Olimpiadi: facciamo il tifo per la sostenibilità

Olimpiadi: facciamo il tifo per la sostenibilità

09 Luglio 2021

Olimpiadi: facciamo il tifo per la sostenibilità

L’evento sportivo tra i più seguiti e attesi al mondo porta con sé emozioni e prestazioni da record, ma lascia un’impronta che non può essere trascurata su ambiente e società 

La sostenibilità è uno dei requisiti delle olimpiadi: è scritto a chiare lettere nel contratto che le città che ospitano i giochi firmano con il Comitato Olimpico Internazionale (COI). Non è un caso che la strategia di sostenibilità del COI punti ad “assicurare che i giochi olimpici siano in prima linea nel campo della sostenibilità” o che nel 2018 le Nazioni Unite approvarono una risoluzione nella quale si legge che “lo sport può facilitare lo sviluppo sostenibile” e sottolinearono in un documento il contributo delle Olimpiadi agli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Ma siamo davvero sicuri che i giochi olimpici siano davvero quell’esempio di sostenibilità di cui tanto si parla? 

Gli autori di un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Sustainability hanno cercato di rispondere a questa domanda analizzando la sostenibilità di diverse edizioni dei giochi olimpici, sia estivi che invernali, a partire dal 1992 per arrivare al 2020. Con un occhio anche alle olimpiadi estive di Tokyo in programma nel 2021, con un anno di ritardo rispetto al previsto a causa della pandemia di Covid-19.


Primo passo, misurare l’impatto

Sul tema della sostenibilità dei giochi olimpici, gli studiosi sono divisi. C’è chi ritiene che in questi eventi si segua solo a parole la sostenibilità, ma ci si concentri in realtà sugli interessi di pochi, sul consumo globale e sui flussi di investimenti internazionali. Di contro, alcuni esperti sono convinti che proprio eventi come le olimpiadi rappresentino un’occasione unica per mostrare e promuovere soluzioni innovative alle sfide globali

Di fronte a queste opposte posizioni i dati sono più che mai importanti, poiché solo un’analisi della reale sostenibilità dei giochi può aiutare a dirimere la controversia. 

La sostenibilità è un concetto ancora poco chiaro quando si parla di giochi olimpici e di grandi eventi in generale” dicono gli autori dell’articolo, che si sono concentrati innanzitutto sulla creazione di un modello per misurare l’impatto delle olimpiadi. 

Tre i pilastri di questo modello: l’impronta ecologica (inclusa quella alimentare), quella sociale e l’efficienza economica sul lungo periodo. “All’interno di queste tre macro-aree siamo andati a valutare ulteriori indicatori” affermano i ricercatori. A conti fatti, per l’aspetto ecologico sono stati valutati le nuove costruzioni, l’impronta legata ai visitatori e quella legata alle dimensioni dell’evento stesso; per l’aspetto sociale sono stati analizzati nel dettaglio l’approvazione da parte della popolazione, lo spostamento di porzioni di popolazione per fare spazio all’evento e la modifica di alcune norme di legge. Infine, dal punto di vista economico l’attenzione si è concentrata nel dettaglio su sforamento del budget, finanziamento pubblico dell’evento e utilizzo delle strutture dopo l’olimpiade. 


Le medaglie della sostenibilità

Una volta definite le voci che compongono la sostenibilità dei giochi olimpici, i ricercatori hanno calcolato per ciascuno dei 9 indicatori un punteggio di sostenibilità compreso tra 0 (il meno sostenibile) e 100 (il più sostenibile). Da qui sono stati in grado di calcolare la sostenibilità di ciascuno dei 16 appuntamenti olimpici inclusi nel periodo di studio. 

L’analisi ha dimostrato che la sostenibilità dei giochi olimpici non è poi così alta come affermano gli organizzatori, dato il punteggio medio di 48 su 100 ottenuto nel periodo 1992-2020, e che i risultati per le tre dimensioni del modello non presentano grandi differenze (44, 47 e 51 punti in media per la dimensione ecologica, economica e sociale, rispettivamente). 

In cima alla classifica delle edizioni più sostenibili si piazzano le olimpiadi invernali di Salt Lake City (Stati Uniti, 2002) con 71 punti e di Albertville (Francia 1992) con 69 punti, mentre la medaglia di bronzo va ai giochi olimpici estivi di Barcellona (Spagna, 1992) con 56 punti. 

In coda alla classifica l’edizione invernale di Sochi (Russia, 2014) con 24 punti e quella estiva di Rio de Janeiro (Brasile, 2016).

Al di là delle analisi specifiche sulle ragioni alla base dei diversi punteggi ottenuti nelle edizioni dei giochi (descritti più in dettaglio nel lavoro originale) un dato fa riflettere: la sostenibilità dei giochi è peggiorata nel corso degli anni, nonostante la crescente attenzione globali verso strategie sostenibili e l’impegno dichiarato dalle autorità internazionali. Vancouver 2010 fa in un certo senso da spartiacque con le edizioni precedenti a un punteggio medio di 53 e quelle successive a un punteggio medio di 39. 


Allenarsi per essere sostenibili

E Tokyo 2021? Con i dati a disposizione è stato calcolato un punteggio di 40 per questa edizione dei giochi, ben al di sotto della media di 48 stimata nello studio. 

Il fatto che in alcuni giochi siano stati raggiunti punteggi di sostenibilità molto elevati dimostra che non tutto è perduto, ma senza dubbio è necessario apportare riforme molto incisive se si vuole che i giochi olimpici diventino davvero un modello di sostenibilità.

Gli autori dello studio ne propongono tre: ridurre le dimensioni dell’evento in modo da limitare l’impatto ecologico dei visitatori e dei partecipanti, la necessità di nuove strutture e lo spreco di risorse, incluso il cibo; svolgere le competizioni olimpiche ruotando tra le stesse città che già dispongono di impianti adatti ad ospitare le gare per ridurre i costi sociali ed ecologici e, infine, migliorare il controllo della sostenibilità con esperti dedicati.

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