Novel food in Europa tra innovazione e sicurezza alimentare

Novel food in Europa tra innovazione e sicurezza alimentare

30 Marzo 2018

Novel food in Europa tra innovazione e sicurezza alimentare

È entrato in vigore con l’inizio del 2018 il nuovo regolamento europeo sui cosiddetti “novel food”, alimenti nuovi per le tavole del vecchio continente che devono essere in linea con precise richieste di sicurezza alimentare.

Sulle tavole e nei negozi della Comunità europea si possono trovare oggi cibi “nuovi” e “strani”, che non fanno parte della tradizione culinaria europea o che addirittura fino a pochi anni fa non esistevano. Tra questi, per esempio, la polpa disidratata del frutto di Adansonia digitata (baobab), il cromo picolinato, i semi di chia (Salvia hispanica), tutti alimenti che rientrano nella definizione di “novel food”, cibi sotto i riflettori delle istituzioni che vogliono garantire innovazione, scambio culturale e sostenibilità, senza però rinunciare alla sicurezza alimentare

Nuovo o tradizionale?

La storia dell’Europa è ricca di esempi di novel food entrati sul mercato e diventati poi talmente comuni da essere considerati addirittura locali: pomodori, mais, riso, banane e frutti tropicali sono tutti giunti nel vecchio continente da luoghi lontani, per diventare poi parte integrante della tradizione alimentare di tanti paesi europei. 

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Ma a livello normativo, esiste una definizione ben precisa che la Commissione europea adotta quando si tratta di indentificare un novel food. Viene infatti definito tale “qualunque alimento non consumato dai cittadini della Unione Europea in misura significativa prima del 15 maggio 1997, quando entrò in vigore il primo Regolamento europeo sui novel food”. E la definizione non include solo alimenti già esistenti e nuovi per l’Europa, ma anche cibi innovativi, sviluppati e prodotti utilizzando nuove tecnologie. All’interno dei novel food rientra anche la categoria dei “traditional food” ovvero alimenti consumati regolarmente e considerati tradizionali in altre aree del mondo, fuori dall’Europa. 

Un regolamento nuovo di zecca

La strada che un nuovo alimento deve percorrere per arrivare fino al mercato europeo è caratterizzata da una serie di controlli che la comunità mette in campo per garantire che ogni novel food abbia tre caratteristiche principali: sia sicuro per il consumatore, sia etichettato in modo adeguato per non confondere o trarre in errore chi lo acquista e, nel caso il nuovo alimento sia pensato per sostituirne un altro, non sia svantaggioso a livello nutrizionale. Sulla base di questi tre principi, ogni novel food viene valutato prima della sua immissione sul mercato, che può avvenire solo dopo l’ottenimento di una specifica autorizzazione. Queste regole e tutte quelle che riguardano la sicurezza alimentare e le procedure necessarie per richiedere il riconoscimento di un alimento come novel food sono contenute nel regolamento europeo 2015/2283 che sostituisce i regolamenti CE No 258/97 e 1852/2001 in vigore fino al 31 dicembre 2017. “Il nuovo regolamento nasce allo scopo di migliorare le condizioni attuali, in modo che si possano introdurre cibi nuovi e innovativi in Europa con procedure più semplici, mantenendo un alto livello di sicurezza alimentare per il consumatore” afferma la Commissione Europea. Come spiegano gli esperti, questo regolamento offre ai cittadini europei la possibilità di godere di scelte alimentari più ampie e crea un ambiente più favorevole per il settore agro-alimentare che può così beneficiare dell’innovazione, fondamentale per la crescita e l’occupazione. 

Dagli insetti ai nanomateriali

Tra le novità introdotte dal nuovo regolamento c’è anche la creazione di un sistema di autorizzazione centralizzato, che garantisce a chi vuole proporre un novel food maggiore semplicità e velocità lungo l’intero processo. La valutazione del rischio viene affidata alla European Food Safety Authority (EFSA), l’ente con sede a Parma, in Italia, che lavora per garantire che tutto ciò che arriva sulle tavole europee non arrechi danni alla salute. Serve quindi una valutazione scientifica attenta prima dell’autorizzazione al commercio e, guardando alla enorme varietà dei novel food, si evince che tali procedure devono essere specifiche e mirate per ciascun prodotto. Per avere un’idea di tale complessità, basta dare un’occhiata alla lista dei novel food già autorizzati che la Commissione europea pubblica sul proprio sito e che aggiorna regolarmente quando nuovi alimenti vengono approvati. Accanto agli ormai noti semi di chia, si ritrovano infatti estratti di alghe, oli vegetali derivati da piante non presenti in Europa come l’Allanblackia e altri derivati da piccoli animali che nuotano nei mari del nord come il Calanus finmarchicus. E a completare il quadro ci sono anche cibi o nutrienti ottenuti attraverso trattamenti particolari (per esempio i raggi UV) o che includono nanomateriali, particelle piccolissime di dimensioni uguali o inferiori ai 100 nanometri.

Sebbene la sostenibilità del “nuovo cibo” non faccia parte dei criteri essenziali per l’autorizzazione, il nuovo regolamento, contrariamente a quello precedente, la prende in considerazione nella scelta di approvazione. Impatto ambientale e sostenibilità economica della produzione sono quindi elementi che compongono il dossier che gli esperti devono compilare per far arrivare il novel food sulle nostre tavole.


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