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La sostenibilità sbarca sui media

In un panorama dell’informazione che non dà il giusto spazio agli approfondimenti in tema di sostenibilità ambientale e agricoltura, tematiche care a BCFN, spicca il progetto dello European Journalism Fund che offre borse di ricerca ai migliori giornalisti scientifici europei che vogliono cimentarsi con progetti su questi argomenti. E, sorpresa, gli italiani fanno la parte del leone. BCFN ha voluto raccontare di cosa si occuperanno nei prossimi anni.

Una borsa per il giornalismo investigativo di qualità dedicata allo sviluppo sostenibile: è questo lo scopo dell’Innovation in Development Reporting Grant Programme (IDR) messo a punto dallo European Journalism Center (EJC), un ente no profit europeo che punta a garantire ai migliori rappresentati dei media un finanziamento per un progetto che racconti al grande pubblico come nel mondo si affronta la sfida ambientale ed economica della globalizzazione e dell’innovazione.
Un bravo giornalista scientifico investigativo non ha nulla da invidiare a un ricercatore in ambito sociale” afferma Ove Joanson, direttore dell’Associazione svedese degli editori e chairman del direttivo dell’EJC. “Difficilmente però una testata può garantire loro un compenso sufficiente a svolgere indagini approfondite, raccogliere dati ed elaborarli. I fondi per la ricerca accademica sono loro preclusi perché i giornalisti non hanno, nella maggior parte dei casi, accesso a università e centri di ricerca. Ecco dove interveniamo noi , con un bando sostenuto dalla Fondazione Bill e Melinda Gates che offre a ciascuno dei vincitori somme che si aggirano tra i 15 e i 20.000 euro”.

Competizione internazionale
I 14 premiati di quest’anno (provenienti da tutto il mondo) hanno presentato progetti innovativi non solo nella tematica ma anche nella metodologia e nel modo di raccontare i risultati. “In un momento in cui gli editori fanno fronte a grandi difficoltà economiche, il nostro programma vuole incoraggiarli ad andare oltre il modo consueto di fare informazione, con lo scopo di stabilire un’agenda precisa per la diffusione delle notizie sui temi dello sviluppo sostenibile” dice ancora Joanson.
Per poter concorrere, i candidati non devono avere solo una bella idea e stilare un progetto: devono garantire l’interesse di una serie di testate cartacee, on line o televisive a pubblicare o raccontare i risultati della loro indagine.

Italia in pole position
I migliori giornalisti scientifici italiani, poco presenti con queste tematiche sulle testate nostrane, fanno invece la parte del leone nell’aggiudicarsi le borse dell’EJC. Con una sola nota stonata: la maggior parte delle testate interessate a pubblicare i risultati del loro lavoro non sono italiane, ma straniere.
È il caso di un team composto da Emanuele Bompan, Giada Connestari, Gianluca Cerere e Riccardo Pravettoni, che si è aggiudicato una borsa da 21.000 euro per studiare e raccontare il fenomeno del Water grabbing, l’accaparramento dell’acqua, tra Ghana, Cambogia, India, Nepal ed Etiopia. “Il progetto esplora la mancanza di sovranità e le limitazioni all’accesso all’acqua e mostra le conseguenze del problema sulla popolazione nonché le pratiche positive e negative”, recita la sinossi del progetto.
Tommaso Chiavarino e Isacco Chiaf si aggiudicano 20.500 euro per “A mani nude – Un’immersione totale nello smantellamento delle navi”. Bangladesh e India saranno il teatro della loro inchiesta che esplora in modo multimediale l’impatto ambientale ed economico dell’industria di smantellamento delle navi. Jacopo Pasotti in “Un pugno di gamberi” studierà e racconterà le conseguenze della crescita esponenziale di allevamenti di gamberi e altri prodotti ittici per il mercato industriale sull’ecosistema costale delle magrovie e racconterà quali soluzioni hanno trovato le comunità dell’Indonesia per preservare il proprio ambiente e la propria filiera alimentare. Monica Pelliccia, Daniela Frechero, Adelina Zarlenga, Andrea Lucio e Jamie Mullick hanno scelto un approccio ancora più innovativo alla comunicazione, proponendo una graphic novel multimediale sulla diminuzione delle api e sulle possibili ripercussioni del fenomeno sul sistema globale di produzione di cibo.

Un progetto sulle sementi
I vincitori di quest’anno non sono però i primi italiani ad aver affrontato tematiche che stanno a cuore anche a BCFN. Nel 2014 avevano vinto Elisabetta Tola, Marco Montanari, Massimo Bassan, Giulia Rocco, Lisa Lazzarato, Francesca Conti e Marco Boscolo col progetto SEEDversity – Nutrire il pianeta, coltivando la diversità: “Un movimento di agricoltori e scienziati sta crescendo in Europa, Africa e Medio Oriente, per promuovere un approccio innovativo, a basso impatto e sostenibile in agricoltura: la conservazione partecipata di semi e piante, in cui i coltivatori non sono solo i compratori finali di semi selezionati dall’industria ma i veri attori dell’intero processo, lavorando con gli scienziati fin dall’inizio. Il progetto documenta i cambiamenti nella vita delle comunità rurali come effetto di questi sviluppi”. Il progetto ha avuto visibilità anche all’interno del Padiglione Italia in EXPO ed è stato rifinanziato da EJC anche nel 2015, per permettere la raccolta di dati sulle banche di sementi nel mondo e la costruzione di grafiche interattive. I materiali audio e video sono visibili sul sito . Le mappe risultate dall’esperimento di data journalism sono disponibili a questo indirizzo.

L’impegno di BCFN
Anche BCFN si è interrogata sul ruolo dei giornalisti nel portare avanti le tematiche legate alla sostenibilità della produzione alimentare. Nel corso del meeting per lo Youth Manifesto , nel settembre del 2015, la giornalista della National Public Radio statunitense (una delle emittenti più serie nel contesto dell’informazione radiofonica) Allison Aubrey ha dichiarato: “Molte persone là fuori non sanno che esiste lo spreco alimentare e, in generale, non sanno molto di come il cibo viene prodotto e distribuito e dell’impatto sociale generato da questi fenomeni. Il mio ruolo come giornalista è quello di far loro conoscere la tematica, dare loro esempi concreti di pessime e di buone pratiche”. Per questa ragione uno dei punti dello Youth Manifesto riguarda proprio i giornalisti ed istituisce il Foodlitzer, un premio per riconoscere l’informazione di qualità su queste tematiche.
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