abitudini volte a contrastare la malnutrizione (cioè la carente assunzione delle adeguate sostanze nutritive) e l’epidemia di obesità che si sta via via diffondendo in tutto il mondo. Alcuni risultati scientifici mostrano che le abitudini alimentari apprese durante l’infanzia possono perdurare anche nell’età adulta; non sorprende, infatti, che molti adulti siano propensi a preferire gli alimenti di cui si nutrivano da bambini. L’educazione a scelte alimentari più adeguate diviene quindi un pilastro per una crescita sana del bambino e il suo sviluppo futuro.
Gli Alumni della Fondazione BFCN sono i giovani finalisti di BFCN YES!. Nonostante provengano da tutto il mondo e abbiano background culturali diversi, condividono un forte interesse per il cibo e l’alimentazione. Per la Fondazione BCFN è stato interessante conoscere maggiori dettagli su di loro e in particolare indagare sul tipo di educazione alimentare ricevuta. Per questo motivo, insieme all’Associazione BCFN Alumni, la Fondazione ha deciso di coinvolgerli in un sondaggio esplorativo (sottoponendogli un piccolo questionario di 7 domande, 4 delle quali aperte).
I risultati indicano che in nessuna parte del mondo esistevano curricula scolastici sull’alimentazione o standard a livello nazionale cui fare riferimento. Laddove invece c’erano, l’educazione alimentare veniva principalmente inserita in piccoli progetti locali o trattata dalle singole insegnanti. Sembra comunque che le esperienze più significative per la maggior parte di loro fosse legate al giardinaggio e alle indicazioni dei genitori.

Dai semi alle abitudini
Secondo il parere degli esperti, i migliori programmi nelle scuole si concentrano sulle attività manuali e includono corsi sull’alimentazione; in tali programmi i bambini possono interagire direttamente con il cibo (ad esempio coltivare, toccare, assaggiare o cuocere). Alcuni degli intervistati, soprattutto coloro che vivevano in zone rurali, hanno raccontato di aver avuto la possibilità di toccare con mano il terreno e di coltivare le piante nel giardino della scuola e/o in quello di casa insieme alla mamma e altri membri della famiglia. Hanno inoltre avuto la possibilità di imparare la gestione e il riciclo degli scarti alimentari per trasformarli in fertilizzanti o mangimi per anatre o galline. Per molti di loro, l’aver visto in prima persona un seme diventare una pianta e dare frutti diventando cibo, ha aumentato l’interesse nei confronti dell’educazione alimentare. In particolar modo in molti paesi dell’Asia gli studenti più piccoli venivano coinvolti in prima persona nella semina delle verdure e interagivano con gli agricoltori del posto. Questo sembra creare un senso di apprezzamento del lavoro dei contadini e di tutti coloro che sono coinvolti nel settore agricolo e nel sistema alimentare. Per alcuni di loro questo ha offerto il trampolino di lancio per avventurarsi nel modo delle aziende agricole.
L’educazione alimentare perde gradualmente peso nei curricula scolastici delle scuole medie e superiori e nei livelli d’istruzione successivi. Durante il percorso formativo gli studenti partecipano a corsi e utilizzano libri di testo sulle vitamine, sulle proteine e su altri alimenti, senza tralasciare l’attenzione per l’impatto che questo può avere sulla nostra salute. Questi materiali tendono a disincentivare il lettore dal consumo di cibo spazzatura incoraggiandolo a concentrarsi su alimenti preparati e cotti in casa.
I corsi in materia di agricoltura hanno un effetto tangibile sul rapporto che le persone creano con il cibo, sebbene questo fenomeno sia stato riscontrato raramente nel campione esaminato. Pare inoltre che i paesi che offrono corsi in materia di agricoltura ed economia domestica tendano a formare nei partecipanti una maggiore consapevolezza per quanto concerne il tema del cibo e dell’alimentazione.
È possibile osservare una mancanza di insegnanti esperti in materia di cibo e alimentazione in tutto il gruppo; in alcuni casi, erano insegnanti di ripiego a occuparsi dell’insegnamento nelle classi. Da un lato è stato sottolineato che la tendenza a prendere alla leggera l’educazione alimentare crea apatia generale nel campione, ma dall’altro che gli insegnanti coinvolti nell’organizzazione di sessioni di cucina, nello sviluppo di progetti di giardinaggio e/o semina delle piante e nella spiegazione della preparazione di alcuni alimenti erano in grado di accendere un vivo interesse negli studenti.

Modelli e istituzioni
Più del 50% degli intervistati ha indicato “famiglia e parenti” quali elementi più influenti per la formazione delle loro abitudini alimentari. Solidi risultati scientifici supportano la tesi secondo cui lo stile e l’atteggiamento dei genitori nei confronti del cibo condizionano le abitudini alimentari dei figli attraverso un meccanismo di apprendimento sociale. Naturalmente bisogna ammettere che questa correlazione non è sempre lineare in quanto i genitori hanno le proprie motivazioni e preferenze in campo alimentare, ma la ricerca ha sottolineato l’esistenza di un’associazione positiva tra la dieta seguita dai genitori e quella dei figli.
Nei primi anni di vita il modo in cui i genitori parlano del cibo, cucinano i pasti e l’alimentazione che seguono influisce in modo preponderante sullo sviluppo di abitudini alimentari sane da parte del bambino. I bambini osservano e imitano gli adulti e li prendono come esempio per imparare ogni cosa, dal dire grazie e prego, alle abitudini sportive e ai comportamenti nell’ambito della nutrizione. I bambini possono riallacciarsi agli atteggiamenti dei propri genitori per quanto riguarda il cibo e visto che vengono presi come modello di riferimento è bene che i genitori si assicurino di mostrare un’attitudine sana nei confronti del cibo così che i figli possano seguire le loro orme.
Dai primi giorni di asilo fino ai successivi livelli di formazione superiore, la maggior parte degli intervistati ha ricevuto un insegnamento basilare su cibo e alimentazione; ancora più importante è il fatto che l’educazione alimentare ricevuta a scuola dagli studenti non includeva esperienze dirette o opportunità di apprendimento in loco; si trattava piuttosto di un processo guidato e non di partecipazione e interazione. Solo il 23% dei partecipanti è stato in gita nelle comunità agricole locali e/o presso centri per la nutrizione, oppure ha avuto la possibilità di interagire con gli specialisti.

Educazione alimentare: chi se ne occupa?
Fino a poco tempo, fa l’educazione alimentare veniva fornita principalmente da istituzioni pubbliche e solo il 31% degli intervistati ha risposto scegliendo l’opzione “istituti privati” a tal proposito. Il campione rappresentativo è costituito da ragazzi che hanno frequentato le scuole circa 15-20 anni fa e quindi i loro ricordi potrebbero non rispecchiare perfettamente lo stato attuale dei sistemi scolastici di maggior rilievo. Senza dubbio le politiche governative hanno un ruolo preponderante nel definire la tipologia e il livello di approfondimento dell’educazione alimentare tra gli studenti. Negli ultimi tempi è stato fatto molto per migliorare i pasti consumati nelle scuole e per fornire ai bambini le informazioni di base per quella che può essere definita una corretta alimentazione. Sfortunatamente, pare che l’educazione alimentare sia messa in secondo piano nel sistema scolastico pubblico; questo perché la maggior parte delle scuole semplicemente non ha il tempo o le risorse per concentrarsi sul cibo e sull’alimentazione e perché i legislatori non riescono a cogliere i benefici tangibili di tale educazione rispetto ad altre competenze che potrebbero tornare utili nel cercare un’occupazione.
Per porre fine al paradosso di fame e obesità, sarebbe invece essenziale rivedere queste politiche e sviluppare programmi nazionali che offrano agli studenti le competenze e le conoscenze necessarie tramite l’uso di materiali scientifici e la creazione di curricula specifici, sostenendo la formazione degli insegnanti e, in ultimo, integrando l’educazione alimentare tra le materie di apprendimento più rilevanti.
Al fine di massimizzare i risultati, tutti dovrebbero essere coinvolti per incentivare l’efficacia e il pragmatismo del processo educativo. La scuola, i genitori e la comunità dovrebbero collaborare insieme per promuovere la salute, il benessere e l’apprendimento degli studenti. Infatti, quando la scuola coinvolge attivamente sia i genitori sia le risorse della comunità, è in grado di rispondere con maggiore efficacia ai bisogni degli studenti in materia di salute. Queste partnership portano a condividere e massimizzare i benefici di una buona educazione alimentare, ad aiutare i bambini e i giovani a sviluppare comportamenti sani e a costruire future famiglie sane, il che a sua volta si traduce in un futuro più sano per tutti.

Makame Mahmud & Elena Cadel (BCFN Alumni)
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