Puntare sui progetti educativi, una scommessa vincente che arriva dal Nord

Puntare sui progetti educativi, una scommessa vincente che arriva dal Nord

Puntare sui progetti educativi, una scommessa vincente che arriva dal Nord

La Finlandia dimostra che investire sui progetti educativi porta vantaggi all’intera nazione. Oggi, anche le scuole italiane sono pronte a nuovi progetti educativi legati all’educazione ambientale.

Niente test a risposta multipla, esami di fine anno o montagne di compiti a casa. Eppure i numeri sembrano dare ragione alla programmazione didattica finlandese, tanto che gli studenti del paese scandinavo si posizionano sempre ai primi posti nella classifica del Programme for International Student Assessment (PISA) gestito dalla Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e nato con lo scopo di poter mettere a confronto le performance degli studenti di diversi paesi. Merito della scelta compiuta dal Paese negli anni ’60 del secolo scorso: investire sui progetti educativi per ritrovare la crescita economica dopo due guerre mondiali e una lunga storia di influenze sovietiche. 

Anche BCFN è consapevole del ruolo fondamentale dei giovani e dell’educazione alla sostenibilità tanto da mettere in campo numerose iniziative completamente gratuite dedicate a studenti e insegnanti delle scuole italiane (per ora il progetto è limitato all’Italia anche per via della diversa struttura dei sistemi scolastici). I progetti educativi sviluppati da BCFN creano un’importante sinergia tra educazione alimentare e educazione ambientale, perché portano a scoprire e capire il legame profondo tra cibo e ambiente, salute, società e migrazioni. In particolare, il programma “Noi, il cibo, il nostro pianeta” offre strumenti didattici che vanno dalle favole a materiali che gli insegnanti possono utilizzare nelle proprie lezioni, passando attraverso corsi specializzati sull’ambiente e sull’educazione alla sostenibilità, il tutto raccolto in un sito web dedicato, che si arricchisce costantemente di nuovi contenuti. 

A ispirare l’attività di BCFN anche le esperienze condotte in altri Paesi per quanto riguarda la didattica della sostenibilità ambientale, una materia che ha bisogno di un approccio multidisciplinare che metta insieme le competenze di scienze della terra, chimica, biologia, geografia e matematica. A tutto questo, BCFN affianca un supporto del tutto originale che attiene alla sostenibilità alimentare, per sottolineare la forte connessione tra questi due obiettivi, all’interno di un approccio unico.


Più collaborazione, meno competizione

Proprio nei progetti educativi legati alla sostenibilità ambientale, la Finlandia ha fatto da apripista. Nel 2000, anno di partenza del programma internazionale PISA, i giovani finlandesi erano i migliori lettori, nel 2003 erano primi in matematica e nel 2006 primi in scienze. E ancora oggi, sebbene non più in cima alle classifiche, gli studenti finlandesi si posizionano tra i migliori al mondo e sempre sopra la media OCSE. 

Ma a conti fatti queste classifiche non hanno un impatto così forte nel paese nordico dove la competizione, tanto importante nei sistemi educativi più tradizionali, lascia il posto alla collaborazione e alla libertà di espressione di studenti e insegnanti. “Se si guarda solo alle statistiche si perde il lato umano” spiega Timo Heikkinen, preside di una scuola superiore di Helsinki. “Prepariamo i ragazzi a imparare un metodo per imparare, non li prepariamo a superare un test” aggiunge Pasi Sahlberg, professore di politiche educative, autore di numerose pubblicazioni e collaboratore del Ministero dell’Educazione finlandese. “Non siamo particolarmente interessati ai risultati del test PISA, non è ciò a cui puntiamo” sottolinea. 


Il segreto del successo

I più critici ritengono che questo modello educativo sia realizzabile solo in un paese come la Finlandia, dove la popolazione sfiora i 5,5 milioni di abitanti, con oltre il 90% dei cittadini di origine finlandese e poche differenze sociali davvero rilevanti. In realtà le ragioni del successo sono numerose, come descritto nel documentario “The Finland phenomenon” nel quale il regista Bob Compton, segue Tony Wagner della Harvard University, in un viaggio all’interno del sistema educativo finlandese. 

Prima di tutto, l’uguaglianza: alla base del progetto educativo finlandese c’è l’idea di non lasciare nessuno indietro. Tutte le scuole hanno gli stessi obiettivi e sono finanziate dallo Stato, garantendo a ogni bambino un’educazione di pari livello, sia che risieda nella capitale, sia in un piccolo villaggio rurale. 

Una scuola di qualità punta su insegnanti qualificati: quella dell’insegnante in Finlandia è una professione molto apprezzata e ritenuta estremamente importante, oltre che ben remunerata. Ogni persona che aspira a diventare insegnante deve però lavorare sodo per raggiungere l’obiettivo che prevede l’obbligo di avere anche un master in educazione. 

L’educazione è personalizzata: non esistono piani di studio rigidi o tabelle di marcia da rispettare. Gli insegnanti sono liberi di scegliere cosa insegnare e come insegnarlo, nel rispetto di alcune regole generali sulla programmazione didattica. E così può succedere che la lezione si svolga nel bosco, un luogo dove scoprire e imparare a rispettare la natura e l’ecosistema. 

Rispettare i tempi è essenziale: si inizia ad andare a scuola a 7 anni, con la possibilità di seguire anche corsi pre-scolastici negli anni precedenti, e ci si trattiene nelle aule solo per poche ore al giorno. L’idea è che i bambini devono poter giocare ed essere liberi di “fare i bambini” e anche per questa ragione i compiti a casa sono piuttosto ridotti. Si preparano gli studenti alla vita e non si può avere troppa fretta di raggiungere un traguardo tanto importante. 

Quale impatto ha questo modello educativo sull’educazione alla sostenibilità? Un esempio pratico è quello della Siltamaki primary school di Helsinki dove gli studenti affrontano con l’insegnante i diversi problemi della sostenibilità alimentare e ambientale con l’approccio del problem solving: si identifica il problema, si discutono possibili soluzioni alla luce delle conoscenze scientifiche e pratiche degli studenti e si va poi in rete a cercare le best practice, le soluzioni già individuate da altri nel mondo per affrontare il problema. Se la soluzione può essere messa in atto a livello individuale (per esempio nella scelta dei prodotti alimentari da portare in tavola per una migliore alimentazione sostenibile), la classe si impegna a sperimentarla su se stessa e, dopo un po’ di tempo, ne analizza l’impatto. 

L’apprendimento diventa così condivisione e strumento per giungere a una soluzione per migliorare le conoscenze del singolo studente ma anche lo stato del Pianeta.


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