Lo sciopero per il clima cambia le prospettive per il futuro

Lo sciopero per il clima cambia le prospettive per il futuro

19 Marzo 2019

Lo sciopero per il clima cambia le prospettive per il futuro

Grazie all’enorme successo della mobilitazione mondiale del 15 marzo scorso, anche il mondo degli adulti è chiamato in causa e invitato a prendere le giuste decisioni, perché quelli che protestano nelle piazze sono i votanti di domani

Secondo gli organizzatori del Global Strike for the Future, lo sciopero per il clima promosso da Greta Thunberg e dal movimento FridaysForFuture ha portato in piazza oltre un milione di studenti in tutto il mondo, dall’Australia all’Asia, dagli Stati Uniti all’Europa. Non a caso, subito dopo il successo dell’iniziativa, la giovane promotrice è stata ufficialmente candidata al premio Nobel per la Pace.

I giovani parlano con voce unica

Da un luogo all’altro del Pianeta, le parole pronunciate dai ragazzi sono state le stesse. “Stiamo vivendo la sesta estinzione di massa. Il ghiaccio si sta sciogliendo, le foreste bruciano, le acque salgono. E nemmeno ne parliamo. Perché?” ha chiesto Hanna Laga Abram, di Santa Fe, nel Nuovo Messico, una delle giovani attiviste scese in piazza negli Stati Uniti. “Non è il momento di ignorare la scienza per salvare i nostri sentimenti. È ora di essere terrorizzati, arrabbiati, senza speranza, in lutto, radicali. È ora di agire” ha dichiarato durante la manifestazione.

Gli fa eco il manifesto dello UK Student Climate Network, la rete di studenti che ha portato in piazza migliaia di persone tra Londra e le altre città della Gran Bretagna: “Il clima è in crisi. Dovremo far fronte a una catastrofe ecologica e al crollo del sistema climatico nel futuro prossimo se quelli che oggi sono al potere non agiranno con urgenza e non cambieranno radicalmente la nostra traiettoria. Gli scienziati hanno dato per anni avvertimenti sempre più seri sullo stato del nostro Pianeta, e l’urgenza e gravità del loro messaggio è cresciuto in tempi recenti. È ormai chiarissimo: un cambiamento è necessario, ed è necessario adesso!

Anche l’Italia si mobilita

In Italia, la manifestazione più partecipata è stata senz’altro quella di Milano, dove sono scesi in piazza oltre 100.000 studenti. Ma anche Roma, Firenze, Bologna e tante altre città hanno visto una partecipazione di giovani quale non si vedeva più da molti anni. Il successo di piazza ha consentito al movimento dei giovani di accedere ai principali media, compresa la televisione, e di vedere così amplificate le proprie richieste. “Mi sono letto il report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change” ha detto Bruno Fracasso, il primo ragazzo ad aver creato in Italia una sezione locale (a Pisa) del movimento FridaysForFuture. “Ci dice che ci sono solo 12 anni per salvare il nostro futuro dal cambiamento climatico. Ho capito che dovevo fare qualcosa. E quando ho visto Greta scioperare dalla scuola per attirare l’attenzione sul clima, ho pensato che era una possibile soluzione anche per noi in Italia”. Gli ha fatto eco Francesca Savi, membro dell’associazione “Statale a impatto zero”, nata in ambito universitario. “La scelta di essere ambientalisti è a tutti gli effetti una scelta politica. Vuol dire essere contro un certo modello produttivo che ha portato il Pianeta a essere nello stato in cui ci troviamo ora” ha dichiarato dagli schermi della RAI, la televisione italiana di Stato. “C’è sempre il rischio di essere manipolati, per questo è importante per noi restare al di fuori dai partiti e dagli schieramenti politici, per focalizzarci sul problema”.

La politica dovrà tenerne conto

Dopo gli eventi di piazza, Greta Thunberg ha twittato: “State vedendo solo l’inizio”. E gli esperti sono d’accordo con lei. “Siamo l’ultima generazione che può avere delle possibilità realistiche di prevenire la catastrofe climatica” ha detto il portavoce del movimento Global Strike for the Future Linus Steinmetz. “Se gli adulti non staranno alle regole, non lo faremo nemmeno noi”.

Anche i sociologi sono stupiti e confermano che il 15 marzo 2019 segna una data storica nel movimento per il clima.“Quel che mi ha impressionato, nella recente rinascita dal basso dell’attivismo, è la differenza qualitativa non solo in termini di volume ma dal punto di vista della forma radicale che sta prendendo” ha detto Doug McAdams, professore di sociologia all’Università di Stanford che aveva appena pubblicato uno studio che analizzava la mancanza di attivismo sul tema del clima da parte degli adulti negli Stati Uniti. “Il riscaldamento globale emergerà come problema chiave a livello elettorale nel 2020”. 

E ancora Sebastien Treyer, direttore generale dell’Institute for Sustainable Development and International Relations in Paris: “Il fatto che questo movimento sia diretto dalle giovani generazioni cambia il panorama politico. Loro sono i votanti di domani

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