Le città europee in prima linea per rispondere al cambiamento climatico

Le città europee in prima linea per rispondere al cambiamento climatico

Le città europee in prima linea per rispondere al cambiamento climatico

Il più ampio studio sulle policy locali e cittadine per mitigare i cambiamenti climatici all’interno dell’Unione Europea dimostra che si muovono di più le amministrazioni laddove esiste una norma nazionale che le obbliga a prendere provvedimenti.

Affrontare e risolvere i danni provocati dal cambiamento climatico è una delle priorità dell'Unione europea. Obiettivi molto ambiziosi, se si pensa ai risultati che la UE stessa vorrebbe registrare nel breve e lungo periodo: meno 20 per cento di emissioni nocive entro il 2020, meno 40 per cento entro il 2030 e addirittura meno 80 per cento entro il 2080. Il tutto renderebbe sicuramente più probabile il raggiungimento degli scopi dell’Accordo di Parigi, ovvero di mantenere l'aumento della temperatura globale di questo secolo ben al di sotto dell’aumento di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Politiche locali nei vari Paesi

Le città svolgono un ruolo fondamentale, in particolare in Europa, dove oltre il 70 per cento della popolazione vive in aree urbane. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Cleaner Production, e condotto da diverse istituzioni ed Università europee sotto il coordinamento dell’Università olandese di Twente, su 885 città di 28 Stati UE, il 66 per cento possiede un piano locale di mitigazione (Local Climate Mitigation Plan o LCP), il 26 per cento un piano locale di adattamento (Local Climate Adaptation Plan o LAP) e il 17 per cento un piano clima integrato che copre entrambi. Vi sono esempi virtuosi, come la Slovacchia, in cui è obbligatorio per le città e le amministrazioni locali più grandi sviluppare piani locali per la mitigazione del cambiamento climatico, o come la Danimarca, in cui si punta su piani locali di adattamento e infine Francia e Regno Unito, che obbligano le città a prevedere entrambi.


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I casi virtuosi

Alcuni Paesi si sono distinti per la grande proporzione (oltre i due terzi) di città con piani di mitigazione sviluppati autonomamente. Tra questi, la Polonia (97,8 per cento di copertura), la Germania (80,8%), l’Irlanda (80%), la Finlandia (77,8%) e la Svezia (76,9%). 

Questa prevalenza di LCP potrebbe essere dovuta a diversi fattori: il livello di consapevolezza dell’impatto dei cambiamenti climatici, la presenza di competenze locali, il livello di decentramento amministrativo, la presenza di capacità istituzionali o di impegno politico, l'impatto dei partiti politici stessi e i finanziamenti disponibili. 

A favorire in modo significativo le iniziative locali è anche l'esistenza di normative nazionali: le città in Danimarca, Francia, Slovacchia e Regno Unito, dove gli LCP sono obbligatori, hanno circa 1,8 volte più probabilità di avere un piano di mitigazione e 5 volte più probabilità di avere un piano di adattamento rispetto alle città di altri Paesi dove non esiste un obbligo nazionale. Anzi, sembra che, senza una regolamentazione nazionale, le autorità locali siano riluttanti o non abbiano la capacità di produrre piani comuni. 

Ci sono poi Paesi in cui un numero significativo di LCP è stato sviluppato sotto l'egida di network europei come il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors). Tra questi c’è l’Italia, assieme a Cipro, Danimarca, Slovenia, Lettonia, Finlandia, Belgio, Irlanda, Svezia, Estonia, Portogallo, Romania e Spagna. E proprio il caso spagnolo, assieme a quello italiano, è particolarmente interessante dal momento che il numero di firmatari di questi due Paesi è molto alto. 

L’importanza dei dati di policy

Lo studio, già presentato alla conferenza dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) che si è svolta di recente in Canada, rappresenta l’analisi più completa dei piani climatici europei finora realizzata e amplia il lavoro pubblicato nel 2014 su Climate Change Letters. “È importante aggiornare regolarmente tale indagine al fine di supportare il processo decisionale a livello nazionale, europeo e globale con dati puntuali sulla pianificazione climatica a scala locale, e fornire così un importante contributo su questo tema di grande attualità” specificano i ricercatori dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche (Imaa-Cnr) di Potenza, in Italia, tra i primi firmatari dello studio.


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