Le abitudini alimentari sono anche una questione culturale

Le abitudini alimentari sono anche una questione culturale

25 Giugno 2021

Le abitudini alimentari sono anche una questione culturale

Ciò che si sceglie di mettere nel piatto non è solo il frutto di meccanismi biologici come la fame o il gusto: contano anche il contesto sociale e culturale nel quale ci si muove quotidianamente

A gennaio 2021 l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha giudicato sicuro il consumo della larva Tenebrio molitor, la “tarma della farina”, essiccata come snack o sotto forma di farina. Pochi mesi dopo (maggio 2021) l’Europa ha dato il via libera alla commercializzazione come alimento di questo “novel food”, scatenando molte reazioni negative in chi ritiene gli insetti estranei alla cultura alimentare europea e non può nemmeno immagi nare di consumare prodotti che contengano farina di insetto o addirittura insetti come spuntino. 

Eppure gli insetti fanno parte da sempre dell’alimentazione quotidiana di migliaia di gruppi etnici nel mondo. Cosa c’è alla base di reazioni tanto diverse di fronte a uno stesso alimento? Gli esperti ne sono certi: è questione di cultura.

Non vale solo per insetti

Gli insetti sono solo uno degli esempi di come le scelte alimentari siano legate a fattori sociali, psicologici e culturali oltre che ai più classici fattori di tipo fisiologico e biologico. Basta pensare alla carne, che rappresenta la base di molte diete occidentali, viene consumata solo raramente (se non del tutto evitata) in diversi paesi asiatici.

Gli esperti dell’EUFIC ricordano che le scelte alimentari sono il complesso risultato di numerosi fattori, primo tra tutti – come è ovvio – la fame, seguito però da altri meno scontati di tipo economico (costo del cibo, reddito), pratico (possibilità di procurarsi il cibo, tempo per prepararlo), sociali (cultura, persone con cui si consumano i pasti). Hanno un ruolo anche le influenze di tipo psicologico come l’umore o lo stress, e gli atteggiamenti e le conoscenze alimentari personali. E gli esempi di certo non mancano. Come ha dimostrato uno studio francese, le persone che hanno un comportamento e un atteggiamento più attento alle tematiche ambientali sono più propense a scegliere di consumare prodotti biologici

Uno studio norvegese ha mostrato invece le scelte alimentari cambiano anche a seconda della classe sociale di appartenenza: gusti più vari e “sani” per le classi agiate, più ripetitivi e “poco sani” per quelle meno abbienti. 


Dieta sana e sostenibile, anche culturalmente

Dopo tutte queste premesse viene da chiedersi se sia davvero possibile definire una dieta sana e sostenibile che vada bene per tutti e che tenga conto anche delle sfumature sociali e culturali che determinano le scelte alimentari. La risposta più ovvia è positiva in linea generale, ma negativa se si scende nel dettaglio. In altri termini, i principi di base di una alimentazione buona per la salute di uomo e ambiente restano gli stessi in tutto il mondo e per tutte le culture (alimenti prettamente vegetali, pochi sprechi e no all’eccesso di calorie, grassi o zuccheri raffinati), ma non si può “fare di tutt’erba un fascio” e uniformare le indicazioni trascurando le abitudini e gli alimenti tipici delle singole culture. 

Lo sanno bene gli esperti di Fondazione Barilla, che nella pubblicazione One Health: un nuovo approccio al cibo hanno presentato la nuova doppia piramide alimentare e ambientale tenendo conto dei dati emersi dalle ricerche scientifiche, ma sono andati anche oltre, proprio per tenere conto delle differenze culturali che guidano le scelte legate al cibo. 

Nascono così le 7 diverse piramidi culturali, ciascuna delle quali include alimenti che le rendono “culturalmente sostenibili” per le popolazioni che vino in una specifica area geografica (Africa, Asia Occidentale, Asia Orientale, America Latina, Mediterraneo, Paesi Nordici e Canada, Stati Uniti).

“Benché sia possibile identificare alcuni principi comuni, qualunque tentativo di adottare una dieta sana e sostenibile deve tener conto delle differenze culturali. Bisognerebbe sviluppare messaggi specifici di un contesto tenendo conto di cultura, tradizioni, gusto e norme locali” scrivono gli autori del report. “In breve, il messaggio delle Doppie Piramidi Culturali è che le scelte alimentari sane e sostenibili possono essere praticate ovunque, rispettando le tradizioni culinarie locali e la preferenza individuale, e stimolare la varietà e la diversità in tutto il mondo” concludono.

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