Prima e dopo Expo: dal Protocollo di Milano a COP21

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Prima e dopo Expo: dal Protocollo di Milano a COP21

Prima e dopo Expo: dal Protocollo di Milano a COP21

Alimentazione, sostenibilità, clima: le grandi sfide all’orizzonte.

Nel corso del 2014 la Fondazione BCFN ha sviluppato il Protocollo di Milano, con l’obiettivo di sensibilizzare il governo, le istituzioni e l’opinione pubblica sull’urgenza di agire per rendere il sistema alimentare globale realmente sostenibile. Nato da un’idea del comitato scientifico della Fondazione, il Protocollo si è avvalso del parere di oltre 500 esperti internazionali, e ha raccolto il supporto di più di cento organizzazioni e 15.000 persone. I tre obiettivi che il Protocollo si pone sono strettamente legati ai tre paradossi alimentari che il BCFN ha messo a fuoco: promuovere stili di vita sani; dare impulso a un’agricoltura più sostenibile; ridurre lo spreco di cibo del 50% entro il 2020.

Il Protocollo di Milano ha inoltre ispirato la Carta di Milano, la proposta di accordo mondiale per garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti, voluta dal governo italiano come eredità di Expo Milano 2015 e consegnata al Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon.


E il semestre Expo 2015 Nutrire il pianeta – Energia per la vita ha indubbiamente rappresentato un momento di grande attenzione sui temi della sostenibilità del sistema agroalimentare e dei consumi alimentari. Per chi l’ha voluta cogliere, è stata l’occasione per riflettere su cosa e come mangiamo, una potente messa in scena del rapporto delle nostre società ed economie con le risorse alimentari nel loro rapporto con il Pianeta. Ma non meno importante è stato il fatto che le istituzioni siano tornate a occuparsi di questi temi, con un coinvolgimento ampio e costante nei molti momenti di dibattito e confronto svoltisi dentro e attorno a Expo.


Il 24 maggio 2015 viene reso pubblico un documento storico: l’enciclica di Papa Francesco Laudato Si’; una presa di posizione che segue le parole che Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, pronuncia a settembre sul cambiamento climatico: “Il cambiamento climatico sta già impattando sulla nostra agricoltura e gli ecosistemi, sulla disponibilità di acqua e di cibo, la nostra energia, le nostre infrastrutture, la salute e la sicurezza umana. Adesso. Oggi. E il cambiamento climatico è un fenomeno che influenza tutti i trend, economici e relativi alla sicurezza. Tutto ne subirà l’impatto. E ciò diventa più drammatico a ogni anno che passa”. Se non abbandoniamo il nostro modo attuale di agire, aggiunge Obama, “condanniamo i nostri figli a vivere su un pianeta che non potranno essere in grado di ripristinare”. In un recente intervento le parole del presidente americano si sono fatte ancora più dure, definendo follia quella di chi per interesse o ignoranza continua a opporsi all’adozione di efficaci politiche di contrasto ai processi di crisi ambientale.

Ancora a settembre, avviene un altro fatto di grande rilievo. Nel 2000 i 193 Stati membri delle Nazioni Unite avevano sottoscritto gli impegni relativi ai Millennium Development Goals, con l’obiettivo di realizzarli entro il 2015. Garantire la sostenibilità ambientale era solo uno degli otto obiettivi. Il 25 settembre, durante il Summit delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile viene adottato un nuovo set di 17 obiettivi, tutti esplicitamente orientati alla sostenibilità, tanto da essere denominati Sustainable Development Goals, che costituiscono l’agenda per le nazioni da qui al 2030. Un cambio di paradigma, che vede convergere tutte le strategie chiave delle nazioni del mondo verso un grande obiettivo generale: realizzare un modello di sviluppo sostenibile.

Anche in questo documento il ruolo fondamentale dei sistemi agroalimentari viene ribadito. Se l’obiettivo 2 recita “eliminare la fame, raggiungere la sicurezza alimentare e migliorare la nutrizione, promuovere l’agricoltura sostenibile”, anche all’interno di altri obiettivi il tema del cibo, dei modi in cui viene prodotto, distribuito e consumato, emerge con evidenza. È in questo scenario che si colloca il lancio, ancora all’interno di Expo, dello Youth Manifesto, realizzato dai giovani ricercatori del BCFN, provenienti da tutti e cinque i continenti. “Siamo i futuri uomini politici, agricoltori ed educatori. Siamo i futuri giornalisti, attivisti, imprenditori e ricercatori”: il manifesto rappresenta il contributo dei giovani alla Carta di Milano e la proposta di un nuovo approccio alla sostenibilità che coinvolga tutti gli attori della filiera agroalimentare, per un pianeta e per un’umanità più sani. E il 16 ottobre 2015, in prossimità della chiusura di Expo, la Carta di Milano, che impegna all’azione il milione e mezzo di soggetti tra istituzioni, governi, associazioni e cittadini che l’hanno sottoscritta, viene consegnata nelle mani di Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite. Il giorno prima era stato siglato dai sindaci di 111 città del mondo, in rappresentanza di 300 milioni di cittadini, il Milan Urban Food Policy Pact, a sancire l’impegno delle città nel farsi soggetti attivi nella promozione di politiche per il diritto al cibo sano e sicuro per tutti, l’acqua come bene comune, la lotta agli sprechi e ai paradossi del nostro secolo.

L’appuntamento di Parigi con COP21 è arrivato quindi alla fine di un anno straordinariamente intenso di avvenimenti e di momenti di dibattito e confronto tra istituzioni, società e settori dell’economia. Gli indirizzi, le forti prese di posizione, gli appelli e le proposte messe a punto nei mesi che hanno preceduto il round negoziale sul clima hanno dato un importante contributo nel creare un contesto favorevole al raggiungimento di un non più rinviabile accordo globale sul clima.

Il 12 dicembre 2015 l’accordo è stato finalmente raggiunto tra 195 nazioni. Un accordo dalla forte legittimazione politica e che indica obiettivi ambiziosi da raggiungere, individuando i settori in cui è necessario agire prioritariamente per contenere l’incremento della temperatura media globale “ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali e fare sforzi per limitare l’incremento della temperatura a 1,5 °C”.

L’esito di COP21 ha un’importanza determinante, ma il dato su cui vale la pena di tornare è il salto di qualità avvenuto in questi ultimi anni nella percezione, conoscenza e partecipazione collettiva sui grandi temi sociali, ambientali ed economici implicati nell’oggetto del negoziato sul clima.

Naturalmente, ciò che sta succedendo è frutto di una consapevolezza maturata da lungo tempo in molte analisi, ricerche ed elaborazioni teoriche. Oggi la visibilità del tema “cibo” in generale ha raggiunto livelli mai toccati in precedenza, ma rimane ancora molto da fare perché altrettanto diffusa sia la percezione della sua complessità e della sua rilevanza per gli equilibri planetari.

Per questo l’impegno di BCFN sarà ancora più incisivo in futuro, per accelerare la presa di coscienza delle persone in merito alla necessità di compiere scelte alimentari sostenibili, per promuovere il benessere degli individui e del pianeta, nel rispetto di chi si dedica alla coltivazione e produzione del cibo e accrescere l’attenzione verso le risorse naturali e la corretta valorizzazione del cibo che ci nutre. Uno sforzo che si concentrerà in particolare valorizzando il contributo dei giovani, che erediteranno questo Pianeta.

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