Tutti invitati a contribuire

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Tutti invitati a contribuire

Tutti invitati a contribuire

Dal primo Stakeholders Workshop nasce la necessità di coinvolgere i rappresentanti della società civile e tutti i cittadini affinché dicano la loro sulle strategie necessarie a sviluppare una produzione alimentare sostenibile, in grado di far fronte alle sfide dei cambiamenti climatici.

Per decidere come agire sulla filiera agroalimentare è indispensabile il coinvolgimento di chi vive in prima persona le contraddizioni del sistema attuale. Per questo BCFN si è fatta promotrice di una serie di Stakeholder Workshops (letteralmente incontro tra i “portatori di interesse”) che hanno lo scopo di riunire da tutto il mondo i massimi esperti capaci di elaborare scenari condivisi, indicare possibili soluzioni e stimolare un dialogo costruttivo che parte dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dalle Nazioni Unite. Il 22 aprile 2016 - simbolicamente, nello stesso giorno della firma a New York degli accordi raggiunti durante il COP21 - si è tenuto a Roma il primo Workshop della serie, dedicato al tema 'Climate at Risk & Food at Risk'. Tra gli invitati, 15 esperti in rappresentanza di agricoltori, mondo accademico, investitori, organizzazioni non governative e industria agroalimentare, alla ricerca di soluzioni coerenti con il secondo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (porre fine alla fame, garantire la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un'agricoltura sostenibile) e al dodicesimo (garantire modelli di consumo e produzione sostenibili). Per completare il quadro occorre adesso coinvolgere nel dibattito anche i rappresentanti della società civile e, più in generale, ogni persona che voglia contribuire alla discussione sui temi dell'agricoltura sostenibile. È per questo che la Fondazione BCFN lancia oggi una “call for action”, ovvero una richiesta di partecipazione che, partendo dai risultati della giornata di lavoro, consenta di avviare una consultazione pubblica il più ampia possibile.

La scelta del tema
Perché è stato scelto il cambiamento climatico e il suo impatto sulla produzione di cibo come tema di questo primo Workshop? La risposta è semplice: il 2015 è stato l'anno più caldo dal 1850, e che la siccità sofferta dalle regioni del Mediterraneo Orientale nel 2012 è stata la peggiore degli ultimi 900 anni. Se si verificasse un aumento della temperatura oltre i 2°C si ridurrebbe drammaticamente la produzione di cibo in aree già in gravi difficoltà geopolitiche, come gran parte dell'Africa e il Medio e Vicino Oriente.
I cambiamenti climatici si stanno verificando a un ritmo sempre crescente: la concentrazione di gas serra nell'atmosfera è ai suoi massimi livelli da 800 milioni di anni. L'agricoltura - da sola - usa circa il 70% delle risorse idriche nonché il 30% di quelle energetiche, ed è responsabile del 12-30% delle emissioni nocive. Se non ci sarà, a breve, un deciso cambio di rotta la situazione non potrà che peggiorare. Si consideri per esempio che nel 2050 l'80% della popolazione umana (nove miliardi) vivrà in città e in metropoli, generando una insostenibile concentrazione della domanda di cibo ed acqua. È dunque evidente la necessità di agire rapidamente sul contributo delle attività umane al cambiamento climatico, così come stabilito al recente meeting COP21 di Parigi.

Il metodo di discussione
Gli esperti selezionati da BCFN hanno lavorato utilizzando un metodo collaborativo per identificare degli elementi chiave del dibattito e chiarire le reciproche posizioni. Attraverso sessioni plenarie e intensi lavori di gruppo sono emerse le opinioni condivise sulle principali problematiche e sono state formulate le possibili soluzioni da adottare per aumentare la resilienza al cambiamento climatico nel settore agroalimentare e per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile nel 2030. La “call for action” presenta quindi non soltanto i principali temi oggetto di discussione, ma individua i dieci “problemi scottanti” (le cosiddette burning issues) e le azioni necessarie a favorire un vero e proprio “cambio di paradigma”.
Per esempio, è emersa con forza la necessità di introdurre variabili di carattere etico e sociale quando si valuta l'operato del settore agroalimentare; la necessità di recuperare conoscenze tradizionali e di inserirle nel processo di innovazione e di ricerca applicata. I partecipanti hanno espresso un punto di vista comune su problemi come la perdita di acqua, terra e biodiversità, e sull’importanza che riveste la società civile, così come sulla necessità di affrontare a livello politico l'impatto del cambiamento climatico sulle migrazioni.

Una chiamata alla partecipazione
Alla luce di queste problematiche globali, è emerso il bisogno di un vero e proprio cambio di paradigma, un nuovo approccio al cibo e all'agricoltura, che si articola su diversi cardini:

1) Il bisogno di valutare i costi reali del cibo e dei nostri stili di vita (non solo quelli economici quindi, ma anche quelli sociali, ecologici e di salute), e di includerli nei modelli di business – integrando quindi gli aspetti sia positivi che negativi delle esternalità (cioè delle l'attività di produzione o di consumo da parte di un soggetto in grado di influenzare, negativamente o positivamente, il benessere di un altro soggetto, senza che quest'ultimo riceva una compensazione (nel caso di impatto negativo) o paghi un prezzo (nel caso di impatto positivo) adeguato.

2) Riconciliare l'agricoltura e il sistema alimentare: la produzione agricola deve tornare ad essere considerata parte fondamentale del sistema alimentare, e completamente integrata nella catena di creazione del valore.

3) Aumentare la produzione di cibo in aree urbane e periurbane. Questo implica il destinare spazi per l'agricoltura nelle città, in modo da favorire l'accesso a cibo e nutrizione di qualità anche alle fasce più povere e poter conservare l'importanza culturale di cibi tradizionali.

4) Includere l'agricoltura nelle strategie di adattamento al cambiamento climatico e della sua mitigazione. L'agricoltura, adottando le strategie e tecnologie adeguate, è in grado di mitigare il cambiamento climatico e di proteggerci dai suoi effetti. Inoltre,i suoli contengono più carbonio delle piante e dell'atmosfera messe insieme, e questa risorsa dev'essere protetta e utilizzata nella maniera più efficiente possibile.

5) Accelerare una transizione completa all'agroecologia (cioè a un’agricoltura capace al tempo stesso di essere più produttiva e più parsimoniosa nei confronti delle risorse naturali) e a un'economia circolare, cioè capace di autorigenerarsi sia sul piano energetico sia su quello dell’immissione di sostanze tossiche nell’ambiente o degli sprechi e rifiuti prodotti. È necessario progettare sistemi alimentari sostenibili ed eliminare le perdite e gli sprechi alimentari, evitandoli o trasformandoli in nuove materie prime e riutilizzandoli.

Le strategie e gli strumenti necessari per raggiungere questi obiettivi di scala globale saranno oggetto specifico del secondo Stakeholder Workshop, in programma nel prossimo mese di Novembre.

La chiamata all’azione riguarda il ruolo della società civile, più volte citata durante la discussione, affinché si esprima sui temi e sulle opinioni espresse dal Forum (e sintetizzate nel documento di Call to Action). A questo scopo, BCFN lancia oggi una consultazione pubblica, e invita tutti a fornire commenti, idee e feedback, ma anche esempi di buone pratiche e di azioni dirette a orientare verso un futuro sostenibile il sistema agroalimentare, e a segnalare studi e report di particolare interesse.

Tutto il materiale rilevante sarà tenuto in considerazione per il Panel sull'Agricoltura Sostenibile del 7th Forum BCFN, che si terrà il 30 Novembre e il 1° Dicembre.
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