La macelleria e la Fuga in Egitto

La macelleria e la Fuga in Egitto

24 Maggio 2019

La macelleria e la Fuga in Egitto

Quando nasce la natura morta a base di cibo? L’epoca d’oro di questa forma di rappresentazione corrisponde alla fioritura della scuola fiamminga ma c’è chi, un secolo prima, dipinge le storie del Vangelo tra una bistecca e una salsiccia



Quando visitiamo i musei più famosi del mondo, tendiamo a passare davanti a loro senza soffermarci troppo: sono le nature morte, quei quadri che rappresentano cibo o fiori, talvolta con l’aggiunta di oggetti come libri o strumenti musicali.

Benché la precisione quasi fotografica di alcune di queste opere possa attirare temporaneamente la nostra attenzione, il più delle volte vengono considerate poco interessanti: non c’è una storia dietro, non c’è narrazione. Sembrano esercizi di stile, computi dall’artista solo per dirci “guarda quanto sono bravo”. 

La loro diffusione raggiunge l’apice nell’epoca d’oro dell’arte fiamminga. Spesso è persino difficile riconoscere un autore dall’altro, il che rende la loro fruizione ancora più ostica per il visitatore frettoloso. 

Eppure il cibo è protagonista di molti di questi dipinti. La domanda sorge quindi spontanea: quando il cibo è diventato un soggetto artistico? Gli alimenti sono presenti in tutta la storia dell’arte, ma sono dettagli di una narrazione più complessa. I primi quadri che fanno di loro i veri protagonisti compaiono all’inizio del XVII secolo, quando le Fiandre si liberano dal giogo politico della Spagna e si sviluppa una nuova classe borghese di mercanti benestanti. Per loro il cibo è uno status symbol, la rappresentazione del benessere raggiunto, della varietà delle specialità presenti sulla loro tavola. Amano mangiare e amano raffigurare l’opulenza raggiunta.

Gli esperti hanno identificato un precursore della natura morta fiamminga in Pieter Aertsen, un pittore olandese che, nel 1551, mezzo secolo prima della nascita “ufficiale” di questo stile pittorico, dipinge una macelleria. Tra un quarto di bue e un muso di porco appare, al centro del quadro, una raffigurazione della Fuga in Egitto

Aertsen, che è considerato un esponente del Manierismo, applica la cosiddetta “inversione tematica”. Il cibo non è più un accessorio narrativo, un elemento decorativo, ma è il protagonista, mentre la storia biblica viene letteralmente incastonata tra i tagli del macellaio, nascosta dietro l’orecchio del maiale. La composizione è resa ancora più curiosa dalla presenza, sulla parte destra della tela, di un uomo e una donna in atteggiamento romantico, quasi a ricordare che l’intera composizione è dedicata al salotto di una normale famiglia olandese. 

Dopo questo primo quadro, in cui l’elemento religioso è ancora presente sebbene nascosto, Aertsen dipingerà quadri in cui il cibo è inserito all’interno di contesti domestici e quotidiani, senza più ricorrere necessariamente alla narrazione biblica. 


Approfondisci gli argomenti correlati:

Gallery

Scopri di più su Cibo e società

Questo sito utilizza cookie di profilazione, anche di terze parti, al fine di inviarti pubblicità e offrirti servizi in linea con le preferenze da te manifestate nel corso della navigazione in rete. Proseguendo la navigazione sul sito mediante l’accesso a qualunque sua area o la selezione di un elemento dello stesso (ad esempio, di un’immagine o di un link) acconsentirai all’uso dei cookie.
Al seguente link troverai la nostra informativa estesa sui cookie con la descrizione delle categorie presenti e i link con le informative delle terze parti quali titolari autonomi del trattamento nonché avrai la possibilità di decidere quali cookie autorizzare ovvero se negare il consenso a tutti o solo ad alcuni cookie.   Continua